Lo smart working o lavoro agile per seguire la definizione italiana è salito alla ribalta nell’ultimo mese a seguito dell’emergenza coronavirus. Effettivamente, lo smart working è una soluzione adottata da molti uffici, enti pubblici, privati e liberi professionisti per poter continuare a lavorare da casa anche in questa situazione di mobilità ridotta. Ma lo smart working non è spuntato dal nulla, anzi, è stato regolamentato in Italia con una legge del 2017 e già da alcuni anni le grandi aziende tecnologiche, ma soprattutto i Freelancer, adottano questa modalità lavorativa. Con risultati molto positivi. Ma cosa comporta lo smart working? E perché qualcuno lo indica come la rivoluzione del mondo del lavoro?
L’Osservatorio per lo Smart Working del Politecnico di Milano ha condotto un’indagine a campione sugli smart workers italiani e ha riportato alcuni dati molto interessanti: il 76% dei lavoratori agili è soddisfatto, una media molto più alta rispetto ai loro colleghi ‘tradizionali’.
Da cosa deriva questa soddisfazione? Dai benefici che lo smart working porta con sé. Vediamoli nel dettaglio:
- Sicuramente il beneficio primario per le aziende è l’aumento di produttività del lavoratore: secondo alcune stime del 15% per lavoratore (report dell’Osservatorio del Lavoro Agile del Politecnico di Milano).
- Superare le barriere e la modalità ridotta. Permette infatti di continuare a lavorare anche in condizioni straordianarie come quella che stiamo vivendo ma soprattutto permette l’integrazione di persone con mobilità ridotta.
- Risparmio energetico: una postazione in meno per ogni dipendente, dunque meno energia consumata.
- Risparmio di denaro: nessun abbonamento dei mezzi pubblici, meno benzina, meno parcheggi, meno pranzi fuori. Il risparmio è stato quantificato anche fino a 4000€ l’anno. Sicuramente uno dei benefici maggiori per i lavoratori.
- Risparmio di tempo: Niente spostamenti da un punto all’altro della città o fuori città, nessun intasamento di traffico la sera, insomma lavorando da casa il risparmio di tempo è notevole.
- Migliora la vita personale e familiare: risparmiando tempo (in media un’ora al giorno), gestendo da casa il proprio flusso di lavoro, è più facile dedicare del tempo alla propria famiglia, ai propri hobby e alle proprie necessità.
- Riduzione delle emissioni di CO2: circa 135kg secondo il report del Politecnico, su una media di 40 km percorsi per il lavoro.
Cosa comporta lo smart working dunque?

Un cambio di paradigma mentale sicuramente. Certo non si tratta di auto gestione del lavoratore, ma la comunicazione, il rendimento, le impostazioni degli obiettivi da raggiungere cambiano e instillano molta più fiducia e autostima nel lavoratore. Inoltre lo smart working instaura un approccio diverso alla gestione del team e modifica anche il tipo di comunicazione tra colleghi. Naturalmente in questo processo interviene la tecnologia. Infatti, è grazie ad essa se possiamo comunicare a distanza (basta pensare a Skype, WhatsApp, ma anche strumenti professionali come Slack o Zoom), scambiarci documenti in rapidità (Drive, Trello, Evernote sono solo alcuni esempi), usare gestionali, software per il personale, pagamenti e comunicazioni in sicurezza (attraverso l’uso di strumenti come le VPN).
Ed è proprio la tecnologia che punta a rivoluzionare il mondo del lavoro: non solo smart working, ma anche industrie 4.0, smart cities e iper-connessioni. Riusciremo a sfruttare queste risorse per migliorare le condizioni socio-economiche di milioni di lavoratori? O verremmo sopraffatti dalla tecnologia come molti si aspettano? È ancora difficile trarre una conclusione, ma di certo, il lavoro intelligente sta aiutando molti in questo periodo complesso.
Rino Carfora

































