Il counselling è sostanzialmente una relazione di aiuto, e come tale costituisce forse la più particolare tra tutte le relazioni tra persone. Essa è intensa, frequente, emotivamente coinvolgente e può raggiungere alti livelli di confidenza e intimità, ma persegue una finalità precisa e imprescindibile: il superamento di specifiche difficoltà. Nel counselling non vi sono tappe predefinite né obiettivi individuali definibili a priori, poiché qualsiasi relazione d’aiuto deve partire dall’individuo che si chiami paziente, cliente o utente.

Il cambiamento come atto creativo

Il cambiamento è inteso come un atto creativo, un percorso di ristrutturazione dove nuovi significati vengono integrati nella propria personalità attraverso una graduale consapevolezza dei propri processi interni. Altrettanto intense e importanti ai fini del cambiamento sono le emozioni che provengono dalla relazione tra counsellor e cliente, che è una relazione reale come tutte le relazioni umane ma assai specifica e caratteristica perché porta a un livello di intimità e di confidenza che è presente in poche altre relazioni.

Questa relazione basa la sua autenticità nella capacità del counsellor di ascoltare il cliente e accoglierlo nella sua individualità. L’attitudine deve consistere essenzialmente nel cercare di comprendere la persona che richiede aiuto dal suo punto di vista, sospendendo per un attimo il proprio, e incuriosirsi ed esplorare la coscienza che questa persona ha di sé stesso in quel particolare momento della sua vita.

Il counselling secondo Marco Aurelio

L’imperatore romano Marco Aurelio ha espresso alla perfezione quello che è il significato di aiuto. Prima di intraprendere un percorso di questo tipo, mai facile, faticoso, stressante ma arricchente ed unico per chi ha ancora il coraggio di credere nelle persone, bisogna ricordarsi che la prima persona da aiutare e amare siamo noi stessi, accettandoci con i nostri pregi ma soprattutto difetti. Dopo sarà più facile e naturale riuscire a guardare con occhi semplici e sinceri gli altri.

Ipse dixit

“Ti è sempre possibile, insomma, riportare sulla retta via colui che ha errato, perché ogni uomo che commette una colpa sbaglia lo scopo che si era prefisso, ed erra fuori strada. Quale danno ne ha ricevuto, del resto? Troverai infatti che nessuno di coloro con cui ti adiri ha commesso un’azione tale, che per causa sua il tuo intelletto avrebbe dovuto diventare peggiore: ed è solo in esso la sede vera del tuo male e di ogni tuo danno. Che c’è di strano o di male se l’ignorante agisce da ignorante?

Guarda piuttosto che tu non debba incolpare te stesso per non esserti aspettato da lui la colpa che ha commesso, perché i mezzi sufficienti per capire che con ogni probabilità avrebbe commessa, la ragione te li aveva forniti, eppure te ne sei scordato e ora ti meravigli che l’abbia commessa.

Ma soprattutto prenditela con te stesso ogni volta che rimproveri un traditore o un ingrato, poiché la colpa è chiaramente tua, sia che tu abbia creduto che un uomo con un tale carattere avrebbe mantenuto la parola data, sia che tu, facendo un favore, non l’abbia fatto disinteressatamente e in modo tale d’aver raccolto subito l’intero frutto della tua azione nel semplice compierla.

Che vuoi di più, amico mio, una volta che hai fatto del bene? Non ti basta aver agito secondo la tua natura, ma ne cerchi anche un compenso? E’ come se gli occhi ti facessero pagare perché vedono o i piedi perché camminano. Proprio come questi sono stati infatti creati per svolgere ognuno la funzione che gli è propria, così anche l’uomo, nato per fare del bene, ogni volta che l’ha compiuto o ha contribuito all’altrui bene nelle cose indifferenti, ha fatto solo ciò per cui è stato costituito, e ha così tutto il suo compenso”

Il coraggio di non dimenticare

Questo pensiero di Marco Aurelio è calzante per esprimere l’idea principale di questa relazione. Il non dimenticare che pensare e agire per gli altri non è un segno di debolezza anzi, in questo periodo prende un peso e forza maggiori. In una società che insegna a pensare a se stessi, l’agire per e verso gli altri rende diversi e fuori dal coro. L’uomo è un animale sociale e non può vivere isolato dagli altri.

Un atto di empatia

Grazie alle relazioni con gli altri si scoprono nuove realtà e modi di pensare e di conseguenza si conosce meglio se stessi. Donare una parte del nostro tempo per ascoltare e confortare non rende deboli o insignificanti. È una parte di noi che abbiamo dimenticato. Utilizzarlo nel counselling ci permette di essere più vicini e in sintonia con l’altro.

Fare counselling è un percorso in continuo divenire attraverso la formazione, gli incontri con gli altri che ci portano le loro realtà sempre diverse e uniche e la costante supervisione. Senza dimenticare le nostre fragilità e ferite che non dobbiamo soffocare o nascondere perché sono una parte di noi e delle nostre esperienze che ci rendono semplicemente persone come tutti.

Gianni Broggi

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