Escluso il cane, paranoia e dispersione, inerzia grigia e film d’azione“, cantava ironicamente Rino Gaetano. Pet therapy, o in italiano UTAC, significa Uso Terapeutico degli Animali da Compagnia. Il termine è stato coniato negli anni ’60 dallo psichiatra infantile Boris Levinson (1962) che analizzò il rapporto empatico che veniva a determinarsi tra bambini con problematiche relazionali e cani. Storicamente, nell’antico Egitto e nell’antica Grecia, cani e gatti venivano venerati, mentre, nell’Inghilterra vittoriana, è stato documentato il primo caso di pet therapy in un istituto per malati mentali (Serpell, 1986); inoltre, sovente, la cagnolina di Sigmund Freud, Jofi, presenziava alle sue sedute.

Un reciproco scambio

L’UTAC apporta una serie di benefici, tra cui l’aumento dell’autostima, del benessere psico-fisico, il miglioramento della comunicazione e del tono dell’umore, la stimolazione della socializzazione, la diminuzione di stress ed ansia. Tutto ciò è comprovato da numerosi studi. Alcuni esempi: cinoterapia, ippoterapia, delfinoterapia, onoterapia (relativa agli asini). Secondo l’etologo Konrad Lorenz (1988) “non è indispensabile aver maturato un legame specifico con quel cucciolo, ossia un vero e proprio attaccamento, poiché è la sua sola morfologia ad elicitare (stimolare – ndr) il nostro comportamento di cura”. Semplificando, nella stretta vicinanza con un animale, chi è malato trova ed assimila aspetti positivi che gli permettono di distogliere l’attenzione dalla sua condizione, sviluppando sentimenti di affetto, empatia e fiducia: un incentivo a vivere meglio. Al tempo stesso, l’uomo si prende cura dell’animale e l’animale si prende cura dell’uomo, all’interno di uno scambio vantaggioso reciproco.

Chi sono gli animali da compagnia?

In Italia, la pet therapy è stata riconosciuta e relativamente regolamentata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 Febbraio 2003 inerente al recepimento dell’accordo tra Ministero della Salute, Regioni e Province Autonome, recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia. Che cosa s’intende per animali da compagnia? Lo stesso decreto ne fornisce una definizione: ”Ogni animale tenuto o destinato ad essere tenuto dall’uomo per compagnia o affezione senza fini riproduttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per i disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione e impiegati nella pubblicità”. Generalmente la dicitura comprende cani, gatti, conigli, cavalli, delfini. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, si è sviluppata la zooantropologia, disciplina che studia l’interazione uomo-animale con l’ausilio dell’etologia, scienza che studia gli animali nel loro habitat naturale (Marchesini, 2005). La zooantropologia prevede due metodi di utilizzo terapeutico degli animali da compagnia (Merenda A., Merenda F., 2014): il primo è mediante A.A.T. (Animal Assisted Therapies), ovvero interventi  di supporto alle terapie tradizionali, finalizzati al miglioramento dei disturbi della sfera psichica, cognitiva, emotiva, fisica e motoria dei pazienti; il secondo metodo è attraverso A.A.A. (Animal Assisted Activities), ossia interventi di tipo educativo-ricreativo e di supporto psico-relazionale, finalizzati al miglioramento della qualità di vita.

Co-terapeuti

La pet therapy viene espletata in diverse strutture del settore socio-assistenziale come case di riposo, ospedali, centri di riabilitazione, comunità di recupero. Gli utenti appartengono a molteplici categorie: bambini, adolescenti a rischio, autistici, soggetti con handicap psico-fisici, non vedenti, pazienti ospedalizzati e psichiatrici, tossicodipendenti, anziani e detenuti (Merenda A., Merenda F., 2014). Anche gli animali hanno diritto ad essere tutelati, sono state promulgate alcune leggi italiane: la legge quadro 281/1991 in materia di animali d’affezione e di prevenzione del randagismo; la legge 189/2004 contenente disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento. Inoltre regioni e comuni hanno emesso normative e regolamenti. Arresto fino ad 1 anno e un’ammenda di 10mila euro sono le pene massime rivolte a chi maltratta un animale. Non solo un farmaco può salvare la vita, anche i nostri amici a quattro zampe possono aiutare ad affrontare meglio le difficoltà. In quest’ottica, gli animali non devono essere ritenuti come meri strumenti di lavoro, ma come co-terapeuti.

Arianna Caccia

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