Nella nostra epoca, il ricorso alle categorie di virtuale e reale è sempre più frequente e allo stesso tempo meno potente. Videogiochi, film, progettistica, Internet, computer e quant’altro; il confine tra reale e virtuale si fa sempre più labile e impalpabile. Attraverso l’approccio degli strumenti dei sociologi Lascoumes e Le Galès (2009) entreremo nel mondo del rendering, lo strumento di simulazione per eccellenza.

L’approccio degli strumenti

L’approccio degli strumenti è un approccio analitico relativamente nuovo che si pone l’obiettivo di analizzare gli strumenti del governare, decostruendone i significati, le scelte che li determinano e le implicazioni. Per strumento si intende un qualunque dispositivo tecnico che dà forma e materia all’azione pubblica (Monteleone e Mozzana, 2009), un’istituzione sociologica che governa e guida interazioni e organizzazioni. La loro costruzione, che viene data per scontata, sottende in realtà già un folto apparato di scelte e di valori da cui scaturiscono; non si tratta quindi di dispositivi neutri ma di dispositivi permeati da un alto grado di normatività. Tale normatività si espleta nell’orientamento di azioni e di decisioni nella migliore delle ipotesi, e nell’imposizione di veri e propri standard d’azione e pensiero nella peggiore. Uno degli strumenti più forti con i quali siamo soliti interagire e che rischia di essere usato nella legittimazione e conservazione del “potere” politico e tecnico che li produce, è l’uso dei numeri: essi vengono eletti come unica e infallibile via della scienza, senza analizzarne il compromesso politico/normativo che sottende la loro generazione. La realtà, attraverso gli strumenti, viene quindi a perdere la molteplicità di punti di vista, così come la scienza trova nell’evidenza del numero l’unica fonte di verità; in un mondo in cui il possibile perde così rilevanza, l’unica azione da fare consiste nel descrivere (leggi prescrivere) un naturale processo di evoluzione che ha nell’ineluttabilità il suo principale motivo di esistere.

Il rendering come strumento normativo

Il rendering è uno di questi strumenti che, se non ben decostruito, fa dimenticare la propria elevata normatività. Esso genera una serie di realtà fittizie, predeterminate e preconfezionate che, a differenza dell’astrazione, non lascia spazio ad una molteplicità di possibili punti di vista ma chiede solo di essere accettata, senza sforzo (de Leonardis, 2013). Ciò è particolarmente evidente nel mercato immobiliare e nei grandi progetti di trasformazione della città, in cui innanzi ai nostri occhi si ergono modelli in cui categorie come reale e virtuale perdono di significato. Nel rendering le immagini acquistano un ruolo determinante, sfruttando la cifra della pubblicità e del marketing al fine di attirare nuovi clienti ed investitori; la capacità seduttiva di questa forma di comunicazione suggerisce l’idea della vita della società come accumulo di spettacoli, ovvero l’affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione e il consumo che ne è corollario (Debord, 1967). Siamo nel campo della simulazione, nell’intricato mondo dei simulacri e dell’iperrealtà che dipinge Baudrillard. Verrebbe da chiedersi: che ruolo abbiamo in tutto questo?

Davide Nardini

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