Si intende per sviluppo sostenibile un processo di cambiamento per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i mutamenti istituzionali sono armonizzati in maniera tale da tenere conto sia delle necessità presenti che di quelle future. Ma come e perché si è arrivati a parlare di sviluppo sostenibile?

La nascita dello sviluppo sostenibile

Il rapporto da cui è partito il concetto di svilippo sostenibile
Il rapporto da cui è partito il concetto di svilippo sostenibile

Il concetto di sviluppo sostenibile fa la sua comparsa grazie al celebre libro The Limits to Growth che illustra i risultati di un modello di simulazione elaborato da un gruppo di ricerca del MIT. Il modello si proponeva di valutare che cosa sarebbe potuto accadere se alcuni fenomeni avessero proseguito secondo la tendenza che manifestavano all’inizio degli anni ‘70. I fenomeni considerati erano cinque: crescita della popolazione, produzione alimentare, produzione industriale, inquinamento ambientale e sfruttamento delle risorse.

Le conclusioni di questo studio consideravano il pianeta Terra un sistema chiuso, non in grado di sopportare la crescita esponenziale della popolazione, della produzione agricola e industriale e dell’inquinamento inevitabile che queste producono. I suoli impoveriti avrebbero dato meno nutrimento per una popolazione crescente e lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili avrebbero condotto in pochi decenni al loro esaurimento. Una sorta di collasso annunciato del Pianeta, con carestie, epidemie e guerre tra gli abitanti della Terra per le poche risorse sempre più scarse, con un crollo definitivo nel 2100.

Lo sviluppo sostenibile in 4 conferenze

Questo libro diede il via ad una riflessione mondiale e alla nascita del concetto di sviluppo sostenibile attraverso 4 conferenze. Nel 1972, a Stoccolma, si è tenuta la prima Conferenza delle Nazioni Unite sul tema dell’ambiente. La Conferenza ha segnato l’inizio della politica ambientale internazionale. Per la prima volta, infatti, le questioni ambientali furono discusse a livello globale. In seguito, ancora nello stesso anno, è stato istituito il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente con sede principale a Nairobi.

Sviluppo sostenibile: un giusto compromesso
Sviluppo sostenibile: un giusto compromesso

Nel 1987, a Tokyo, la Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, presieduta dal primo ministro norvegese Gro Brundtland, redasse il rapporto Our Common Future (rapporto Brundtland) in cui si affrontava il tema della stretta connessione fra sviluppo economico e qualità ambientale. Il rapporto Brundtland popolarizza il concetto di sviluppo sostenibile, e ne dà la definizione più accreditata e utilizzata in tutto il mondo. Merito principale è di aver messo in moto un processo che ha creato il contesto delle politiche di sostenibilità e delle attività legislative in materia. Nel 1992 si tenne a Rio de Janeiro la terza Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo. Durante il vertice, la comunità internazionale riuscì ad accordarsi su un documento programmatico per la realizzazione dello sviluppo sostenibile nel XXI secolo, l’Agenda 21. La Conferenza gettò inoltre le basi per la Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo con i principi di Rio, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la Convenzione sulla diversità biologica, la Convenzione contro la desertificazione e la Dichiarazione dei principi per la gestione sostenibile delle foreste.

La quarta conferenza si tenne a Kyoto nel 1997, primo esempio di una politica ambientale globale per controllare un fattore globale (clima) con effetti giuridicamente vincolanti per gli Stati. Imponeva ad essi di diminuire le emissioni industriali dei gas serra che avrebbero dovuto ridursi del 25% entro il 2010. Questo protocollo è ancora senza effetti vincolanti perché prevedeva di entrare in vigore soltanto una volta che fosse stato firmato da un numero di Paesi che rappresentassero oltre il 55% delle emissioni di gas serra, ma non è stato ancora ratificato da alcuni Paesi come Stati Uniti (oltre il 35% di anidride carbonica), Russia (oltre il 17%), Cina e India.

Il debito ecologico

Lo sviluppo sostenibile non può essere definito senza considerare le interdipendenze planetarie. È infatti assolutamente possibile che un singolo Stato persegua uno sviluppo ecologicamente sostenibile all’interno delle proprie frontiere, preservando le sue risorse per generazioni presenti e future, facendo appello a risorse di Paesi terzi a un livello tale da impedire a questi Paesi la stessa possibilità di uno sviluppo duraturo e sostenibile. I Paesi industrializzati partecipano al 76% dei consumi mondiali con una popolazione che rappresenta solo il 15% della popolazione mondiale; dovrebbe essere considerato proprio ai fini del bilancio dei costi ambientali, ovvero tra chi produce inquinamento e chi ne sopporta i costi, una specie di “debito ecologico” in opposizione al “debito finanziario”.

 Umberto Catanzariti

Print Friendly, PDF & Email