Fausto Squillace nasce a Sondrio nel 1878 da genitori catanzaresi immigrati. Laureato in legge, svolge una fervente attività politica e giornalistica dalla quale ci pervengono le poche notizie sulla sua vita. Lo studioso, tenuto in poco conto dall’ambiente accademico, riveste in realtà un ruolo fondamentale nel riconoscimento teorico della sociologia. Egli è considerato il padre del Dizionario di Sociologia (1905), ovvero il primo studioso ad essersi impegnato nella raccolta sistematica di nozioni senza l’apporto di alcuna prova empirica, riuscendo comunque a raggiungere il risultato di un’incredibile chiarezza scientifica. L’attività intellettuale di Squillace risente della contaminazione giornalistica nonché della sua formazione giuridica e di scrittore, permettendogli di produrre monografie di grande spessore quali “La moda” (1912).

La moda come fenomeno sociale

Per Squillace la moda è un’arte decorativa del corpo umano ed in quanto tale genera tipi ideali di natura imitativa (moda in senso stretto), inventiva (lusso ed eleganza) o degenerativa (eccentricità ed ostentazione). Una moda, dunque, intesa come manifestazione sociale e non solo estetica, un modo di vivere che influenza la collettività. In questo senso Squillace appare molto vicino a studiosi quali Simmel e Veblen pur non avendoli mai conosciuti. La moda è quindi l’esempio di quanto il bisogno naturale dell‘ornamento e del vestito crei un tipo collettivo, in cui tutte le aspirazioni di ciascuno si concentrano plasmando le tendenze di un dato periodo storico. Per questo vi è un rapporto costante tra fenomeni sociali: una moda nasce qua o là, oggi o domani, dura o cessa, si corrompe o si affina, secondo la particolare esigenza di una società, nella quale tutto ciò che accade si armonizza con lo spirito del tempo.

Il privilegio del vestito fu il primo a cedere ad esempio durante la Rivoluzione Francese, quando i deputati del popolo si appropriarono dell‘abito disadorno loro imposto per pregiudizio mentre i fronzoli, i ricami, le piume degli abiti dei nobili e dei privilegiati diventarono appannaggio di una classe spodestata e malvista. Ciò dimostra che la moda è un fenomeno sociale e non individuale, pur essendo in certi limiti e sensi estremamente imitativo; ed è un fenomeno di genere artistico, in cui si tende ad eliminare l‘influenza personale. La prima innovazione di Squillace è intendere la moda come un fenomeno d’influenza: il canale dei mass media offre alle classi subalterne un modello di “consumo-dipendenza” filtrato dalle abitudini delle classi dominanti che per prime impongono le mode.

La moda come bellezza e lusso

Ma la moda è anche un fenomeno artistico: da questo punto di vista può essere strettamente connesso al concetto di bellezza, la cui accezione varia a seconda della società in cui ci si trova. La vera bellezza non dipende per Squillace dalla sensazione o dalla forma; è espressione che deve trasparire dalla forma. In particolare la valutazione della bellezza umana non deve basarsi su un criterio personale ed estetico, ma su altri parametri tra cui quello economico, cioè la rarità, e quello psicologico, cioè l‘arresto delle tendenze e dei desideri. Secondo il criterio economico della rarità, verrà considerato bello ciò che è più difficile da reperire ed è dunque raro. Di conseguenza secondo il criterio psicologico dell‘arresto delle tendenze o dei desideri, una tendenza o un desiderio sorge più facilmente quanto più ne è difficile la soddisfazione, generando una scarica psichica proporzionalmente intensa. Anche le sensazioni non localizzate sono estetiche: il tatto è il modo primitivo di socializzazione; tutti gli altri sensi ed in particolare la vista sono pure estetici, perché tutte le sensazioni si riducono, in ultima analisi, al movimento, che è l‘espressione della vita e dell‘azione.

La bellezza dunque, incarnata da un bel corpo umano, più o meno vestito, è data, non solo dalla forma, ma anche dall‘armonia dei colori. Ogni razza tende ad accentuare il proprio. La moda è l‘espressione del gusto, dei desideri, dei bisogni estetici della società e del tempo. Squillace introduce anche il concetto di lusso: è di lusso non tutto ciò che è bello e buono, ma tutto ciò che, per il suo prezzo elevato e per la sua rarità, è desiderabile e non da molti raggiungibile. L‘arte decorativa, e per conseguenza la moda e il lusso, si rivolgono al soddisfacimento delle pulsioni sensoriali. In una trama storica intrisa del dinamismo di nuovi modelli di consumo e di moda, il pensiero di Squillace appare illuminante e lungimirante nell’interpretazione dei fenomeni sociali moderni.

Roberta Cricelli

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