Nato nel 1925 è tra i più grandi e influenti sociologi contemporanei. Un autore che ha saputo (e sa) ben cogliere i grandi e i piccoli cambiamenti della realtà attuale; ha introdotto il termine, ormai entrato nel linguaggio comune, “post-industriale”; padre della “sociologia dell’azione”; molto attento allo studio della globalizzazione, della politica e dai movimenti politici compreso quello femminile. Tutto questo è Alain Touraine.

La sociologia dell’azione

Criticando lo struttural-funzionalismo e le sue tesi, Alain Touraine ritiene che sia impossibile ritrovare dei caratteri intrinsechi e strutturali della società se non che in quanto stessa, essa per definizione, è formata da insiemi in continua trasformazione, mai definiti e finiti. Ma ciò non vuol dire che questo continuo divenire non abbia significato. La società per Touraine ha la capacita di produrre se stessa, trasformandosi. Con queste affermazioni definisce, nel 1965, la sua “sociologia dell’azione” la quale si dedica allo studio dei sistemi di azione, ovvero quelle relazioni sociali in una collettività che definiscono la stessa ma in grado anche di esercitare un cambiamento su se stessa. Particolare quindi l’attenzione che rivolge l’autore ai movimenti sociali e politici.

Cosa definisce la società post-industriale?

Inizialmente si occupa di studiare ciò che riguarda il lavoro operaio, il movimento operaio e la coscienza operaia nella nazione francese e nelle fabbriche Renault. In seguito, verso la fine degli anni ‘60, si rende conto che è in atto un cambiamento sociale: un cambiamento che le categorie sociologiche non erano in grado di definire. Nell’omonimo saggio, edito nel 1969, propone quindi un nuovo modello per definire le modificazioni che percepisce di una società che tuttavia resta ancora quella legata alla tradizione industriale: il passaggio alla società post-industriale appunto. “Un tipo nuovo di società si sta formando sotto i nostri occhi: società programmata, se la si vuole definire in base ai suoi mezzi di azione, società tecnocratica, se la si vuole indicare prendendo spunto dal potere che la domina”. Essa non è più incentrata esclusivamente sul processo produttivo industriale grazie anche allo sviluppo tecnologico bensì la quota maggioritaria dell’occupazione e del reddito è prodotta dal settore terziario. Il settore dei servizi, del lavoro impiegatizio e professionale nelle società avanzate, ha il primato nella struttura economica. Questa nuova configurazione porta pertanto a forme inedite di conflitto, di potere e di lavoro.

Una nuova realtà: l’avvento dell’individualizzazione

Il conflitto viene ridefinito: quello caratteristico non è più per la distribuzione della ricchezza ma sulla definizione culturale dei bisogni. Questi non sono più legati alle classi sociali o al luogo di lavoro ma assumono una dimensione più individuale. I nuovi movimenti sociali centrati sul singolo che vengono a formarsi combattono su diritti umani e culturali riguardanti l’ambiente, l’informazione, il consumo, la formazione, il corpo e la salute a cui si aggiungono altri del tutto nuovi relativi ai rapporti di genere e gli orientamenti sessuali. Si chiedono diritti per sé, non più per la propria classe: “siamo entrati così in un epoca post-sociale”. Il lavoro viene colpito da vistosi fenomeni di deindustrializzazione e di precarizzazione. Infine, parallelamente alla caduta del settore industriale nell’economia, la mondializzazione dell’economia e la crescita esponenziale del settore finanziario, che ha adesso il controllo del mercato, portano ad un indebolimento del potere dello Stato e della sua capacità di intervenire nella società. “Oggi tutte le categorie e le istituzioni sociali che ci aiutavano a pensare e costruire la società – Stato, nazione, democrazia, classe, famiglia – sono diventate inutilizzabili”.

Le donne: una soluzione

Touraine individua nelle donne le protagoniste di questa rivoluzione culturale, dominata dall’individuo. “Le donne sono state rinchiuse per secoli nel privato. La loro irruzione nello spazio politico è la fine d’una vistosa assenza. Sono portatrici, non per caratteristiche psicologiche ma storiche, di un nuovo interesse per la sfera pubblica, proprio in quanto tradizionalmente escluse.” Secondo l’autore francese sta a loro ricomporre quel sociale ormai frammentato nell’individuale. Nel suo “ll mondo è delle donne” intervista, ascolta, incontra decine di donne in tutta la Francia, anche musulmane, e verifica come esse siano attrici fondamentali sulla nuova scena sociale. In una società ormai definita dall’economia e dal consumo e non più dai rapporti di produzione, ad esse e alle minoranze spetta il compito di ricostruire l’esperienza collettiva.

Valerio Adolini

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