Il 2016 è stato l’anno della vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti e l’anno dell’uscita da parte del Regno Unito dall’Unione EuropeaUno di questi eventi, la Brexit, appartiene al Vecchio Continente; l’altro al Nuovo Continente, negli Stati Uniti. Nonostante l’enorme quantità di chilometri che li separa, in numerosi articoli di quotidiani di tutto il mondo vengono definiti come eventi appartenenti all’era della post-truth. Il termine post-truth è stato dichiarato dagli Oxford Dictionaries parola dell’anno, a causa del frequente utilizzo che ne è stato fatto a seguito della Brexit.

Verità ufficiali e verità alternative

La bufala, simbolo delle fake news

In italiano il termine post-truth è stato tradotto con post-verità e secondo alcuni analisti che hanno giudicato negativamente questi eventi, stiamo vivendo l’era politica della post-verità. Questa affermazione, secondo Riccardo Campa, parte dal presupposto che la verità ufficiale sia quella proposta dai giornali e dalle televisioni, mentre il web sarebbe il miglior mezzo e strumento per i populisti di diffusione di bufale e fake-news. D’altra parte gli analisti di matrice sovranista sostengono che i giornali e le televisioni non diano uno spaccato di quella che è la realtà, bensì sarebbe Internet l’unico mezzo d’informazione sicuro e capace di far circolare le verità nascoste. Per questo gruppo di persone, le verità alternative avrebbero maggiore rilevanza rispetto alle verità ufficiali e secondo il sociologo questo avviene semplicemente perché esse provengono dalla vita reale dei cittadini sconvolti dalla globalizzazione.

La manipolazione ideologica

1984

Campa suggerisce di riflettere se sia vero o meno che attualmente ci si trovi nell’era della post-verità, mentre in passato ci si trovasse nell’era dell’assoluta verità. Poiché se così fosse non si potrebbero spiegare tutte le opere letterarie che descrivono la manipolazione dell’opinione pubblica, basti pensare al romanzo distopico “1984” di George Orwell, dove a causa del lavaggio del cervello e dell’informazione di massa controllata dal Grande Fratello, per l’opinione pubblica “2+2=5”. Si rende necessario ragionare sul concetto sociologico di ideologia, inteso come un insieme di credenze condivise volte a spiegare il mondo sociale e le azioni delle persone. Ogni società è caratterizzata da diverse ideologie, alcune delle quali sono ritenute dominanti.

L’ideologia spiegata dai Maestri

La manipolazione ideologica operata dalle classi dominanti
La manipolazione ideologica operata dalle classi dominanti

In realtà queste differenze ideologiche sembrerebbero essersi indebolite con la globalizzazione e come verrebbe definita da Castells, l’avvento della “società in rete”. Mannheim sosteneva che seppur con istruzione e formazione adeguate, non tutti hanno successo e di conseguenza non tutte le ideologie sono vere. Infatti da un lato possono provenire da alcuni gruppi di persone (come coloro che appartengono alle classi superiori) ed essere vere, ma non vere per altri gruppi di persone (coloro che provengono dalle classi Secondo Marx potrebbero essere vere e proprie distorsioni usate per celare la verità a un altro gruppo. Un esempio storico potrebbe essere quello della meritocrazia, ideata dalle classi superiori per nascondere alle classi inferiori la loro poca probabilità di successo e nel caso gli individui appartenenti alle classi inferiori accettino quest’ideologia saranno più propensi a incolpare sé stessi per il proprio fallimento piuttosto che il sistema economico o le classi superiori.

Gli interessi dell’informazione

Campa, partendo dalla sociologia della conoscenza, ritiene che non si possa suddividere semplicemente il mondo dell’informazione in maniera dicotomica; da una parte i bugiardi e dall’altra gli onesti, da una parte gli stupidi e dall’altra le persone intelligenti. Dietro ogni rappresentazione della realtà vi sarebbero interessi socio-economici, pulsioni e desideri inconfessati, un sostrato culturale sedimentato nei secoli che spinge gli individui a vedere il mondo in un modo piuttosto che in un altro. Ciò dimostrerebbe che la post-verità non è un fenomeno politico della nostra era, semplicemente utilizza canali differenti per arrivare all’utente finale.

Luisa Cuccu

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