Negli ultimi decenni del XIX secolo si sviluppa una nuova scuola di pensiero economico, la scuola neoclassica, che si propone di affrontare con metodo rigorosamente scientifico i problemi dell’economia. Il pensiero neoclassico dominerà incontrastato fino agli anni Trenta del secolo scorso quando, di fronte alla catastrofe della grande depressione, un gruppo di economisti inglesi – tra i quali spicca la figura di John Maynard Keynes – lo metterà in discussione. Attualmente il modello dominate sembra essere nuovamente il modello neoclassico.

Il protagonista della teoria neoclassica

"Credo non ci sia più nulla da comprare"
“Credo non ci sia più nulla da comprare”

Il punto di partenza della teoria neoclassica è sicuramente l’assolutizzazione del principi dell’Homo oeconomicus, inteso quale agente mosso esclusivamente dalla razionalità economica, in base alla quale opera per massimizzare un risultato utile sotto il vincolo di risorse date, all’interno di mercati  perfettamente concorrenziali. Secondo gli economisti neoclassici, la flessibilità salariale è uno strumento efficace per accrescere l’occupazione e la riduzione del salario, derivante da una politica di flessibilità, determina una riduzione dei prezzi dei beni  alla quale farebbe seguito un aumento dei profitti delle imprese. In altre parole gli economisti neoliberali  ritengono che l’aumento del grado di discrezionalità delle imprese con riferimento a scelte che riguardano le assunzioni e i licenziamenti accresca l’occupazione. Questo modello economico di libero mercato vuole il non intervento da parte dello Stato o di soggetti terzi, come ad esempio i sindacati,  fra domanda e offerta di lavoro. Accettare questo assunto significa accettare che il mercato del lavoro funziona come tutti gli altri mercati di merci.

L’uomo diventa egli stesso merce

Una delle citazioni più famose di Luciano Gallino
Una delle citazioni più famose di Luciano Gallino

Le merci, appunto. Oggetti, come direbbe Marx, sovrasensibili che si trasformano in realtà vive e  trasformano in fantasmi chi le ha prodotte, ovvero l’uomo. Oggi la merce è l’oggetto sacro e l’uomo  è diventato egli stesso merce, che si usa quando serve e poi si butta via. È allora la  domanda sorge spontanea: se fosse vero quello che diceva Luciano Gallino? La lotta di classe  è sempre più lotta di classe, condotta non più dal basso verso l’alto ma da dall’alto verso il basso. Sono i ricchi che fanno la  guerra ai poveri mettendoli l’uno contro l’altro. Le classi dominanti si sono mobilitate e hanno cominciato loro a condurre una lotta di classe dall’alto per recuperare il terreno perduto fra gli anni Settanta e Ottanta, dove in Italia sono comprovabili storicamente miglioramenti delle classi operaie. Basti pensare che in Italia i top manager percepivano, intorno agli anni Ottanta, compensi globali di quaranta volte il salario  di un impiegato; oggi il rapporto è salito in media di trecento volte. Si deve parlare quindi, come direbbe Gallino, di una lotta di classe dopo la lotta di classe. Questa classe dominante, formata da coloro  che sono soddisfatti del proprio destino e vogliono difenderlo, vive con apprensione che questo venga compromesso. Sono riusciti a recepire il concetto di trasformazione da classe in sé in classe per sé, ribaltando la lotta.

Umberto Catanzariti

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