processo di civilizzazione

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    Teoria proposta dal sociologo Norbert Elias sul finire degli anni ’30, in grado di spiegare la tendenza secolare alla diminuzione degli omicidi. Secondo questa teoria, nel Medioevo la vita quotidiana era caratterizzata dal sopruso, dalla violenza, dalla guerra, perché in Europa vi era una pluralità di poteri sovrani in concorrenza e in lotta tra loro. Gli uomini vivevano così uno stato permanente di insicurezza e di paura, pronti a difendersi dagli altri e ad attaccarli per primi. La situazione iniziò a cambiare quando un potere territoriale più forte trionfò su quelli più deboli e poco a poco si instaurò il monopolio della violenza legale da parte dello stato. Essendo riservata solo a corpi specializzati, la violenza venne esclusa dalla vita degli altri e si formarono delle zone tranquille, pacificate, protette. All’interno di queste zone si svilupparono le “buone maniere”, che sostituirono a poco a poco, nelle relazioni interpersonali, la violenza e la sopraffazione. Dapprima nei ceti più elevati, poi in quelli intermedi e infine nei più bassi, gli individui abbandonarono la spontaneità, l’irruenza, l’autoindulgenza e impararono a dominare sé stessi, a controllare le proprie pulsioni e passioni, a regolare l’aggressività. Così, gradualmente, diminuirono le manifestazioni di violenza contro gli altri, gli assalti, le rapine e gli omicidi.
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