Il termine rivoluzione, molto spesso, è accostato ad aggettivi come sociale, agricola, industriale, culturale, scientifica. Ma cos’è realmente la rivoluzione? Secondo gli studiosi di sociologia e di storiografia, per rivoluzione s’intende una somma di eventi che, per il suo carattere di eccezionalità, rappresenta una svolta epocale e crea un nuovo modus vivendi basato su una nuova forma mentis delle persone interessate. Per rivoluzione s’intende anche e soprattutto un mutamento sociale.

Sovvertire l’ordine esistente

Si arriva ad un cambiamento radicale dell’esistenza alterando equilibri cristallizzati da tempo e nel tempo. Le modifiche investono svariati campi dell’agire umano, campi che spaziano dalla vita politica a quella economica, dalla vita sociale a quella scientifica e religiosa. Le modifiche apportate dalle diverse rivoluzioni sono sempre state molto incisive. Esse il più delle volte sono caratterizzate dall’uso della forza ”bruta”, e il pensiero subito va alla prima, vera e grande rivoluzione della storia umana: la rivoluzione francese del 1789. Una rivoluzione umana basata sui diritti e doveri dei cittadini e sul nascere ed affermarsi delle prime costituzioni. Ci sono state anche rivoluzioni che hanno creato “conflitti interni” alla vita dell’uomo, che hanno inciso sulla propria psiche e sul proprio intelletto.Esempi sono le rivoluzioni scientifiche (come quella di Copernico e di Galileo Galilei) e le rivoluzioni religiose (con l’avvento di Gesù, il Messia).

L’idea di tempo

La rivoluzione incide anche sulla concezione che abbiamo del tempo. Il ”tempo di Dio” è lineare, fatto di una successione cronologica ben definita degli avvenimenti, riportati in modo esatto nelle Sacre Scritture. Il “tempo dell’uomo” è circolare, ciclico, cioè continua ripetizione. Esso è il tempo delineato durante l’arco della giornata (dall’alba al tramonto), è il tempo della vita (dalla nascita alla morte). Possiamo concludere sostenendo che la storia umana è peregrinatio. Nel Medioevo, parliamo di riforma e non di rivoluzione, perché c’è un continuo richiamo al passato, un ritorno costante alle origini con la Riforma luterana e la Controriforma cattolica. Nel Rinascimento, c’è una vera rivoluzione perché i cambiamenti fanno maturare nell’uomo la consapevolezza di poter controllare lo spazio, il tempo e la natura che lo circonda.

Concetta Padula

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