La società, la cultura e gli uomini cambiano. Molteplici sono i fattori: le idee, la politica, l’economia, la tecnologia sono solo i principali. Cambiano le loro interdipendenze, le loro dinamiche, la loro complessità e con loro la psicologia degli individui. Usi, costumi, modi di fare e di pensare rispondo a questi cambiamenti ora adattandosi ad essi, ora provocandoli essi stessi. Tra le indagini più originali e ampie che descrivono tali processi di lunga durata ritroviamo l’opera di Norbert EliasIl processo di civilizzazione”. Una vasta opera che analizza il complesso e inscindibile rapporto di interdipendenza tra uomo e società: un’indagine che egli stesso definì di “sociologia storico-processuale”.

Dal rinascimento all’età moderna

Osservando le usanze e i costumi della quotidianità, sia delle grandi masse che dell’aristocrazia, dalla fine del medioevo ai nostri giorni l’idea di fondo di Elias è che al mutare dell’organizzazione politica – nello specifico quando lo Stato consegue l’accentramento e la monopolizzazione dei poteri e dei mezzi di coercizione e del diritto – i modelli di comportamento delle classi sociali cambiano adeguandosi alla nuova prospettiva. Nascono e si diffondono cosi nuove forme di moralità. Le quali, quindi, non devono essere intese in base a finalità umane universali e al di fuori della storia, bensì come un prodotto della storia stessa e risultato della reciproca determinazione tra struttura e soggetto. Civilizzazione e violenza si dispongono di volta in volta in proporzioni diverse. Nella società che si modernizza, l’innalzamento della soglia del pudore disciplina tutti i comportamenti attraverso un incorniciamento degli stessi in termini di riservatezza e privacy.

Educazione e cultura

Atti che un tempo erano pubblici, non più tollerati dalla sensibilità sociale, ora vengono relegati al privato. Allo stesso modo, molti riti privati si raffinano e disciplinano; cambia il modo di parlare, di vestirti, di comportarsi e di dare adito alle proprie necessità corporali.
Civilizzazione” che per l’accento che pone sul dominio della ragione sugli istinti ricorda molto il concetto weberiano di “razionalizzazione”. Lo spettacolo delle passioni e della violenza diventano oggetto di disgusto cosi come viene socialmente rimossa la rappresentazione della morte. Se prima era la forza delle armi e il coraggio in battaglia a fare il nobile, adesso è l’educazione e la cultura a contraddistinguerlo. Gli individui imparano ad autocontrollarsi molto più di quanto non si solesse fare in età premoderna. Se nel ‘500 era assolutamente normale parlare di sesso, alla fine dell’ancien règime troviamo un eccessivo pudore sessuale e una forte negazione dei propri istinti. Originali sono le fonti di cui si serve Elias per osservare e studiare questi cambiamenti: i manuali delle buone maniere.

Un presente in controtendenza

Oggi, nel presente post-moderno, l’autocontrollo fisico e psichico degli individui sembra andare in direzione opposta. Le maniere piu audaci, l’ostentazione balneare di corpi nudi e l’esibizione del corpo nei luoghi di divertimento sono concessi. Ma ciò accade proprio perche l’educazione al contenimento dei propri impulsi ha reso possibile una libertà nell’esibizione di sè in passato non praticabile: la gabbia dell’autocontrollo è ormai saldata. Il senso di vergogna, di pudore e di pena oggi sono interiorizzati. Ci si espone, si provoca e si sfida il catalogo delle buone maniere ma le interdizioni e i veti appaiono ormai forti da non temere un recesso culturale: non si pratica più pubblicamente alcuna tortura, abbiamo canoni di igene piu rigidi ed è ridotto l’uso della forza bruta. Elias, da un lato, rintraccia la necessità di tale controllo per il bene collettivo; dall’altro, però, ne registra gli effetti perversi come, ad esempio, la dissociazione tra identità pubblica e identità privata o ancora il diffuso narcisismo.

Ma il contributo forse più importante che ci dà è di ricordarci che “la civilizzazione non è ancora compiuta: è in divenire” e siamo ancora lungi dalla pretesa di una possibile autodeterminazione individuale nei rapporti sociali ma in cui non dobbiamo smettere di credere.

Valerio Adolini

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