Il femminismo è dare alle altre donne libertà di scelta, non è una bacchetta con cui colpire le altre donne. È una questione di libertà, di emancipazione, di uguaglianza” (Emma Watson).

"Rosie the Riveter", diventata figura iconica del femminismo
“Rosie the Riveter”, diventata figura iconica del femminismo

Il movimento delle donne si basa sul femminismo, la convinzione che le donne siano uguali agli uomini, per quanto riguarda i diritti sociali, politici ed economici. Detiene tutte le caratteristiche di un movimento sociale e da quando è stato istituito, fatta eccezione per tempi più recenti, è stato costretto a operare al di fuori delle istituzioni. La nascita del movimento delle donne secondo Reger è da ricondursi nel 1840 negli Stati Uniti; durante gli incontri si discuteva sulle restrizioni che le donne subivano all’interno del nucleo familiare, dei diritti delle donne riguardo l’istruzione e la proprietà e sul suffragio universale. Si formarono numerose associazioni e le femministe introdussero il IX emendamento che dava alle donne il diritto di voto già nel 1848, tuttavia tale diritto non divenne legge fino al 26 agosto 1920.

La seconda ondata di femminismo

Il diritto al voto per le donne rappresentò un passo importante, ma non fu sufficiente a seppellire il divario tra il ruolo degli uomini e delle donne all’interno della società e nel dopoguerra la lotta per i diritti delle donne è ancora in atto. Questi sono gli anni della seconda ondata del femminismo, negli Stati Uniti vi fu la comparsa di programmi di studi delle donne nei campus universitari, in questo periodo le lotte portarono all’approvazione del titolo IX sulla discriminazione di genere nell’educazione finanziata pubblicamente e nel 1973 alla legalizzazione dell’aborto.

La comparsa del cyber-femminismo

Una terza ondata è riconducibile agli anni Novanta dove gli argomenti maggiormente trattati furono quelli delle donne appartenenti alle minoranze. Secondo Judy Wajcman oggi vi è un aumento del cyber-femminismo che sarebbe riconducibile a questa terza ondata e i temi parrebbero prendere spunto dalle ondate precedenti in quanto la parità dei diritti è una questione ancora irrisolta. Ancora oggi il movimento sociale delle donne è in movimento seppur con forme diverse e globalizzato. Myra Ferree e Aili Tripp sostengono che negli ultimi anni si sarebbero sviluppate molte reti locali e transnazionali femministe che sono state aiutate nella loro formazione dalla tecnologia e le reti. Tuttavia la globalizzazione ha accentuato le fratture all’interno del movimento delle donne; infatti le donne del Sud del mondo spesso si oppongono alle iniziative delle donne del Nord; questo secondo Freedman è dovuto alla necessità di impedire l’imposizione di nozioni settentrionali di superiorità. Le divergenze nel movimento sociale delle donne non sono solamente tra donne del Sud e del Nord del mondo; anche l’attrice Emma Watson, femminista e Ambasciatrice delle Nazioni Unite per la parità di genere nel mondo, è stata oggetto di critiche a causa di alcuni scatti su Vanity Fair ritenuti contrastanti ai valori femministi. E questo mostra come le divisioni non siano solamente tra donne del Sud e del Nord, ma che pareri contrastanti all’interno del movimento sociale delle donne non abbiano una collocazione geografica ben precisa.

La situazione in Italia

La sociologa Chiara Saraceno
La sociologa Chiara Saraceno

In Italia il diritto al voto per le donne arrivò solamente nel 1945, le prime elezioni alle quali le donne furono chiamate a votare furono le amministrative del 10 marzo 1946; il momento storico in cui si ricordano le donne al voto sarà il Referendum istituzionale monarchia-repubblica del 2 giugno 1946. L’istituzione del suffragio universale non appianò la discrasia sul piano dei diritti uomo-donna e il  nuovo Diritto di famiglia venne introdotto solamente nel maggio 1975, il matrimonio riparatore fu abolito solamente nel 1981. Secondo la sociologa Chiara Saraceno, oggi per quanto concerne le questioni uguaglianza uomo-donna le cose non sembrano essere cambiate e altrettanto preoccupante secondo la sociologa è da ritenersi la non consapevolezza delle giovani donne. Un’arrendevolezza generale sulla parità e i fatti di violenza contro le donne, la violenza sulle donne viene ritenuta grave, ma non abbastanza rispetto ad altre questioni. “Sarebbe bello che certe cose non accadessero, ma le vere tragedie sono altre”, Chiara Saraceno in un’intervista rilasciata a l’Espresso. Dal 2013, il 68esimo paese al mondo per Gender Gap, l’Italia, ha visto sparire il Ministero delle Pari Opportunità e le questioni sui diritti delle donne rimangono ai giorni nostri ancora irrisolte.

Luisa Cuccu

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