Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una “letterina” per Babbo Natale scritta da una bambina di soli 8 anni. Cosa può mai chiedere una bambina? Delle bambole, dei giochi, dei vestiti. Eppure lei ha chiesto una cosa che forse un po’ tutti vorremmo chiedere al nostro Babbo Natale, una cosa che ci sfugge ultimamente di mano, un po’ perché sottoposti a rigide regole da dover rispettare, un po’ perché presi dalle innumerevoli cose che la vita quotidiana ci mette dinanzi, ma forse anche perché ci riteniamo troppo grandi da poter avanzare una richiesta del genere che, fatta invece da un’anima pura, ingenua, che non conosce ancora completamente il trambusto della nostra società, può sembrare anche quasi “reale” e “realizzabile”. Questa bimba ha chiesto così letteralmente al suo “idolo”: “[…] ma questa volta vorrei chiedere una cosa di speciale, vorrei chiedere del tempo, quello che il mio papà non ha per me e per la mamma perché lavora tanto“.

Le varie sfaccettature del tempo

Tralasciando l’importanza del lavoro e ringraziando chi di dovere perché lo si ha, ma il tempo? Come si spiega a questa bimba cos’è il tempo e perché il suo papà “sceglie” ed è “portato” a scegliere di passare più tempo a lavoro che con lei? Il tempo. Chi avrebbe mai pensato ad una richiesta del genere. Il tempo che passa, corre, sfugge. Il tempo passato di più sul luogo di lavoro ma meno in famiglia. Ma cos’è il tempo? Si può dare una definizione ad una cosa che, talvolta, sembra quasi inesistente? Quante volte ci è capitato di sentire frasi del tipo “non ho il tempo di fare nulla”, “non mi sono accorto del tempo che passava”, “il tempo è galantuomo”, e altre ancora che stanno a farci capire come questo tempo che passa inesorabile talvolta non riusciamo a controllarlo e prende il sopravvento sulle nostre azioni. Possono distinguersi due principali valutazioni del tempo: il tempo visto da un’accezione positiva quindi come possibilità di vivere, come costruzione del proprio cammino, della propria ascensione nel percorso naturale di essere umani; d’altro canto il tempo visto da una prospettiva “distruttiva” che logora le persone, che gli nega, vista la frenesia del quotidiano, di trascorrere, appunto, del tempo con la famiglia, con i figli e meno sul lavoro.

Tra passato, presente e futuro

È una visione alquanto contrapposta di un concetto difficile da spiegare perché se etimologicamente parlando ci riferiamo alla distinzione tra aionchronoskairos, da una visione antropologica ritroviamo gli studi di Sant’Agostino e la sua distinzione del tempo in presente, passato e futuro quindi cose che accadono oggi, cose che sono accadute e che accadranno. È il soggetto stesso che rende possibili queste distinzioni perché ricordando rende possibile il passato, facendo rende possibile il presente e sperando rende possibile il futuro. Si parla in questo caso quindi di una consapevolezza da parte dell’essere umano di poter “decidere” del proprio tempo ma volendo dare una risposta alla bimba di cui si parlava all’inizio di questo articolo non ci si riesce poiché talvolta si è condizionati nel dover far per forza in un determinato modo e quindi di conseguenza non si è “padroni” di decidere come spendere il proprio tempo perché se si vuole raggiungere un obiettivo lavorativamente parlando o se solo si devono rispettare disposizioni dall’alto non puoi fare altro che obbedire e quindi non scegliere come “dividere” il tuo tempo.

Il tempo per la famiglia

Se da un lato il tempo rende liberi, dall’altro rende “schiavi” della società e si innesca un meccanismo anche di frustrazione dell’individuo stesso poiché si ha il problema di far conciliare ciò che si ha con ciò che si vorrebbe e anche nei casi di decisioni ragionate si deve sempre rinunciare a qualcosa. L’uomo in questo caso può essere considerato come un animale che indugia. Un padre che lavora, o una madre, pensa che quel tempo “perso” con i figli porti comunque giovamento perché economicamente parlando aiuterà i figli nella crescita ma la crescita “umana”, interiore quella come si recupera? Quando a lavoro fanno i turni dovrebbero inserire anche il tempo da dedicare ai figli? Non sarebbe male come idea. Dovremmo ricordare che prima di essere macchine siamo uomini con emozioni. Speriamo che Babbo Natale accontenti questa bimba che desidera fare una passeggiata con il suo papà, che lo vorrebbe un po’ più a casa per giocare e non solo vederlo solo di sera quando le rimbocca le coperte.

Filomena Oronzo

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