Già da qualche settimana è presente sul grande schermo il quinto film del regista siciliano Luca GuadagninoChiamami col tuo nome“. La storia è tratta dall’omonimo romanzo di André Aciman, “Call me by your name“, e ruota intorno all’amore nato tra Elio, figlio diciassettenne di un affermato professore universitario, e Oliver, assistente accademico del padre. A fare da cornice al loro legame è una casa in campagna di un piccolo borgo a nord Italia, nella calda estate dell’83. Il regista racconta in modo abile e raffinato il viaggio verso la scoperta di sé e verso la scoperta dell’amore, quello più naturale e sensibile.

Una moderna identità sessuale

Come è stato definito più volte dalla stampa e dalla critica, non è un film sull’omosessualità ma parla a tutti coloro che hanno amato nella vita, e lo fa attraverso gli occhi di due giovani uomini. L’amore tra persone dello stesso sesso viene accolto senza indugio permettendo di trasmettere un valore universale, che va altro l’orientamento sessuale. Certamente sappiamo che la visione dell’omosessualità non è sempre stata la stessa, ma si sono attraversati diversi momenti, storici, politici e sociali che hanno portato alla rappresentazione sociale odierna. Quando si parla di rappresentazione sociale ci si riferisce alla visione che un determinato gruppo di individui ha di un dato oggetto o fenomeno ed essa è influenzata dalla dimensione storica, sociale, culturale in cui vive il gruppo stesso. In altre parole, è ciò con cui gli individui si rapportano, interpretano e in base al quale attribuiscono un significato. Nel 1976 Foucault scrive il primo volume di “Storia della sessualità” con il quale espone le dinamiche socio-culturali che hanno favorito la nascita di una moderna identità sessuale. L’opera di Foucault descrive l’omosessuale moderno e fa strada ad una  visione dell’omosessualità non come realtà universale ma come un modello sociale specifico. Questo modello integra diverse dimensioni, quali l’attrazione e il desiderio, i comportamenti e l’identità.

La nascita della scena omosessuale

La rappresentazione sociale dell’omosessualità si lega anche ai concetti di eterosessismo  ed eteronegatività. L’eterosessismo è “la credenza secondo la quale l’orientamento eterosessuale è l’unica scelta, normale e opportuna, che una creatura umana possa fare, e il primo assunto eterosessista è che tutti noi nasciamo eterosessuali” (Montano, 2009).  L’eteronegatività è un concetto che riguarda i modi in cui si struttura una gerarchia tra le sessualità, attraverso credenze, norme e valori, ma anche con il linguaggio: spesso si dà per scontato che chi abbiamo di fronte abbia un orientamento eterosessuale e quindi attiviamo determinati comportamenti in base a questa credenza. L’attenzione all’identità gay è dipesa soprattutto dalla nascita e dallo sviluppo di movimenti omosessuali che, a partire dagli anni settanta, hanno intrapreso un cammino di emancipazione e di rivendicazione della propria soggettività. La maggiore organizzazione omosessuale in Italia è l’Arcigay, nata a Palermo nel 1981 in reazione al suicidio di due giovanissimi. Le associazioni hanno favorito la nascita e la diffusione di quella che è definita “scena omosessuale“, ossia l’insieme dei luoghi e dei locali che esistono in una città. Si tratta di locali che hanno una funzione sociale e ricreativa come bar, pub, discoteche, circoli culturali.

Una relazione paritaria

A differenza di quanto accade nelle coppie eterosessuali, le coppie omosessuali non dispongono di modelli tradizionali a cui fare riferimento. Anche le ricerche svolte in Italia da Barbagli, Colombo (2001) e da Saraceno (2003) hanno indagato la realtà degli omosessuali moderni, osservando come si è ormai sempre più consolidato un tipo di relazione paritaria, tra partner simili per età ed estrazione sociale, con rapporti stabili ed egualitari non più basati sulla divisione tra attivo e passivo ma sulla reciprocità affettiva e la libera espressione dei propri sentimenti. La nascita di un settore disciplinare specifico, i gay and lesbian studies, porta a consolidare anche in Italia la storia dell’omosessualità maschile (Halperin, 2004), salvaguardando questa tematica, ma soprattutto stimolando nuovi studi che, basandosi su accurate indagini d’archivio, serviranno ad analizzare più a fondo discorsi e pratiche, identità e rappresentazioni, corpi e comportamenti, mentalità e stili di vita. È stato così possibile osservare anche la trasformazione dell’atteggiamento verso gli omosessuali che, nonostante la sua apparente immutabilità, nasconde implicazioni sociali differenti da epoca a epoca.

Elena Salvini

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