Per chi non ne fosse al corrente, a inizio ottobre Vice ha pubblicato un curioso documentario che ha raccolto centinaia di like e commenti esilaranti sui vari social intitolato “Burning Man Made Me Identify as a Unicorn and Start a Sex Cult“. Il doc in realtà è stato girato due anni fa, ma la moda degli unicorni e del movimento che si cela dietro questo simbolo sembra oggi più vivo che mai. Ma chi diavolo sono gli Unicorns? Di che fenomeno si tratta? Si può definire una subcultura?

L’unicorno: storia di questo simbolo

La moda degli unicorni non è di certo una novità. Chi ha vissuto l’infanzia negli anni Ottanta ricorderà senz’altro i My Little Pony della Hasbro, quei giocattolini pop tutti da pettinare e collezionare, oppure la mielosissima sigla “Vola mio mini Pony” cantata dalla mitica Cristina D’Avena nazionale. Eppure per arrivare fino ai giorni nostri occorre fare un salto molto più indietro, perché i primi racconti circa questa creatura e i suoi significati risalgono a tempi per tutti noi immemori, nella storia a.C. Si iniziò infatti a scrivere degli unicorni già nell’Antica Grecia quando si credeva esistessero davvero. Appurato non si trovassero in natura, nel Medioevo il candido manto venne associato alla purezza, diventando così simbolo della verginità di Maria. Poi il lungo corno avvolto sulla fronte si fece magico e in grado di neutralizzare i veleni e purificare ogni cosa al suo tocco. Nel Rinascimento il corno dai poteri sovrannaturali si trasformò in un afrodisiaco, un simbolo fallico premonitore di prosperità nella vita coniugale. Dopodiché l’unicorno perse il suo carattere più erotico, entrando nelle camerette dei bambini con il ruolo di protagonista in favole dai mondi fantastici pieni di arcobaleni colorati. Così, per farla breve, vuoi per l’espressione americana “unicorns and rainbows” che significa “va tutto bene, tutto fantastico”, vuoi per la magia di questo animale né maschio né femmina, l’unicorno ha iniziato ad essere associato alla bandiera arcobaleno della comunità LGBT, come portavoce di slogan finalizzati a superare il concetto di genere durante i gay pride.

La nascita di Unicornia

L'Unicorn Frappuccino di Starbucks
L’Unicorn Frappuccino di Starbucks

Secondo le statistiche di Google, dal 2012 in avanti la parola “unicorno” ha avuto un’incredibile impennata su tutti i motori di ricerca. Il bisogno di evasione, la voglia di tornare bambini spensierati e la condivisione sui social hanno contribuito certamente a creare questo tormentone fatto di pupazzetti, trucchi, accessori, cappuccini multicolor famosi come lo Unicorn Frappuccino di Starbucks e non solo. Nel 2013, infatti, un ragazzo di nome Shaft Uddin, ex alcolista ma ancora drug addicted, sentì di essersi risvegliato al Burning Man, l’epico festival nel bel mezzo del deserto Black Rock nello Stato del Nevada. Shaft capì in sostanza di dover cambiare una volta per tutte il suo stile di vita e perciò con altri suoi compagni unicorni fondò il favoloso mondo di “Unicornia”. Tutt’ora esistente, questo movimento edonistico e poliamorista si basa su 10 comandamenti che invitano alla fuga dalla monotonia della quotidianità e della solitudine, alla libertà di espressione, all’amore un pò hippie, allo #spreadthesparkle e alla positività da infondere nel mondo circostante. Glitter, abiti coloratissimi, corni scintillanti e olografici sono alcuni dei must have di questo gruppo di giovani alla ricerca continua di feste e gente da contagiare con la loro allegria. Una domanda però sorge spontanea. Tra i topics usati da Vice per esprimere l’oggetto del documentario, viene utilizzata la parola subcultura. Ma si può davvero considerare tale?

Una vera subcultura?

La famiglia degli Unicorni, formata da purosangue, glamourcorni, tantracorni e chi più ne ha più ne metta, ad un certo punto pare si sia scontrata con la dura realtà, tant’è che persino i predicatori del poliamore, come lo stesso Shaft, hanno dovuto superare le sofferenze inflitte dalle delusioni amorose. L’unicorno Shaft poi in questi anni si è trasformato anche in “Self-Love Coach, Tantric Practitioner and Tantric Sex Coach” ma nonostante tutto, il movimento è rimasto in vita. Eppure, una subcultura è, per definizione, un gruppo che si vuole distinguere dalla società dominante, con dei tratti distintivi che vogliono sovvertire le norme sociali e legali, oltre che le mode e i significati assegnati dalla cultura mainstream. E allora ecco che se un gruppo di performer, ballerini e intrattenitori vestiti da unicorni si fanno pagare per animare serate, party e festival caricando di energia e brillantini i locali di Londra, la conclusione che se ne può dare è che non si tratti davvero di un lifestyle controculturale. In più se nella storia di tutte le subculture sono state proprio le mode a decretare la loro fine con il riassorbimento dei simboli e tratti distintivi, vien da sé che questa volta saranno invece loro stessi ad abbandonarla per seguire le tendenze: presto si toglieranno di dosso il corno e li vedremo vestire una coda da sirenetta.

Alice Porracchio

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