Le moderne società globali sono sempre più formate da giovani nati in un paese diverso da quello originario dei genitori; essi costituiscono un legame concreto tra differenti culture. I processi migratori hanno da sempre modificato gli assetti nazionali interni e in questo contesto la “multiculturalità” si configura come nel riconoscimento di una società diversificata etnicamente, linguisticamente e religiosamente. La possibilità di un’integrazione di successo dipende dal modo in cui la società ospitante si comporta, sia sul piano istituzionale, sia nelle relazioni quotidiane.

Il diritto alla cittadinanza

Nel nostro Paese si può ottenere la cittadinanza per nascita nel territorio dello Stato (Art. 2), attraverso il vincolo matrimoniale dopo due anni (Art. 5) ed inoltre possono ottenere la cittadinanza per residenza (Art. 9): i cittadini comunitari dopo quattro anni di residenza legale, gli extracomunitari dopo dieci anni di residenza regolare, lo straniero maggiorenne adottato che risiede in Italia da almeno cinque anni, i rifugiati che risiedono in Italia da almeno cinque anni ed infine gli stranieri che risiedono legalmente nel nostro paese da tre anni ed hanno un ascendente di secondo grado che è stato cittadino italiano. Il principio dello Ius sanguinis permetterebbe l’acquisizione della cittadinanza ai figli di madre o padre cittadini italiani o al minore il cui genitore ha avuto la cittadinanza italiana ed è suo convivente. L’Italia prevede lo Ius soli unicamente per i figli di ignoti apolidi, ovvero coloro che non sono cittadini di nessuno Stato. Dalle ricerche demografiche condotte, emerge che i bambini e i ragazzi con cittadinanza non italiana di età compresa tra 0 e 18 anni ammontava a circa 1.038.275 individui (Istat 2011).

Questione di identità

Il senso comune, spesso enfatizzato dai media, sostiene la credenza che l’identità sia un attributo naturale di un gruppo che viene trasmesso dalle generazioni precedenti. In realtà l’identità ha una natura relazionale e spesso accade che i figli degli stranieri in Italia si trovino protagonisti di lotte per l’inclusione sociale, ancora lontana. Favaro e Napoli (2002) definiscono “fatica dell’identità” il dilemma vissuto dalle Seconde Generazioni dell’immigrazione. Identico concetto viene espresso da Ghiringhelli (2005) il quale parla di “generazione del sacrificio” per descrivere la condizione di disagio e frustrazione. I giovani figli di stranieri in Italia si trovano ogni giorno protagonisti di lotte per l’inclusione sociale, che però risulta ancora lontana. Luisa Leonini (2005) attraverso attente osservazioni è riuscita ad elaborare delle tipologie idealtipiche identitarie: i cosmopoliti sono i ragazzi che hanno una grande apertura al mondo che pagano con un forte senso di sradicamento; gli isolati sono quei ragazzi che vivono l’appartenenza alle proprie origini con una costante apatia; i mimetici sono coloro che vorrebbero cancellare quasi del tutto la loro alterità e conformarsi il più possibile.

Spazio a nuovi “Ius”

Negli ultimi anni si è proposto un decreto legge che mira a modificare l’attuale normativa proponendo due nuove modalità per acquisire la cittadinanza italiana. Il primo modifica l’attuale Ius soli includendo, tra chi può ottenere la cittadinanza, coloro che sono nati nel territorio italiano da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente o in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. In questo caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell’interessato. L’altra modalità prende il nome di Ius culturae e permetterebbe di acquisire la cittadinanza per coloro che sono nati in Italia o abbiano fatto ingresso entro il dodicesimo anno di età, che abbiano frequentato regolarmente uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso. Anche in questo caso la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell’interessato.

È da evidenziare come il sereno inserimento delle Seconde Generazioni nella società italiana abbia un riscontro positivo anche sulle Prime Generazioni, dal momento che l’integrazione dei figli è un obiettivo genitoriale naturale. Con ciò spetta alla classe politica italiana e al buon senso civile produrre buone pratiche che agevolino il multiculturalismo.

Elena Salvini

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