Anche se la fine del matrimonio non rappresenta la fine della genitorialità, essa toglie comunque ai figli una parte del patrimonio relazionale su cui essi avevano fondato la propria affettività e la propria esistenza. L’art. 30 della nostra Costituzione sancisce la responsabilità dei genitori e il dovere di provvedere al sostentamento e al benessere dei figli. Tale obbligo è ripreso dall’art. 147 del codice civile e ribadito dall’art. 155. È un principio inderogabile e non viene meno con la separazione o il divorzio.

L’affidamento condiviso

Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori
Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori

Nel marzo del 2006 è entrata in vigore la legge n. 54 sull’affidamento condiviso dei figli nella separazione e nel divorzio: “Anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, istruzione ed educazione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. L’art. 155 del codice civile afferma che il figlio minore ha il diritto di mantenere i rapporti con entrambi i genitori in modo continuativo, anche quando per effetto della separazione gli assetti familiari mutano. È compito dei genitori e del giudice assicurarsi di mantenere saldo il rapporto genitoriale. Tutti i figli desidererebbero vedere sempre uniti i propri genitori, e quando questo non accade le istituzioni, il diritto e la stessa famiglia dovrebbero intervenire per evitare conseguenze negative o ripercuotersi anche nella vita adulta.

Il ruolo della legge

La bigenitorialità diventa difficile da mantenere quando vi sono due coniugi in aspro conflitto tra loro; diventa complicato e a volte impossibile dividere in modo perfetto il tempo che un figlio deve trascorrere con la madre o con il padre. L’affidamento condiviso significa fare in modo che i figli trascorrano con ciascun genitore più tempo possibile. I genitori separati/ divorziati devono rispondere in modo attivo ai bisogni relativi alla vita quotidiana dei figli, come seguire il loro percorso formativo e scolastico, occuparsi della salute e seguirli nelle attività sportive o ricreative. Nel caso in cui l’affidamento ricada su entrambi i genitori, la legge impone che la potestà genitoriale sia esercitata in modo congiunto cioè di comune accordo. Si prevede infatti che i genitori si impegnino insieme per realizzare il bene dei figli e la stessa cosa spetta al giudice quando il padre e la madre non riescono a farlo. Nel caso in cui uno dei genitori non rispetti quanto stabilito dalla legge può andare incontro a sanzioni o provvedimenti presi dal giudice e fatti rispettare dal magistrato penale.

La genitorialità nel passato

In passato l’affidamento dei figli avveniva automaticamente in favore del padre
In passato l’affidamento dei figli avveniva automaticamente in favore del padre

Anticamente l’affidamento dei figli avveniva automaticamente in favore del padre, poiché erano considerati di sua proprietà. Nel corso del XX secolo, con l’evoluzione del diritto e delle questioni in materia sociale, si rafforzò una visione più concentrata e attenta ai bisogni del minore. L’affidamento automatico al padre venne quasi del tutto eliminato e si registrò la preferenza per le madri in quasi la totalità dei casi (90%). Il padre assume un ruolo meno marginale come figura di riferimento per la vita dei figli, e va ad integrare o sostituire in alcune responsabilità, laddove servisse, la figura materna. Fino al 2005, l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre è stata la misura prevalente. A partire dal 2006, in concomitanza con l’introduzione della legge 54/2006, il numero di affidamenti concessi alla madre è diminuito a vantaggio del nuovo tipo di affido condiviso. Un numero consistente di padri separati, tra il 25-30% (dati Istat 1998) abbandona già a pochi anni dalla separazione ogni contatto con i figli. Questa percentuale aumenta velocemente con il passare degli anni di separazione.

Nuovi padri

Lo psicologo britannico John Bowlby
Lo psicologo britannico John Bowlby

Negli studi dello psicologo britannico John Bowlby (1980) su atteggiamenti e valori genitoriali, emerge che le cure paterne molte spesso non sono pensate in modo dispensabile per il benessere psicofisico del bambino. Le idee sono sempre più ancorate al senso comune che vede l’attaccamento infantile un processo che riguarda il rapporto esclusivo madre-bambino. Le sociologhe Francesca Zajczyk e Elisabetta Ruspini (2008) hanno condotto un’indagine sui nuovi padri, ovvero quelli più pronti a farsi carico dei figli e dei loro problemi. Da questa ricerca è emerso che la media del tempo libero trascorso con i figli è aumentata negli ultimi anni da 27 a 45 minuti al giorno. Va tuttavia precisato che la sola dimensione quantitativa della presenza paterna non esaurisce il ruolo e la funzione genitoriale. È opportuno analizzare anche gli aspetti qualitativi del tempo trascorso con i figli, indipendentemente dalle attività svolte. Per questo motivo negli ultimi anni sta crescendo la percentuale di padri che usufruisce nell’ambito lavorativo del congedo genitoriale, perché sembra affermarsi il concetto di “paternità responsabile” che si traduce operativamente nella maggiore disponibilità dei padri verso i figli. Essere presenti a tutti i bisogni dei figli in modo costate permetterebbe lo sviluppo di competenze pratiche e relazionali e favorirebbe l’attaccamento padre-figli con effetti positivi sulla relazione stessa.

Elena Salvini

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