Il sociologo può fare il consulente del lavoro? È una questione di sicuro interesse e che suscita sicuramente molti dubbi. Il punto è: può il sociologo, e quindi colui che analizza in profondità i fenomeni sociali – anche nei loro aspetti problematici, individua problemi teorici e formula interrogativi di ricerca o di intervento –  svolgere la professione di coloro che esplicano le proprie funzioni nella gestione del personale dal punto di vista amministrativo?

Chi è il consulente del lavoro

Il consulente del lavoro opera per conto di aziende private e meno frequentemente pubbliche, assolve agli obblighi di legge in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale nell’ambito della gestione del personale. L’abilitazione professionale è disciplinata dalla legge 12/1979 (Norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro) modificata dal decreto 10/2007. Per accedere all’Esame di Stato è necessario aver svolto un biennio di praticantato presso uno studio per almeno 20 ore settimanali ed è possibile sostituire il praticantato per un periodo massimo di 6 mesi, con specifici corsi formativi in ambito universitario.

Perché sì

Il sociologo può svolgere il ruolo di consulente del lavoro perché ha le competenze necessarie ad occuparsi della gestione delle risorse umane. È in grado di formulare progetti e realizzare analisi con lo scopo di rispondere ai problemi organizzativi individuati, suggerendo tra l’altro interventi pratici quali cambiamenti di politica di gestione delle risorse o riformulazione degli obiettivi aziendali o ancora istituzione di nuovi servizi e programmazione delle attività da svolgere. Fra le abilità del sociologo si può riscontrare la gestione dei gruppi.

Perché no

Punto importante del discorso è però che la normativa di accesso all’albo recita che possono accedere alla professione di consulente del lavoro coloro che hanno una laurea in scienze politiche, economiche, giuridiche o lauree equipollenti. La normativa precisa anche i requisiti e le classi di laurea ovvero tutte quelle equipollenti tranne la classe L-40 e la LM-88 ovvero la laurea in sociologia e la laurea magistrale di ricerca sociale. Chi vuole svolgere questa professione ed ha conseguito una laurea in sociologia dovrà quantomeno acquisire un altro titolo di studio e ciò comporta tempo e denaro. La domanda che sorge spontanea è la seguente: il gioco vale la candela?

Una scelta soggettiva

Gli argomenti sopra enunciati non permettono di fornire una risposta secca. Teoricamente il sociologo può operare come consulente del lavoro ma è un percorso ad ostacoli e che dipende più che altro da una scelta soggettiva. Probabilmente da quanto si evince però se il proprio traguardo personale sia quello di diventare un consulente del lavoro non è formandosi come sociologo che si avrà un cammino semplice, ma è preferibile optare per un percorso nell’area giuridico-economica. Comunque la si veda la questione è destinata a rimanere ambigua.

Ferdinando Capicotto

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