Senso di Marcia, il documentario di Duccio Giordano, collaboratore de L’Espresso, autore del programma Panni Sporchi, prodotto da Rosario Bianco della Giapeto Editore di Danilo Iervolino (2016) con la sceneggiature di Leandro Del Gaudio, proietta un percorso realistico dentro la storia italiana fatta di attentati, distruzione, paura, ma certamente anche di coraggio e voglia di vivere, di vincere.

L’Italia intera

Il Senso di Marcia parte da Gela, da una fabbrica abbandonata in un tempo che fu, ferma in un presente stagnante con persone in attesa di un avvenire diverso che non arriva.
La ‘ndrangheta’ è cambiata, non c’è più” dice un abitante ultraottantenne. “Son morti, sono in galera o sono scappati al Nord”. Fa pensare la sua esclamazione, fa pensare ad una ‘ndrangheta in espansione con radici in ogni luogo, in ogni ambiente, ma più silenziosa e più pericolosa. Una ’ndrangheta che ha cambiato mestiere, che ha cambiato senso di marcia, appunto.

Desolazione

L'attore Luca Zingaretti
L’attore Luca Zingaretti

È questa la sensazione che arriva dalle prime immagini del documentario di Duccio Giordano, film e denuncia al tempo stesso. Poi ci si sposta. Scorrono immagini di repertorio degli attentati terribili di Capaci e Via D’Amelio che si aggiungono al senso di marcia del giornalista narratore, doppiato dall’attore Luca Zingaretti, e arriva in Lombardia. E allora ecco Napoli, Palmi, Reggio Calabria, Milano, e ancora Gela. Luoghi che fanno da sfondo all’incontro del protagonista con magistrati più o meno noti, tutti impegnati nella frontiera della lotta alla mafia. Una mafia organizzata con avvocati, commercialisti, imprenditori e del vicino insospettabile della porta a fianco.

La verità

Una narrazione dalla quale emerge una sola verità possibile: a tenere in piedi la lotta alla mafia non esistono eroi o personaggi predestinati, ma uomini e donne, mogli e padri di famiglia che hanno deciso di rinunciare ad un approccio impiegatizio e hanno deciso di sacrificare il bene più prezioso, affetti e tempo libero, per dare continuità al proprio lavoro, per dare significato al proprio senso di marcia.

Spiegare la mafia ai bambini

L'arresto del boss dei casalesi Michele Zagaria
L’arresto del boss dei casalesi Michele Zagaria

È questa la domanda che sorge quando si ascoltano le parole del PM Catello Maresca, magistrato della Procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli, dal 2007 alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli III (Caserta- Benevento), intervistato da Duccio Giordano. Il magistrato racconta una realtà ingrovigliata, fatta di estenuanti indagini, che oltre ad ostacolare le nuove forme imprenditoriali delle mafie porta a volte anche al successo di arresti eclatanti, come quello del capoclan Michele Zagaria.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Il Senso di marcia del PM Catello Maresca prosegue in un viaggio permanente con piccole soste accanto al letto dei figli, che spesso già dormono quando rientra. L’abbraccio della famiglia è la cosa più importante della sua vita, a cui fare ritorno ogni sera e da dove ricavare la forza di continuare la sua battaglia. Fanno parte di questo viaggio anche gli uomini della scorta che lo accompagnano ovunque, non solo lui, ma anche la sua famiglia.

I bambini si spaventano quando salgono in macchina e vedono gli uomini della scorta con i fucili. Mi chiedono perché li hanno, e allora ci penso, gli dico che papà cerca di combattere i cattivi, perciò servono. È difficile da spiegarlo ai bambini”. Si definisce un padre di famiglia il PM Maresca, e non vuole essere chiamato eroe, come il Capo Pool Antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri, il PM di Milano e Lucia Lotti, capo procuratore di Gela, che prendono le ferie per andare nelle scuole a spiegare la mafia ai ragazzi, ma soprattutto per parlare di Falcone e Borsellino che hanno dato la vita per lo Stato.

Le parole di Duccio Giordano

Duccio Giordano
Duccio Giordano

Eccomi al mondo, al centro del mio piccolo mondo, siti, social, PM, avvocati, televisioni, inchieste e altre inchieste. Sento il bisogno di viaggiare, capire dove sta andando questa storia con guardie e ladri, mafiosi e vittime, magari solo per incrociare quello sguardo di chi non ci sta a fare la parte dell’eroe. Me l’hanno detto tutti, la geografia non centra. Se vuoi cambiare il sistema devi avere prospettive, superare i luoghi comuni, insomma devi cambiare il senso di marcia e scovare altrove, scoprire i posti che lavano via il sangue dei morti ammazzati al Sud. Il senso di marcia dipenda da noi e dipende da come facciamo le cose”. Rovesciare il tavolo: rinunciare a recitare sempre lo stesso copione, quello del cronista-coraggioso che brucia tutti sul tempo nel mercato delle notizie. Scrollarsi di dosso un ruolo preconfezionato dal sistema mediatico, in materia di lotta alla mafia. Inizia così Senso di Marcia, il film di Duccio Giordano, cronista nel paese delle mafie, un’esperienza che nasce, forse, da un bisogno personale di raccontare e rafforzare il senso di marcia nella giusta direzione.

Maggie van der Toorn

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