Uno degli effetti della postmodernità più incisivi sullo stile di vita delle persone è senza dubbio la flessibilità in campo lavorativo. Il concetto di flessibilità lavorativa viene stravolto nei paesi latini, provocando come effetto non quella libertà e mobilità che caratterizzano i mercati del lavoro del centro e nord Europa, nonché dei paesi anglosassoni non europei, ma provocando una precarietà stabile e duratura, incidendo sui contratti a tempo pieno e su quelli part-time, nonché sull’affidamento di più mansioni secondarie. Le conquiste ottenute dalle classi dominanti sulla classe lavorativa nell’ultimo ventennio hanno vanificato di fatto le lotte e i sacrifici dei movimenti dei lavoratori e degli studenti cominciati negli anni ’60 del secolo scorso e durati per circa vent’anni. L’impostazione quasi feudataria del mercato del lavoro –  in termini di accessibilità, diritti, mobilità, garanzie e salario – hanno provocato una grossa mutazione degli stili di vita, i quali sempre più spesso avvengono non per scelta ma per un adattamento funzionale al sistema sociale.

A causa delle regole presenti nel mercato del lavoro, dove concetti come la piena occupazione strappano un sorriso beffardo alla maggior parte degli interlocutori, l’iper-specializzazione richiesta fa sì che dopo le scuole dell’obbligo la formazione universitaria e post-universitaria diventino un “must”, con l’effetto perverso di creare generazioni intere che non percepiranno uno stipendio utile a “metter su famiglia” prima dei trenta o quaranta anni di età. Tutto ciò crea a sua volta mutazioni nella concezione della famiglia e del lavoro, e mette in crisi le forme di riproduzione sociale a cui siamo stati abituati.

Che cos’è il cohousing

Il cast della serie tv Friends, esempio di cohousing
Il cast della serie tv Friends, esempio di cohousing

La definizione classica di cohousing rappresenta un nuovo centro abitativo dove il vicinato pensa e mette su un parco urbano, predisponendo ampi spazi comuni utili all’interazione, isolandosi o comunque distanziandosi dal resto dell’urbanizzazione, rappresentando quindi una nuova comunità semi-autonoma. Il couhousing di cui parliamo si riferisce ad un fenomeno meno utopico e molto diffuso. Esso sbarca nell’immaginario collettivo attraverso la serie televisiva americana “Friends”, dove gli attori interpretano il ruolo di amici di infanzia e nuovi conoscenti, rappresentando questo tipo di convivenza in maniera positiva e comica.

Per cohousing intendiamo non la convivenza tra partner, e neanche quel tipo di convivenza che caratterizzano le istituzioni totali presentate da Goffman come collegi, carceri, caserme, ospedali psichiatrici, conventi e simili. Intendiamo il cohousing come quella forma di convivenza volontaria ma allo stesso tempo necessaria a garantire la sopravvivenza dal punto di vista economico, con persone che di rado si conoscono già, attraverso contratti di affitto e per periodi limitati nel tempo. Sempre più spesso questa forma di convivenza viene praticata lontano dai luoghi di appartenenza, come la casa dove si è cresciuti o dove vivono i propri familiari, in altre città o nazioni.

Nuovi equilibri in casa

Modernità liquida, edizione originale
Modernità liquida, edizione originale

Il fenomeno è molto più diffuso e osservabile proprio nella città, polo dei saperi e del lavoro sin dall’età industriale. Per i motivi sopra citati, i giovani e meno giovani, studenti o lavoratori, divenuti oramai individui soli e solitari nella società liquida condividono lo spazio domestico e le spese di affitto, bollette, pulizia e cibo. La domanda e l’offerta degli immobili che vengono affittati in questo modo oscillano in maniera considerevole nell’arco dell’anno, di solito in funzione dell’inizio dell’anno accademico. Si affermano equilibri e usanze diverse rispetto a quelle presenti nella famiglia d’origine, ma anche del contesto sociale, geografico ed etnico. Tali equilibri si affermano proprio grazie alla commistione delle culture che ogni abitante porta con sé: è possibile infatti osservare la micro-globalizzazione in atto all’interno di ognuno di questi spazi domestici. Tali ambienti sono funzionali anche al distacco dalla famiglia e alla maturazione del Sé, alla sperimentazione di una democrazia organizzativa e alla condivisione dei ruoli, rappresentando anche una forma leggera di ri-tribalizzazione, nel senso di intensità della partecipazione alla vita comunitaria.

Il ruolo del conflitto

Data l’eterogeneità e la maturità dei coinquilini, la concezione dell’ordine e della libertà che ognuno ha assimilato fino a quel punto della propria vita, anche il conflitto trova il suo posto, manifestandosi in un contesto di orizzontalità, dando la possibilità di evoluzione degli stili di vita o minando alla base la socialità. Tale conflitto può manifestarsi anche a causa di “matrone” e “padroni”, coinquilini che prendono il sopravvento sugli altri con comportamenti autoritari, spinti da fattori quasi biologici di anzianità, in termini di anni di residenza nella casa in condivisione. In altri casi il conflitto può sorgere da una situazione di lassismo verso le mansioni da svolgere.

Ciò che più interessa ed affascina è proprio la diversificazione del fenomeno all’interno di ogni casa condivisa. Sulla base degli elementi comuni, e nel tentativo di interpretarli e descriverli, è necessaria una riflessione. Data la situazione socio-economica, e in particolare la precarietà, potremmo assistere nel prossimo futuro alla massificazione della pratica del cohousing da parte di nuovi nuclei familiari, dove gli individui fondatori per necessità economica o per abitudine acquisita potrebbero dare origine a una nuova forma di famiglia pluri-genitoriale, rafforzando quella ri-tribalizzazione ipotizzata in precedenza.

René Verneau

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