Con Bacon si inaugura un’idea di conoscenza basata sull’osservazione dei dati, modello che informerà di sé le successive evoluzioni epistemologiche, comprese quelle che porteranno Auguste Comte a realizzare quella “fisica sociale” che diventerà poi la sociologia. Bacon e il positivismo logico sono contemporanei all’invenzione del telescopio e del microscopio, strumenti per l’osservazione (micro e macro) che mostravano come il visibile all’occhio umano non avesse le doti di completezza e di correttezza. Galilei e l’uso del telescopio portarono alla luce due questioni: 1) che la percezione basata sullo strumento era più reale di quanto non lo fosse quella basata sulla fede; 2) che la scienza presupponeva una modalità di descrizione del mondo fondata in termini visuali.

Il ruolo dell’immagine

Ma il ruolo dell’immagine deviò ben presto dal suo uso prettamente scientifico; la macchina fotografica ne mostrò la natura e il ruolo sociale. La fotografia rappresentò un mutamento importante nell’immaginario del XIX secolo, mutamento che venne rinvigorito dalla nascita del film, dall’introduzione del sonoro, per poi giungere alla televisione, fino a Internet. L’elettronica costituisce una tappa importante per l’evoluzione del ruolo dell’immagine. Infatti, essa non consente solo di manipolare le immagini, ma favorisce l’adozione di una iperlogica che rappresenta un’alternativa al modello lineare consolidatosi con la scrittura e la tipografia. Il cammino inaugurato da Galilei con il telescopio giunge oggi all’ultimo gradino (per ora) rappresentato dalla realtà virtuale; macchinari che trasformano le stimolazioni nervose in sensazioni visive e tattili, superando e alternando i tradizionali confini rappresentati dal corpo e dalla società. Dato che la sociologia visuale si propone di rappresentare il luogo di unione tra immagini e scienza, allora di queste forme interattive dovremmo occuparci. I sociologi e gli antropologi si sono attribuiti il diritto di fotografare i soggetti da loro studiati per poi utilizzare queste immagini quali “oggetti accademici”.

Il potere della fotografia

Ovviamente, ogni epoca determina il suo flusso anche sulle scelte delle immagini rappresentative e sulla loro interpretazione. È proprio dalla consapevolezza che lo strumento fotografico incarna le differenze sociali che ha portato molti sociologi ad abbandonare questa tecnica. Ai sociologi visuali si offrono almeno due alternative: la prima è quella di usare la macchina fotografica come strumento per la raccolta di informazioni mediante le quali far “emergere” la teoria; la seconda è quella di utilizzare le immagini nella funzione di foto-stimolo all’interno di interviste. In questa seconda accezione, la fotografia perde la sua pretesa di oggettività. In realtà, il potere della fotografia sta nella sua capacità di aprire la soggettività di quelli che vedono l’immagine in modo diverso dal ricercatore. Oggi, la nostra realtà è prevalentemente costruita attraverso le immagini, le quali sono sempre più fatte per essere distribuite, esperite e comprese. Non si può fare sociologia ignorando completamente questa dimensione.

Gianni Broggi

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