Avete mai sentito parlare di lobby? Probabilmente si, ma sembra che ci siano idee ancora molto confuse su questo argomento. Il lobbista, colui che lavora per le lobby, è un professionista che cerca di influenzare con diverse tecniche, nulla di illegale, le decisioni che vengono prese all’interno delle istituzoni politiche per avvantaggiare la parte che rappresenta. Fare lobbying singifica fare pressione. Si confonde spesso questa figura con quella del faccendiere che cerca di ottenere gli stessi risultati ma con mezzi illeciti. In questo senso occorre fare chiarezza anche per difendere chi fa con correttezza il proprio lavoro.

Chi è il lobbista?

Piccola esemplificazione, tra il serio e il faceto, dell'operato del lobbista
Piccola esemplificazione, tra il serio e il faceto, dell’operato del lobbista

I lobbisti cercano di inserire all’interno dell’agenda setting argomenti da trattare, presentano studi, assistono il legislatore nel processo di formazione e implementazione delle leggi, lo aiutano a meglio comprendere le dinamiche del settore per cui portano gli interessi cercando di avvantaggiare l’azienda cliente e il benessere comune allo stesso tempo. Non sono solo i rappresentanti del mondo capitalista, ma anche di associazioni ambientali e umanitarie. Quali doti deve avere? Ottime capacità comunicative, possedere l’arte della persuasione, forte tenacia e perseveranza nel raggiungimento degli obiettivi e soprattutto una buona base culturale in ambito giuridico, economico e politico. Il presidente americano J.F. Kennedy affermò che “I lobbisti sono quelle persone che per farmi comprendere un problema impiegano 10 minuti e mi lasciano sulla scrivania cinque fogli di carta. Per lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni e decine di pagine”.

Il lobbismo in Europa

Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea
Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea

A Bruxelles ci sono 15.000 portatori d’interesse. La crescente presenza è dovuta al fatto che l’approccio federalista europeo sta portando sempre più decisioni a livello sovranazionale. Tutti i membri del Parlamento e della Commissione, tutti i dipendenti delle istituzioni politiche europee sono chiamati a rispettare un regolmento ben strutturato nel rapporto con i lobbisti.  Quest’ultimi a loro volta possono iscriversi su base volontaria al Registro della Trasparenza, che è il risultato di un progetto di regolamentazione che viene condotto sia dalla Commissione che dal Parlamento. Il concetto di fondo in questo progetto è la promozione di un approccio bottom-up, dove la società civile e le associazioni possono prendere parte al processo di policy making, sostituendo così l’approccio tradizionale top-down che impone norme legittimate da una raprresentanza in base alle elezioni. Il Corporate Europe Observatory, nato nel 2005, è un organizzazione non-profit che si occupa di studiare il fenomeno di lobbying in UE a dimostrazione dell’importanza che gli viene data, un fenomeno politico e sociale degno di nota.

Lobbying in Italia e regolamentazione

Livello di trasparenza, integrità e pari condizione delle lobby in Italia (Fonte: Trasparency International Italia)
Livello di trasparenza, integrità e pari condizione delle lobby in Italia

Nel panorama italiano abbiamo una sempre crescente presenza di lobbisti. In assenza di una norma nazionale, le regioni hanno approvato delle norme interne per la regolamentazione dei rapporti con i gruppi di pressione. È il caso di Calabria, Abruzzo, Molise, Toscana e Lombardia. Chiaro però che queste norme sono relative solo a pressioni sul piano interno. Dal 1948 ad oggi sono stati presentati ben 58 disegni di legge al parlamento italiano per cercare di fare chiarezza sul tema del lobbismo ma nessuno tuttavia è mai stato approvato. L’unico traguardo è stato nell’aprile 2016 l’approvazione del Codice di condotta dei deputati e la Regolamentazione dell’attività di rappresentanza di interessi, ma solo relativamente ai rapporti dei lobbisti con la Giunta per il regolamento sulla Camera. Un registro simile è stato fatto anche per il Ministero dello Sviluppo Economico. L’Italia deve cercare di procedere in questa direzione: sono infatti gli stessi lobbisti che vogliono regolamentare la loro professione. I gruppi di pressione sono un elemento importante per la partecipazione politica. Permettere a tutte le categorie e non solo ai sindacati di far conoscere le proprie ragioni è un diritto sacrosanto. In una scala della partecipazione politica ideata dal sociologo Michael Rush che va dal votare a ricoprire una carica politica e amministrativa, il conivolgimento in gruppi di interesse è considerato alla stregua della partecipazione ad organizzazioni politiche, meglio conosciuti come partiti politici.

E tu? Vuoi diventare un lobbista?

Filippo Campo Antico

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