Siamo nell’epoca del web, ormai in inesorabile diffusione da circa un decennio, tanto che si sono create delle nuove e sempre più tecnologiche figure professionali. Una di queste sono i web influencers, un tempo semplici “bloggers” che hanno votato la loro vita allo scoprire e pubblicizzare le nuove tendenze.

I loro abiti, i loro tagli di capelli, le loro scarpe sono messe in rete ancor prima dell’acquisto e noi, da comuni mortali, imitiamo tutto ciò che fanno, arrivando a spendere anche innumerevoli capitali pur di assomigliare a loro. Ma perché amiamo essere alla moda? Cosa ci spinge a seguire queste persone che non sono poi così diverse da noi?  Tutto sta nella dinamica sociale dell’appartenenza. “Nessuno si salva da solo”, scriveva nel 2011 Margaret Mazzantini. E nessuno vuole sentirsi solo. È così che anche un semplice capo di abbigliamento, che potremmo benissimo sceglierci da soli, magari personalizzandolo, dall’artigiano del paese, diventa uno strumento di senso e immagine comune.

Perché scegliamo proprio i web influencers? Perché è la società che ce li imposta come tali. Sono ricchi, indossano capi firmati, e sono sempre loro ad essere scelti dai brand di nuova diffusione per la loro propaganda. È un circolo vizioso che termina con il popolo che acquista nei negozi da loro indicati. È la dinamica sociale del 2017, è il senso di appartenenza ad un élite; che poi tanto élite non è, data la vasta mole di persone che segue la stessa tendenza. Come ci si libera? Spegnendo i cellulari e la TV, leggendo un buon libro e cercando di assomigliare più a sé stessi che agli altri, perché solo in questo modo non si resta da soli.

Maria de Luca

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