Con il termine razzismo si intende la tendenza a voler “difendere” la propria razza, ritenuta pura a differenza di altre razze definite di conseguenza inferiori. Tale gerarchia porta a perseguitare in molti modi le razze di rango inferiore. Il fenomeno del razzismo è sempre stato presente nella storia umana, sin dall’antichità. Già per come venivano definiti vari popoli, si possono evincere distinzioni tra individui; basti pensare che gli antichi greci chiamavano “barbari” coloro che si erano stanziati nei loro territori di frontiera. È un etichettare negativamente.

Un razzismo intellettuale

Il fenomeno del razzismo è sempre stato legato a caratteristiche specifiche, quali ad esempio il colore della pelle, l’appartenenza ad un determinato territorio, popolo ma, soprattutto nell’era contemporanea, si sono sviluppati fenomeni di disuguaglianza anche a livello intellettuale e morale. È un sentimento ancora molto difficile da superare e, nonostante le molte campagne di sensibilizzazione atte a debellare questo fenomeno, ci vorrebbe molta cultura e un’ampia veduta per poter superare questi sentimenti di diffidenza e chiusura verso gruppi che si è soliti definire minoritari poiché si distinguono dagli altri per un dialetto, una credenza, usi e costumi. Quindi si possono evidenziare due accezioni del concerto di razzismo: uno direttamente osservabile, quindi tutto ciò che è visibile ovvero colore della pelle, forma fisica, tipo di abbigliamento legato alla cultura e alla religione; l’altro prettamente morale, spirituale, intellettuale. Ovviamente le due accezioni portano allo stesso sentimento di distacco nei confronti di coloro che sono presi di mira. Coloro che credono di ritrovarsi nella condizione privilegiata di conseguenza credono che possono agire in tutti i modi su coloro che occupano, secondo loro, il gradino inferire della scala sociale e hanno diritto di sfruttare, opprimere e sopperire questi ultimi.

Il diverso da noi

Ancora oggi assistiamo a scene di razzismo nonostante siamo nel XXI secolo. Razzismo nei confronti non solo di uomini appartenenti a culture differenti ma anche nei confronti di soggetti svantaggiati socialmente, economicamente, soggetti appartenenti a categorie sociali diverse, e ancora nei confronti degli omosessuali, degli immigrati che quotidianamente sbarcano nel nostro paese, oppure anche il fenomeno del bullismo può avere delle accezioni razziali ricollegandoci alle due distinzioni fatte nelle righe precedenti, ma ancora il razzismo calcistico. Come si può evincere, più andando avanti nel tempo più sembra che questo fenomeno aumenti invece di scomparire. È considerato razzismo tutto ciò che viene definito “diverso” da noi. Ma perché definire in questo modo ciò che non ci appartiene? Potremmo trovarci noi talvolta nella situazione inversa o meglio sarebbe se nessuno si trovasse in condizioni di essere giudicato per ciò che è o ciò che non è. La storia ci insegna che il razzismo non ha mai portato a nulla di buono se non a odio, orrore, distruzione e morte.

Per non dimenticare

Due giorni fa è stata la Giornata della Memoria. Anche quest’anno, il 27 gennaio, viene ricordato ancora una volta, come ogni anno, l’eccidio degli ebrei nei campi di concentramento da parte dei nazisti. Ci sono state cerimonie commemorative, sono state depositate corone di fiori, fatte manifestazioni, i sopravvissuti hanno raccontato agli studenti i momenti passati dietro al filo spianato, l’ansia di non rivedere la luce del sole, di non riabbracciare i propri cari, la paura di morire ma anche la gioia di essere oggi ancora qui a poter raccontare questi episodi che hanno segnato la loro vita sperando che queste parole possano aiutare gli individui a capire che non serve fare lotte di supremazia di genere, di classe, perché viviamo tutti nello stesso tempo, tutti nello stesso spazio e ogni uomo ha le sue peculiari caratteristiche che non sono né migliori né peggiori di quelle di un altro.

Filomena Oronzo

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