Lungo il processo di socializzazione e di acculturazione che forma ogni individuo, questo crescendo e allontanandosi dalla famiglia ricerca sempre più attivamente quella che è un’esperienza tanto significativa quanto intensa per lo sviluppo personale sul piano sociale, psicologico e affettivo di ogni essere umano: il gruppo dei pari. Questo ambiente “orizzontale”, in cui manca o è nascosta l’autorità formale, rappresenta, allo stesso tempo, un luogo congeniale per la formazione dell’autonomia di azione e dell’identità propria di ogni persona ma, nondimeno, una realtà in cui si verifica frequentemente il fenomeno del conformismo, dell’influenza e dell’adeguamento alla logica del gruppo riguardo atteggiamenti, comportamenti gusti e opinioni da parte dei singoli membri.

Come nasce e cambia un gruppo di amici?

La maggior parte delle compagnie, secondo alcune inchieste, nasce in ambito scolastico ma assume molta importanza soprattutto nel tempo libero con incontri che vanno da almeno due volte alla settimana a rapporti quotidiani. I gruppi, nella fase iniziale, sono formati dai 6 ai 10 amici, salvo poi mutare struttura e caratteristiche nel corso del tempo. Nella età pre-adolescenziale troviamo quelli chevengono definite Clique esclusive o gruppi formati prevalentemente da soggetti dello stesso sesso e caratterizzati da una notevole coesione interna nonché da una adesione ai codici del gruppo, ma la cui formazione è legata a variabili situazionali come, ad esempio, la residenza nello stesso quartiere e la libertà concessa dalla famiglia.

I gruppi di maschi si distinguono per la particolare tendenza alle attività pratiche e in particolare all’aggressività come scherzi e burle che posso sfociare anche in fenomeni di teppismo e delinquenza. Le femmine, al contrario, tendono a frequentare aggregazioni più intime di amiche formate da 2-3 componenti e incentrate maggiormente sull’azione esterna. Le compagnie adolescenziali sono, rispetto ai sessi e in confronto alle bande, più eterogenee, ma per quello che riguarda il ceto sociale d’appartenenza, il percorso e il rendimento scolastico, il linguaggio, l’abbigliamento e gli stili di consumo, oltre che modelli di condotta e le rappresentazioni sociali condivise risultano invece più omogenee; tendendo pertanto a riprodurre le forme di stratificazione e le differenze di genere tipiche del “mondo adulto”. In questa fase, l’individuo trova di fronte a se una vasta gamma di comportamenti, un continuum che va dalla completa adesione al gruppo, alla netta distinzione e differenziazione da esso.

La conquista dell’autonomia

Attraverso il gruppo passa uno stadio fondamentale dello sviluppo di ogni individuo, come affermava Jean Piaget:lo sviluppo mentale ha sempre una doppia dimensione, psicologica e sociale”. Una prima funzione del gruppo, più propriamente cognitiva, è infatti la progressiva azione di decentramento che permette di acquisire in se diversi punti di vista riguardo uno stesso oggetto: un progresso cognitivo soggetto ad una costante riorganizzazione e integrazione di prospettive che offre la possibilità di apprendere e di conoscere, attraverso lo scambio comunicativo, il confronto e le discussioni con i propri coetanei.

Una seconda funzione sociale è l’acquisizione di una propria identità, di un proprio Sé differente rispetto a gli altri: secondo lo psicologo Erik Eriksonattraverso l’interazione, il soggetto proietta la propria immagine sui coetanei e, vedendola riflessa, rielabora una serie di elementi necessari per la conquista dell’identità”. Passa per la compagnia anche la conquista della propria azione. Il gruppo infatti guida l’azione del soggetto nella realtà e quindi la possibilità di trovare presenza in essa offrendo un dimensione in cui è possibile far esperienza in modo sicuro e al “riparo” dagli adulti.

Il fenomeno del conformismo

È altrettanto vero che il gruppo dei pari costituisce un quadro in cui ritroviamo forte il fenomeno del conformismo. Spesso tale fenomeno è legato al bisogno di piacere e di essere accettato all’interno del gruppo, ma è bene chiarire che esistono diverse tipologie di conformismo. Si parla di conformismo informazionale quando si segue il comportamento o le opinioni degli altri membri, sfruttandoli come mezzo per comprendere una situazione e da questo trarre informazioni sulla base di un’ipotesi implicita che gli altri abbiano più informazioni di noi. Tale condizione porta ad un completo stravolgimento delle proprie opinioni: una sorta di conversione che conduce a internalizzare le opinioni del gruppo, sostituendole alle proprie. Il conformismo normativo, invece, riguarda un’adesione e un’accettazione più superficiale, la quale può nascondere un mantenimento delle proprie opinioni che deriva dalla volontà di conformarsi alle norme sociali del gruppo per essere accettati e per trarre benefici dall’appartenenza nel caso in cui ci si renda conto di suscitare antipatie, di poter essere rifiutati o essere in disaccordo con la maggioranza, con il rischio quindi di essere emarginati.

Inoltre molto interessante è quella condizione per cui quando si è in gruppo si è spinti verso assunzioni di rischio ed a estremizzare le proprie opinioni molto più di quanto si verificherebbe a livello individuale.

Valerio Adolini

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