Possiamo definire deviante quel comportamento o quell’atto commesso da un singolo o da un gruppo di persone che viola le norme di una comunità , che di conseguenza subirà delle sanzioni. L’atto deviante può essere sia di natura legale che morale e di conseguenza la sanzione può esprimersi con la reclusione, il versamento di una somma di denaro ad esempio, o più semplicemente con l’emarginazione e il giudizio negativo da parte della società.

Emile Durkeim
Emile Durkheim: fra i principali sostenitori della teoria relativistica della devianza

Emile Durkheim, sociologo e antropologo francese, sostiene che la devianza non sia una caratteristica di un certo comportamento, ma dipenda fondamentalmente dal significato e dalla definzione che una comunità dà a questi atti. Quindi un comportamento deviante dipende dal contesto socioculturale in cui questo si manifesta: un atto può essere malvisto all’interno di una società, mentre in un altra può essere addirittura considerato positivamente. Basti pensare come nei paesi islamici la poligamia venga accettata tranquillamente, mentre nei paesi occidentali venga condannata duramente, o a come nell’antica grecia l’atto omosessuale tra maestro e allievo fosse visto come un passaggio all’età adulta e all’inserimento nella comunità.  Possiamo quindi parlare senza indugio di una concezione relativistica della devianza, che è stata sostenuta dai teorici delle scienze sociali negli ultimi decenni.

La teoria biologica della devianza

Gli studiosi si sono a lungo interrogati per comprendere quale fosse il motivo scatenante di un comportamento deviante. Esistono varie teorie e vari punti di vista che gli studiosi hanno fornito. A volte idee diametralmente opposte, o che affrontano alcuni apsetti piuttosto che altri. Il primo sociologo ad esprimersi su questo fenomeno, in una visione un po’ limitata, anche se condivisa da altri pensatori del suo tempo,  è stato Cesare Lombroso.

uomini delinquenti
Quattro esempi di “uomini delinquenti” individuati da Lombroso nel corso dei suoi studi

Egli considerava la morfologia del fisico, e del viso in particolare, come la principale causa di criminalità. Sosteneva che il deliquente avesse lineamenti simili a quelli dell’uomo primitivo e che questi gli rendessero difficile l’insermiento all’interno della società e di conseguenza  lo spingessero a commettere reati, comportamenti devianti. Lombroso fece degli studi sui cadaveri di prostitute, folli e criminali, all’interno del gabinetto di medicina legale di Via Po, Torino. Nel 1859, in occasione della seconda Guerra d’Indipendenza, ebbe l’opportunità di studiare cervelli e crani dei soldati caduti in battaglia. I medesimi studi furono compiuti su deceduti dei manicomi di Pavia e Pesaro.

La teoria della tensione

Rober Merton, sociolgo statunitense, sosteneva che la devianza fosse provocata da un contrasto fra la struttura sociale e quella culturale. Questo contrasto si verifica nella società americana ad esempio, che prescrive a tutti il raggiungimento del successo economico attraverso il lavoro, l’istruzione e l’onesta. Tuttavia non tutte le persone hanno i mezzi per raggiungere questo obbiettivo, quindi avremo diverse forme di comportamento, più o meno lecite, per poter raggiungere l’obbiettivo preposto dalla società.

land of opportunity
Sogno Americano: speranza condivisa che attreaverso il duro lavoro sia possible raggiungere la prosperità economica

L’individuo che ha i mezzi, economici e non solo, anche relazionali ad esempio, avrà un percorso più lineare e conforme che lo porterà ad avere il tanto agognato successo economico. Viceversa chi non può permettersi di accedere a determinati servizi, come l’istruzione ad esempio, potrebbe comunque non voler rinunciare all’obbiettivo di arricchirsi e utilizzare altri mezzi, spesso non leciti, come rubare. L’atto deviante viene spiegato secondo Merton dal voler raggiungere a tutti i costi un obbiettivo non personale, ma imposto dal proprio ambiente esterno.

La teoria del controllo sociale

Partendo dal presupposto che l’uomo è incline per natura a commettere atti devianti, questo filone di studiosi si è domandato perchè la maggior parte delle persone non adottasse questi comportamenti. I controlli sociali svolgono un ruolo chiave in questa concezione, poichè bloccano l’impulso naturale di ogni individuo a commettere reati. Possono essere controlli esterni, ovvero le varie forme di sorveglianza che vengono esercitate dagli altri per scoraggiare comportamenti devianti; vi sono quelli interni, che si manifestano con il senso di vergogna e imbarazzo di chi commette un atto deviante; infine abbiamo i controlli interni indiretti che si esprimono con allattamento psicologico e emotivo per gli altri e il desiderio di non perdere la loro stima e il loro rispetto.

La devianza come subcultura

Secondo questo filone di sociologi un individuo commette un reato, adotta un comportamento deviante, poichè è cresciuto e si è sviluppato moralmente all’interno di una subcultura criminale, che ha valori e norme diverse da quelli del resto della società, che si trasmettono attraverso le genarazioni. Quindi rubare, assumere alcool, droga, ad esempio, possono essere visti come qualcosa che viene trasmesso all’interno di determinati ambienti.

Scuola di Chicago
Disvisone metropoli in anellli concentirici. Scuola di Chicago

Per ragionare empiricamente, due studiosi americani, Clifford Shaw e Henry McKay, della Scuola di Chicago, fecero un analisi nella metropoli dell’Illinois. Calcolarono il tasso di delinquenza, ovvero presero una piantina della città e la divisero in cerchi concentrici e osservarono il rapporto tra i reati commessi e gli abitanti di ogni zona. Si resero conto come allontanandosi dal centro, abitato per lo più da immigrati e vari gruppi etnici, il livello di delinquenza fosse diminuito, andando verso i quartieri periferici di operai specializzati e residenziali dei ceti medi della popolazione.

La teoria dell’etichettamento

Edwin Lemert: “La sociologia tradizionale tendeva a rimanere ancorata all’idea che è la devianza a dare luogo al controllo sociale. Io sono giunto a credere che l’idea inversa è altrettanto sosteniblie e costituisce una premessa più feconda per lo studio della sociologia nella società moderna”. Questo sociologo fu uno dei principali sostenitori della teoria dell’etichettamento. Sostenne, come si deduce dalla sue parole, che per comprendere la devianza fosse necessario tener conto non solo dell’atto deviante in se, ma anche della creazione e delle applicazioni delle norme di un sistema giuridico e di tutte le forme di controllo sociale di una comunità. Il reato è il prodotto di un interazione, di uno scontro, tra coloro che producono e fanno applicare le leggi e coloro che le infrangono.

La teoria della scelta razionale

Gli autori che si rifanno a questa teoria considerano l’atto deviante non come il risultato di un influenza esterna, come abbiamo visto nei casi precedenti, ma come un azione razionale, adottata spontaneamente e in modo attivo dall’individuo. Una persona commette un reato perchè pensa di poterne trarre maggiori benefici piuttosto che ricorrere a vie legali per raggiungere i propri scopi. In quest’ ottica risulta facile capire la frase del celebre criminologo giapponese Hiroshi Tsutomi “Le persone commettono reati non perchè sono patologiche e malvagie, ma perchè sono normali”.

Filippo Campo Antico

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