Sono passati cinquant’anni dall’estate che fece conoscere al mondo intero il movimento hippie, eppure questo tempo sembra non essere (quasi) mai passato. Ricordata e celebrata ancora come una delle vicende più memorabili della storia, la Summer of Love non fu solo una stagione particolarmente calda del 1967, perché in realtà fu il frutto del susseguirsi di una serie di eventi via via crescenti. Ecco allora cosa accadde in quegli anni e che cosa rese per sempre leggendaria questa subcultura, inesauribile fonte di ispirazione per le generazioni che l’hanno succeduta.

La crescita esponenziale della musica

Nel 1965 con l’arrivo degli Acid Test di Ken Kesey a San Francisco, il quartiere di Haight-Ashbury pensò bene di chiudere le strade al traffico e permettere alle band di suonare in strada. In poco tempo gli eventi si fecero così sempre più gremiti e nel gennaio del 1966 alcune migliaia di persone si radunarono per fare festa tre giorni di seguito, durante il cosiddetto Trips Festival. Il clima cominciò a scaldarsi, anzi diventò proprio rovente, quando accadde un fatto che rappresentò il primo vero attacco delle istituzioni contro gli hippie: il 6 ottobre 1966, ovvero 666 il numero dell’Anticristo, l’LSD venne dichiarato illegale. L’Haight naturalmente non si fece intimorire da questo affronto, anzi rispose in modo pacifico organizzando proprio in quello stesso giorno il Love Pageant Rally nel vicino Golden Gate Park, una festa in onore de “la conoscenza trascendentale, la bellezza dell’universo e dell’essere”. Quell’happening raggiunse un successo incredibile, tanto da dover essere replicato ad ogni costo. E così fu. Nel gennaio seguente si svolse lo Human Be-In, un evento a cui presero parte migliaia di hippie, poeti, musicisti, paracadutisti, bambini accuditi dagli Hell’s Angels, tutti rigorosamente muniti di sorrisi, fiori, piume, bandiere, palloncini, incenso. In circa 20mila persone celebrarono così il “rinascimento dell’amore”, compiendo inconsapevolmente un altro passo verso la fatidica Summer of Love.

Il precursore di tutti i festival

Jimi Hendrix dà fuoco alla sua chitarra alla fine dell'esibizione al Monterey Pop Festival
Jimi Hendrix dà fuoco alla sua chitarra alla fine dell’esibizione al Monterey Pop Festival

Il 5 aprile del 1967 i leader della comunità hippie costituirono il Consiglio della Summer of Love per esortare il quartiere di Haight-Ashbury a dare il benvenuto all’evento più affollato che il quartiere avesse mai ospitato in nome di una nuova alba spirituale. Nel frattempo la musica acid rock prese piede, al punto che quando uscì “San Francisco (Be Sure to Wear Flowers in Your Hand)” scritta da John Phillips, cantante dei The Mamas & the Papas, il singolo scalò tutte le classifiche musicali fino a diventare proprio la colonna sonora del Monterey Pop Festival, tenutosi tra il 16 e il 18 giugno 1967, quando nel corso del solstizio venne dichiarato l’inizio ufficiale della Summer of Love. Sebbene messo in ombra dal suo immenso erede, che portò a Woodstock 500mila hippie due anni dopo, durante il Monterey Pop Festival avvenne una vera e propria rivoluzione, non solo perché si esibirono per la prima volta artisti che sarebbero diventati leggendari, come Jimi Hendrix o Janis Joplin, ma anche perché venne realizzato quello che può essere considerato il padre di tutti i festival in termini di organizzazione logistica, tecnica, musicale. Esemplare e memorabile fu l’intervento dei Diggers, un gruppo attivista nato dalla combinazione di una compagnia teatrale di strada e un movimento sociale anarchico, che si impegnò nella realizzazione di una clinica medica gratuita, nella distribuzione di pasti e nell’erogazione di servizi messi a disposizione attingendo dalle donazioni locali. Il movimento hippie diventò così uno dei temi più dibattuti dai media e dai politici, non solo per via del successo di tutti questi eventi pacifici, ma soprattutto perché per la prima volta i giovani avevano davvero messo in discussione l’American way of life, realizzando un nuovo modello di vita comunitaria.

La morte degli hippie e la loro eredità

Naturalmente dopo mesi di feste e raduni, non mancarono episodi di violenza e degrado. Il quartiere di Haight-Ashbury ormai era diventato un’attrazione turistica e sempre più giovani iniziarono ad andare via dalla città. Così il 6 ottobre 1967, un anno esatto dopo il Love Pageant Rally, venne organizzata una parata intitolata “The Death of Hippies” per ribadire quelli che furono gli ideali e i sogni di una subcultura che in realtà non morì mai. Alle generazioni seguenti gli hippie infatti trasmisero dei modelli di vita e dei valori indistruttibili come la libertà di espressione e di coscienza. Diedero un esempio concreto di convivenza pacifica, di rispetto dell’ordine pubblico, di solidarietà anche al di là dei confini ordinari. Si fecero promotori dell’amore verso l’arte, la natura, il prossimo. I figli dei fiori aprirono le porte della percezione, promuovendo una nuova forma di spiritualità, di filosofia, di esperienza sensoriale fatta di droghe e amore libero. Si ribellarono al consumismo smodato degli americani in pieno boom economico con un abbigliamento contrario alle mode, con la condivisione dei beni, con il vegetarianesimo contro le industrie alimentari e chimiche. La gentilezza fu parte di un nuovo stile di vita. Gli hippie insomma non furono solo una controcultura: loro crearono una nuova cultura e tutti noi volenti o nolenti siamo loro ereditieri.

Universo subculture

1) Subculture e nuove tribù: l’esigenza di distinguersi
2) Teddy Boys: tra voglia di distinguersi e violenza
3) I rave party: quando la musica diventa estasi
4) Rockers: live fast, die young
5) Gli Emo: una subcultura dall’etimologia confusa
6) I Gabber: una subcultura tra rave e stadi
7) I Mods: la generazione che sperò di morire prima di invecchiare
8) Cosplay: una subcultura tra ribalta e retroscena
9) Gli hippie: una generazione senza tempo
10) Gli hippie e il viaggio: tra trip psichedelici e acid test

Alice Porracchio

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