Senza dimenticare che l’Italia è stata a sua volta un paese di migranti, relativamente alla migrazione transoceanica tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento, e all’immigrazione dopo la seconda guerra mondiale verso i paesi dell’Europa centro-settentrionale, sarebbe interessante capire le cause principali del flusso verso il Bel Paese, più specificatamente comprendere il fenomeno dell’autolimentazione del flusso migratorio.

La catena migratoria

Paura del diverso?
Paura del diverso?

Questo fenomeno, che possiamo anche chiamare catena migratoria, è uno dei motivi per cui l’immigrazione può raggiungere dimensioni considerevoli. Anche grazie a questo aspetto l’Italia, seconda solo alla Spagna, nel 2010 ha raggiunto i quattro milioni di residenti stranieri, pari al 7% della popolazione. L’immigrato, una volta stabilitosi nel paese di destinazione, dopo aver quindi trovato una fonte di profitto tenderà a far si che la sua famiglia lo possa raggiungere. Si parla in questo caso specifico di ricongiungimento familiare. In termini più generici bisogna comprendere, anche se spesso si è portati a pensare il contrario, che il viaggiatore in cerca di fortuna in un altro paese non parta mai a caso ma debba avere accesso a un “sapere migratorio”, e quindi a una certa rete di relazioni nel paese di destinazione che gli possa permettere, una volta arrivato, un inserimento favorevole: una prima sistemazione, piuttosto che un impiegno di fortuna. Questo spiega il termine “autoalimentazione” e “catena”: maggiore è la presenza di immigrati e maggiore sarà il numero di nuovi arrivati, perchè quelli già stanziati contribuiranno a far arrivare i loro connazionali. Si sviluppa in questo senso una rete di relazioni interpersonali tra le persone e le famiglie che sono nel paese di esodo e coloro che si trovano nel paese di origine. Gli esuli fanno parte del livello più alto nella stratificazione sociale del loro paese, dal momento che per affrontate il viaggio sarebbe necessario avere accesso a una discreta quantità di denaro, oltre alle consoscenze “giuste”.

Un morto che cammina

Immigrati impegnati in agricoltura: uno dei tipici lavori stagionali, e in nero, che svolgono
Immigrati impegnati in agricoltura: uno dei tipici lavori stagionali, e in nero, che svolgono

Gli immigrati cercano un impiego all’interno dell’economia sommersa, del mercato nero, cui il nostro paese è particolermente ricco. Tant’è vero che il numero di extracomunitari è nettamente maggiore in Italia, come in tutti i paesi del mediterraneo, piuttoso che nei paesi del centro e nord Europa. È estremamente importante per il profugo cercare di guadagnare una quantità di denaro sufficiente da poter mandare ai familiari nel paese di origine, poichè se dovesse tornare al suo paese sconfitto verrebbe considerato socialmente un vero e proprio “morto che cammina”. L’immigrato, per questo motivo, tenderà a descrivere telefonicamente ai suoi parenti  la sua condizione come rosea anche se la realtà dei fatti potrebbe essere in larga misura differente. Si potrebbe pensare che ciò porti altri compaesani ad intraprendere il viaggio in cerca di fortuna, ma se anche l’esule descrivesse con sincerità la sua condizione, verrebbe recepito come un segno di ostilità o rivalità.

 Filippo Campo Antico

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