Isidore Marie Auguste François Xavier Comte nasce a Montpellier il 19 gennaio 1798. Frequentò la scuola politecnica di Parigi, il che incise profondamente sulla sua formazione filosofica. Al centro della sua filosofia, infatti, vi è la matematica e la convinzione che l’unica vera forma di sapere sia la scienza. Ad Auguste Comte è attribuita la nascita della moderna scienza sociale: fu proprio lui, infatti, a coniare il termine “sociologia“, dove con questa definizione sperava di unificare tutti gli studi sull’uomo, includendo storia, psicologia ed economia. Inizialmente egli chiamò questa nuova scienza “Fisica Sociale”; questo termine fu tuttavia utilizzato inconsapevolmente da Adolphe Quetelet nel 1835 per indicare l’importanza dell’uomo medio come trascinatore della società e l’uniformità del sistema sociale. Comte decise così di coniare il termine “sociologia” per differenziarsi dal pensatore belga. Questa disciplina si divide in due branche, nella realtà inscindibili: statica, la quale ha per oggetto le strutture permanenti nella società e quindi si basa sul concetto di ordine; dinamica, la quale ha per oggetto le trasformazioni nel tempo e quindi si basa sul concetto di progresso. Proprio questi due concetti espressi da Comte figurano sulla bandiera del Brasile (Ordem e progresso).

Il pensiero di Auguste Comte

Monumento in onore di Auguste Comte a Parigi
Monumento in onore di Auguste Comte a Parigi

Auguste Comte è generalmente considerato il padre del Positivismo. Al termine “positivo” egli dedica il Discorso sullo spirito positivo (1844). Comte individua 5 significati diversi del termine positivo, i quali concorrono tutti a definire il carattere della nuova concezione filosofica. Positivo è anzitutto ciò che è reale, effettivo, sperimentale, in opposizione a ciò che è astratto, chimerico, metafisico. Positivo è anche ciò che appare fecondo, utile, efficace, in opposizione a ciò che è inutile ed ozioso. Positivo è ciò che è preciso, cioè determinante il proprio oggetto, in contrasto con il vago del pensiero e del linguaggio teologico-metafisico. Positivo è ciò che è certo e si basa sul dato di fatto, in opposizione all’indecisione e ai dubbi esistenziali. Un sapere, quindi, ben saldo entro i propri limiti. Infine positivo è costruttivo, a differenza della negatività distruttiva dell’illuminismo che si limitava alla critica. Ma le sue idee, quand’egli era ancora in vita, non riscossero molto successo e tutti i suoi tentativi di entrare pienamente nella vita accademica fallirono miseramente; questi continui insuccessi, uniti al fallimento amoroso, stanno probabilmente alla base dello squilibrio psichico che lo tormentò per il resto della sua vita.

La legge dei tre stati

Corso di filosofia positiva, edizione originale
Corso di filosofia positiva, edizione originale

In Corso di filosofia positiva (1830) Auguste Comte elabora la famosa “legge dei tre stati”. Comte considerava la sociologia come l’ultimo risultato di uno sviluppo di scienze, quali la biologia, la chimica, la fisica. Egli credeva che lo studio di tale disciplina avrebbe portato l’umanità ad uno stato di benessere, dato dalla comprensione e dalla conseguente capacità di controllo del comportamento umano. Con la legge dei tre stadi Comte prefigurava l’avvento dell’era positiva in cui la scienza avrebbe avuto un posto centrale nella vita degli uomini. La legge è articolata in tre fasi (ispirate alle tre età degli dei, degli eroi e degli uomini) che riguardano sia lo sviluppo dell’individuo che quello dell’umanità intera. Il primo stato è quello teologico, che corrisponde al periodo dell’infanzia dell’umanità; la ricerca delle cause dei fenomeni viene attribuita ad esseri soprannaturali, dapprima ai feticci delle religioni animistiche poi a pluralità di divinità (politeista) e alla fine all’unico Dio (monoteista). Il secondo stato è metafisico e corrisponde al periodo dell’adolescenza o giovinezza del pensiero: l’uomo si pone le stesse domande che si poneva nello stato teologico, ma formula una diversa risposta, non ricorrendo più a cause che trascendano la dimensione naturale, bensì facendo ricorso a cause immanenti. Si tratta dell’epoca in cui la causa dei fenomeni viene cercata nell’essenza e nella forma: alla domanda “come cresce l’albero?”, non si risponde più dicendo che c’è un Dio che provvede a ciò, ma, viceversa, si dice che vi è la forma dell’albero che ha in sé tutte le strutture che lo fanno sviluppare. Il terzo ed ultimo stato è quello positivo-scientifico, descritto come «lo stato virile della nostra intelligenza»; esso comporta lo sviluppo della filosofia positiva. In questa fase, l’uomo smette di sognare: la ragione non divaga più, bensì viene finalizzata alla prassi. L’umanità è arrivata sulla strada di questo stadio grazie all’opera di uomini come Galileo Galilei, Cartesio e Bacon, passando per l’illuminismo e approdando al positivismo nel XIX secolo, come inizio di questa nuova era. La legge dei tre stati corrisponde così a ciò che effettivamente è avvenuto nella storia: ai tempi degli antichi greci regnava la religione, poi con il cristianesimo è invalsa la metafisica e infine, con Auguste Comte, è stata spodestata dalla scienza positivistica. Tuttavia, oltre ad essere un processo avvenuto nella storia dell’umanità, la legge dei tre stati è anche un itinerario che ciascuno di noi percorre dentro di sé: da bambini, quando si è più creduloni, si tende a spiegare ogni fenomeno ricorrendo ad un Dio; man mano che si cresce, la religione è sostituita dalla metafisica, ed infine, divenuti adulti, la scienza ha la meglio.

La classificazione delle scienze secondo Comte

La classificazione delle scienze per Auguste Comte
La classificazione delle scienze per Auguste Comte

Tutte le scienze esistenti, sostiene Comte, sono passate per i tre stati poc’anzi delineati, ma non tutte sono arrivate con la stessa rapidità: ci sono state scienze che sono arrivate prima e altre che sono arrivate dopo, e in virtù di questa diversità nei tempi d’arrivo esse vengono da Comte classificate secondo un ordine che è al contempo di complessità crescente e di generalità decrescente. Infatti, sul piano logico, meno fattori si considerano nel tratteggiare un concetto e più il concetto, per così dire, si allarga: il concetto di uomo, ad esempio, è più complesso del concetto di animale, proprio perchè implica il concetto di animale più qualcos’altro; ma il fatto che sia più complesso comporta che sia anche più ristretto (ovvero racchiude un minor numero di casi), poichè tutti gli uomini sono animali ma non tutti gli animali sono uomini. I concetti studiati dalla matematica sono, nel loro insieme, molto semplici, dice Comte, in quanto tale scienza si limita ad analizzare la quantità allo stato puro, senza porsi problemi più specifici. Emerge dunque la convinzione comteiana secondo la quale la matematica è una scienza semplice, poiché lavora su un solo concetto (la quantità) e proprio per questo è applicabile ad ogni realtà; e per la sua applicabilità ad ogni realtà, Comte è più propenso a considerarla una sorta di logica della conoscenza scientifica piuttosto che una scienza. man mano che si sale la scala, le scienze diventano sempre più complesse (perché studiano sempre più caratteristiche) e per ciò meno generali. Giunti al vertice della scala, troviamo la scienza che è la più complessa di tutte, ma anche la meno generale: la sociologia. Diversamente da come ci si potrebbe aspettare, Auguste Comte non è un riduzionista, ovvero non riconduce ad una sola scienza tutte le altre, come aveva invece fatto, due secoli addietro, Hobbes, ad avviso del quale, conoscendo le leggi della materia, allora è possibile spiegare con esse l’intero mondo vivente, umano e politico. Per Comte, è senz’altro vero che non si può costruire una scienza più complessa senza conoscere quella più semplice che la fonda, ma tuttavia sarebbe scorretto ricondurla in tutto e per tutto ad essa: per individuare le leggi della biologia, ad esempio, non potrò prescindere da quelle fisiche, dice Comte, ma non per questo si possono dedurre le une dalle altre. In altri termini, ogni scienza si appoggia a quella ad essa precedente (più semplice e più generale), ma non si riconduce in tutto e per tutto ad essa: questo atteggiamento risulta particolarmente rilevante perché consente a Comte di garantire l’autonomia delle scienze, cosicché un fisico, ad esempio, non potrà mai essere in grado di spiegare il mondo sociologico.

 La nascita di una religione positiva

Francobollo raffigurante Auguste Comte
Francobollo raffigurante Auguste Comte

Nell’ultima fase del suo pensiero, vi saranno parecchi elementi che riveleranno la sua instabile condizione mentale: primo fra tutti, il tentativo di elaborare una vera e propria “religione positiva“, una sorta di istituzionalizzazione del sapere scientifico come sapere religioso; la scienza non solo sostituirà la religione come fede, ma, addirittura, vi sarà una Chiesa della scienza, con il suo stuolo di funzionari e di santi. Nel Calendario positivista (1849) e nel Catechismo positivista (1852), il filosofo francese traspone gli elementi dottrinali, liturgici ed etici della Chiesa nella sua nuova religione dell’umanità di cui il sociologo, l’intellettuale positivista e lo scienziato sono i nuovi sacerdoti. Egli ha sempre ammirato la Chiesa cattolica non per i suoi contenuti (che egli rifiuta, in nome del sapere scientifico), ma per l’organizzazione che dà alla società: si tratta pertanto, dice l’ultimo Comte, di sostituire ai dogmi del cristianesimo quelli scientifici, mantenendo però le istituzioni tipiche della Chiesa cattolica. Auguste Comte muore il 5 settembre 1857 a Parigi, all’età di 59 anni.

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