Il disturbo da deficit di attenzione e l’iperattività sono scoperte di nuova generazione, ma, seppur chiamati diversamente, queste difficoltà nei piccoli sono presenti da quando è presente la nostra civiltà. Tutto avviene poiché l’istinto umano, soprattutto nei bambini, cerca inconsciamente di ribellarsi alle regole imposte dalla società, tra cui quelle che vengono dettate ai piccoli in età scolare. Collodi lo sapeva, ma nella favola di Pinocchio ha voluto condannare questi comportamenti irrispettosi del burattino, facendolo finire impiccato ad un albero, a causa delle brutte compagnie che frequenta.

La fata educatrice

Oggi, fortunatamente, abbiamo i mezzi per riconoscere questi disturbi e curarli come tali, anziché condannarli attraverso punizioni. Un tempo, invece, questa favola veniva letta ai bambini proprio per intimorirli e far loro capire che non esistono altri mezzi di risolvere la situazione se non attraverso la punizione. Nel racconto originale dello scrittore Collodi, Pinocchio viene aiutato solo dalla Fata Turchina, l’unica in grado di vedere il burattino/bambino per ciò che è, quindi non solo un bambino maleducato e disobbediente, bensì qualcuno che ha bisogno della giusta dose di dolcezza e premura. In questo caso, possiamo interpretare in chiave moderna la fata come una allevatrice/educatrice, esperta nella cura dell’infanzia, che fornisce a Pinocchio la chiave per recuperare le sue marachelle e redimersi definitivamente.

Un genitore in difficoltà

Nella versione originale di Collodi, Pinocchio, come abbiamo anticipato, viene impiccato su un albero dagli stessi Gatto e Volpe che lui considerava amici. Altro insegnamento che veniva proposto all’epoca: se non ti comporti bene puoi rimanere ucciso dagli stessi di cui ti fidi. Una chiave molto più crudele del detto napoletano “Chi nun sta’ a sentere mamm’ e pat’ va’ a murì addò nunn’è nat” (Chi non ascolta mamma e papà, morirà lontano da casa). Anche in questo caso, possiamo interpretare la figura di Geppetto come quella di un genitore odierno in difficoltà, che preso dai tanti impegni giornalieri non riesce a darsi una giusta spiegazione per i comportamenti difficili del proprio figlio. Magia ed impiccagione a parte, questi disturbi nei bambini sono reali e vanno identificati, così che si possa recuperare la fiducia nel proprio piccolo e fornirgli, come la fata, la giusta dose di dolcezza e premura, nonché un percorso di riabilitazione alle regole scolastiche e sociali che deve seguire, suo malgrado.

Maria de Luca

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