Che voi siate educatori, insegnanti o babysitter alle prime armi, dovete avere un quadro sempre limpido della situazione che andate ad affrontare. Chi lavora con i bambini ha un incarico molto importante: la loro formazione.

Non a caso ci vogliono anni di studio per poter accedere alle professioni che riguardano il mondo dell’infanzia, ma oltre alla preparazione teorica è necessaria una forte empatia e una giusta carica emotiva.

Distinguere le azioni in base all’età del bambino

 

Quando abbiamo il primo contatto con uno o più bambini della stessa età, come succede ad esempio nelle classi scolastiche, la difficoltà dell’approccio è minore, in quanto possiamo adottare la stessa tattica per attirare l’attenzione dell’intero gruppo.

Più difficile è l’approccio con i bambini di età diverse, perché età differenti significano esigenze differenti.

La prima parola chiave è: gran sorriso. Ai bambini non piacciono i musoni, se siete turbati lo avvertono subito e, da esseri super sinceri quali sono, saranno loro a mettervi ancora più in difficoltà. L’importante è sorridere, parlare con voce pacata ed essere diretti: i giri di parole sono complicazioni di cui non hanno bisogno.

Prodigarsi all’ascolto

Quando si ha davanti un gruppo di minori, soprattutto durante le attività ludiche, la cosa principale è ascoltare. Siamo noi gli adulti, è vero, ma loro dirigono i giochi secondo le loro esigenze. Di conseguenza, se avrete un pubblico che non è stato compreso, sarete automaticamente incompresi anche voi.

All’inizio non avranno intenzione di seguire i vostri consigli, è proprio questo il momento in cui sarete voi ad ascoltare i loro. Durante il gioco voi accompagnate e guidate, non siate dei semplici dirigenti: giocate con loro, ascoltate i loro pensieri ed entrate a stretto contatto con le loro idee.

Ragionare con idee semplici

Come prima accennato, i giri di parole non sono adatti ad un gruppo di bambini, qualunque sia la loro età. Se ci troviamo poi a contatto con bambini dell’età inferiore ai 3 anni, a maggior ragione non ha senso instaurare discorsi difficili da comprendere.

I bambini ragionano con idee e concetti semplici, e noi dobbiamo adottare lo stesso metodo. Dopo la fase dell’ascolto, è il momento di instaurare la vostra impronta: devono ricordarsi di voi e della vostra autorità, seppur celata dietro la figura di “amico”.

Con le idee semplici diventa semplice anche farsi rispettare: i NO sono NO e i SI sono SI. I FORSE e i NON LO SO mettono i bambini in posizione avvantaggiata rispetto a voi: vi riterranno una persona indecisa e quindi facilmente influenzabile.

Il bambino, è un essere a sé: non è un adulto in miniatura e non ha le stesse esigenze che abbiamo noi.
Il nostro compito è rispettarlo nel suo habitat naturale che sia la sua casa, la sua scuola o il suo momento di gioco. Solo in questo modo possiamo ottenere a nostra volta il suo rispetto e sicuramente otterremo un grande amico.

Maria De Luca

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