Sapere è libertà

L’istruzione è un pilastro della democrazia. La scuola pubblica rappresenta un luogo di parità in cui le disuguaglianze sociali ed economiche vengono sospese offrendo a tutti pari possibilità di formarsi, imparare e migliorarsi. È essenziale pertanto il rispetto alla possibilità di mobilita sociale, alla formazione di cittadini consapevoli e alla preparazione di lavoratori capaci. Il sapere infatti è libertà: emancipa dalle ristrettezze della percezione immediata, permette di accedere a posizioni più elevate e di apprendere meglio dalla propria esperienza. L’istituzione scolastica purtroppo riflette le contraddizioni proprie della società di cui è il prodotto. Così le disuguaglianze che troviamo nella struttura sociale arrivano fino ai banchi di scuola. Le condizioni socio-economiche e culturali di appartenenza, sia in modo diretto che indiretto, influenzano purtroppo il grado di scolarità, il nostro percorso formativo e di conseguenza anche la nostra posizione nel mondo del lavoro.

Molteplici aspetti

Molteplici sono state le ricerche che hanno affrontato questo tema. In ottica sociologica diverse inchieste affermano che è più facile accedere all’università, laurearsi e ricoprire posizioni più elevate per chi proviene da strati più elevati. Al contrario di quanto accade ai figli di genitori in condizione più svantaggiata, i quali spesso smettono di studiare più precocemente e raggiungono, anche per questo, posizioni più basse. Ovviamente giocano un ruolo determinate le possibilità economiche. Rilevanti non sono però solo le condizioni economiche ma anche le risorse culturali familiari: sembra che studenti con genitori aventi titoli di studio superiori tendano maggiormente a proseguire gli studi e la loro formazione, forse stimolati allo studio o consapevoli dell’importanza di una buona istruzione. Come afferma il sociologo francese Pierre Bourdieu ne La riproduzione. Elementi per una teoria del sistema scolastico, le scuole e le università sono permeate dalla cultura delle classi superiori”. Il linguaggio e gli stili comunicativi adottati dai docenti, i contenuti dei programmi di insegnamento, gli atteggiamenti incoraggiati presso gli allievi sarebbero quelli caratteristici delle classi superiori.

Questione di classe

Gli studenti di alta estrazione sociale sarebbero quindi favoriti nella competizione scolastica, perché possiedono le risorse culturali riconosciute e valorizzate dall’ambiente scolastico, trovando anche una legittimazione democratica e meritocratica del loro domino. Al contrario, i compagni meno abbienti sono estranei a certi valori e risorse. Raymond Boudon invece affermava che “la sopravvivenza di un individuo nel sistema scolastico dipende da un processo di decisione razionale, i cui parametri sono funzioni della posizione sociale o della posizione di classe“. Gli attori attuano un processo di valutazione tenendo conto dei benefici attesi dall’istruzione, costi necessari per sostenerne la durata e i possibili rischi per cui “la posizione sociale dà un diverso significato al beneficio, al rischio e al costo corrispondenti all’acquisizione di un dato livello di istruzione“. I più svantaggiati, pertanto, non vedono nella scuola un ascensore sociale, o in caso contrario è un rischio troppo grande da sostenere senza nessuna garanzia di successo.

L’importanza del capitale umano

Oggi la transizione da un sistema produttivo soprattutto agricolo ad un’economia industriale terziaria comporta processi produttivi e organizzativi più complessi, i quali richiedono sempre maggiori e nuove competenze, tecniche e relazionali. Esse possono essere acquisite prevalentemente attraverso l’istruzione formalizzata. La scolarizzazione di massa rappresenta la risposta funzionale alle esigenze della sfera economica e della società del terzo millennio. Dunque, l’interesse collettivo richiede che non vi sia spreco di capitale umano e che sia garantita, anche agli individui di origine sociale inferiore, di raggiungere elevati livelli del sistema formativo e pari possibilità di occupare i vertici della stratificazione professionale. Se abbiamo abbattuto in questo senso le distinzioni di genere, con le richieste del ‘68, (e addirittura le donne ora si presentano come più scolarizzate degli uomini) e liberalizzato l’accesso alle università, possiamo e dobbiamo anche ridurre queste altre inuguaglianze a base economica.

Nuovi modelli

Perché sono il sintomo di una società immobile, non più in grado di offrire e promettere qualcosa ai suoi cittadini. Ne sono la testimonianza le migliaia di giovani che vanno all’estero in cerca di nuove opportunità, sia lavorative che formative. Ma servono investimenti se vogliamo una scuola che funzioni. Come dice Franco Ferrarottisenza investimenti, la scuola per tutti significa averne per nessuno”. Ci sono dei sistemi scolastici, come quello scandinavo o canadese, che rappresentano un vero e proprio modello, in cui si svolge un’azione di riduzione delle disuguaglianze sociali e di aumento della parità di possibilità per tutti. Questi modelli possono rappresentare delle guide per una società che voglia definirsi avanzata e democratica.

Valerio Adolini

Print Friendly, PDF & Email