Nel 1971 il professore statunitense Philip Zimbardo mette a punto un esperimento di psicologia sociale all’interno dell’Università di Stanford. Scopo dell’esperimento è quello di confutare le credenze dell’epoca, secondo le quali i comportamenti devianti e violenti all’interno di istituzioni totali come le carceri fossero dovute a disfunzioni psicologiche innate dei prigonieri e delle guardie. Inoltre si intendeva dimostrare che il comportamento delle persone può cambiare in base al gruppo di appartenenza. Risultato di tale esperimento fu proprio la dimostrazione che tali condotte fossero riconducibili agli effetti del contesto situazionale.

L’esperimento

Il professor Philip Zimbardo, autore dell'esperimento
Il professor Philip Zimbardo, autore dell’esperimento

Per l’esperimento vennero selezionati 24 studenti di età compresa tra i 20 e i 30 anni, i quali vennero divisi in due gruppi di pari numero e inseriti in una struttura carceraria artificiale proprio all’interno della Stanford University. Si istruì il gruppo delle guardie a compiere tutto ciò che fosse utile al rispetto delle regole da parte del gruppo dei prigionieri; a parte questo, il gruppo delle guardie non seguì  altri tipi di addestramento.

La durata prevista dell’esperimento era di due settimane, ma già al sesto giorno si presentarono le condizioni necessarie per interrompere l’esperimento e tirare le somme: il forte impatto situazionale degenerò in comportamenti sadici e violenti attuati dal gruppo delle guardie, mentre i detenuti presentavano forti segnali di depressione e di stress. I noiosi turni di otto ore avrebbero creato la situazione ideale affinché le guardie usassero i detenuti come diversivo, mentre i prigionieri, avendo anch’essi interiorizzato il ruolo, hanno accettato dapprima con riluttanza, poi con condiscendenza, la situazione strutturata.

Le critiche all’esperimento

In primo luogo, l’esperimento ha senso solo in ambienti lontani dalla quotidianità. In secondo luogo, la maniera con la quale vennero effettuati gli arresti avrebbe legittimato ed incoraggiato pratiche violente e sadiche, dal momento che i supervisori preposti, tra i quali lo stesso Zimbardo, osservavano gli avvenimenti con tacita accettazione. D’altra parte solo un terzo delle guardie manifestò comportamenti autoritari; in particolare una delle guardie dichiarò di aver fatto un esperimento nell’esperimento, volendo calcare la mano fino a che qualcuno non gli avesse chiesto di smettere.

Una questione di autorità

Una delle citazioni più note di Erich Fromm
Una delle citazioni più note di Erich Fromm

L’esperimento sul ruolo assunto rispetto al gruppo di appartenenza appare dunque in sintonia con i discorsi di Erich Fromm sull’autorità. Il sociologo tedesco affermava che “Il fatto che la gente scambi uniformi e titoli per le effettive qualità della competenza non è qualcosa che accade di per sé. Coloro che possiedono questi simboli di autorità e coloro che ne beneficiano devono attutire il modo di pensare realistico, vale a dire critico, dei loro subordinati, e far sì che credano alla finzione. Chiunque si soffermi a riflettere su quanto s’è detto, si renderà conto delle macchinazioni della propaganda, dei metodi cui si fa ricorso per togliere di mezzo il giudizio critico, di come la mente, mediante il ricorso a cliché, venga addormentata e sottomessa, di come la gente sia resa ottusa perché diventi dipendente e perda la capacità di prestar fede ai propri occhi e alla propria capacità di giudizio. Si è così resi ciechi alla realtà dalla finzione in cui si crede“.

René Verneau

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