Il 5 luglio 2017 il due pezzi per antonomasia ha celebrato un anniversario importante. La sua storia oscilla tra scandali sessuali, comparse sul grande schermo e cambiamenti nella morale comune. Nel 1946 il sarto francese Louis Réard presenta ufficialmente il primo costume da bagno a due pezzi che divenne pian piano uno degli indumenti più sexy e amati della storia della moda femminile: il bikini.

Alle origini del bikini

Micheline Bernardini, la prima indossatrice di un bikini
Micheline Bernardini, la prima indossatrice di un bikini

Il cosiddetto “due pezzi”, deve l’origine del suo nome all’atollo del Bikini nelle Isole Marshall nel quale negli stessi anni gli Stati Uniti conducevano la sperimentazione della bomba atomica. Réard riteneva che l’introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto analoghi effetti esplosivi e dirompenti. Il modello di Reard rifiniva il lavoro di Jacques Heim che, due mesi prima, aveva introdotto l’Atome (così chiamato a causa delle sue dimensioni ridotte), pubblicizzato come il costume da bagno più piccolo al mondo. Reard rese l’Atome ancora più piccolo, ma non riuscì inizialmente a trovare una modella che osasse indossarlo. Finì quindi per ingaggiare come modella Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris.

La comparsa sul grande schermo

La comparsa del bikini, al di là delle tendenze innescate nel campo della moda, rappresenta una vera e propria rivoluzione nel modo di pensare e vedere la donna. Nel 1951, durante il concorso di Miss Mondo, il bikini venne associato al cattivo gusto, quindi vietato e sostituito da un unico pezzo, perfettamente coprente e quindi più vicino al buon gusto e all’immagine della donna dei primi anni ’50.

L’invenzione del bikini non raccolse subito consensi; bisogna aspettare diversi anni prima che il bikini facesse comparse sulle spiagge e solo verso la fine degli anni ’50 e ’60, poche donne moderne avevano il coraggio di indossarlo. Negli anni ’60 il bikini diventò popolare: questa nuova tendenza era legata più a una questione etica che estetica: fu soprattutto grazie alla spinta del cinema con le sue grandi dive, ai mezzi di comunicazione e l’apertura politica e sociale dell’ovest, che il bikini iniziò gradualmente la sua ascesa nelle simpatie di molti.

Ursula Andress in "007, licenza di uccidere"
Ursula Andress in “007, licenza di uccidere”

La popolarizzazione del bikini

Grazie ai personaggi femminili famosi quali Marilyn Monroe, Ursula Andress, Brigitte Bardot e Sofia Loren, il bikini arrivò sul grande schermo, rendendolo sempre più ben accetto tra le “donne comuni” che in quegli anni, soprattutto in Italia, continuavano ad indossare solo il costume intero, in quanto mettere in evidenza le forme, scoprire i fianchi, la pancia e il lato B, era un vero e proprio tabù. Ma negli anni ’70, il bikini diventata l’indumento della moda-mare femminile per eccellenza e appena 10 anni dopo arriva il triangolo con il tanga, uno slip composto da una parte anteriore triangolare di tessuto e da una striscia sottile nella parte posteriore. Nello stesso decennio si inizia a porre attenzione anche ai tessuti che diventano sempre più performanti, elastici, tecnici, passando dal cotone al lycra fino alle fibre cangianti del nuovo millennio.

Oggi il bikini non è più solo un indumento da bagno ma un indumento di tendenza e sfoggio, proprio per questo gli stilisti di tutto il mondo ogni anno presentano collezioni ricche di novità come: paillettes, colori e fasce sgargianti, reggiseni push-up o a balconcino, slip con nodini o stringati e tanto altro.

Emanuela Ferrara

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