L’amicizia è un concetto complesso e fondamentale nella vita sociale umana, studiato da filosofi, psicologi… e sociologi (anche se non sembra). In sociologia, l’amicizia è vista come una relazione sociale caratterizzata da reciprocità, affetto e fiducia, che può assumere forme diverse a seconda del contesto culturale e storico. In particolare, il sociologo Francesco Alberoni nel suo libro “L’Amicizia”, ha studiato l’argomento come sentimento morale che nasce fra due o più individui che può trasformarsi in diverse forme che, potenzialmente, possono portare alla nascita dei movimenti sociali.

I riferimenti all’amicizia possono essere riscontrati anche nei “grandi classici” della sociologia. Vediamone alcuni per poi ragionare sullo stato attuale dell’amicizia in sociologia.

L’amicizia per Durkheim e Simmel

Émile Durkheim, uno dei padri fondatori della sociologia, vedeva l’amicizia in termini di solidarietà sociale. Egli riteneva che le relazioni sociali si differenziano in due tipi di solidarietà: meccanica e organica. Nella società premoderna (solidarietà meccanica), l’amicizia era meno individualizzata, più legata a ruoli e valori comuni all’interno di piccoli gruppi o comunità. Nella società moderna (solidarietà organica), invece, le persone sono più specializzate nei loro ruoli, e l’amicizia diventa un modo per costruire legami sociali che vanno oltre i ruoli strutturati. In questo contesto, l’amicizia moderna è una scelta individuale, basata su interessi e valori condivisi.

Georg Simmel invece ha studiato l’amicizia nel contesto della modernità, enfatizzando il carattere individuale e volontario delle relazioni amicali. Nella sua teoria delle forme sociali, Simmel vedeva l’amicizia come una delle più pure forme di socialità, in quanto si basa su una reciprocità libera da costrizioni economiche o istituzionali. Per Simmel, l’amicizia riflette la dinamica tra prossimità e distanza, dove gli amici mantengono un certo grado di autonomia e individualità, ma allo stesso tempo condividono un’intimità speciale.

L’amicizia secondo Tönnies e Bauman

Tönnies ha esplorato la relazione tra l’amicizia e la trasformazione della società attraverso i concetti di Gemeinschaft (comunità) e Gesellschaft (società). Nella Gemeinschaft, tipica delle comunità tradizionali, l’amicizia è legata a legami personali, affettivi e duraturi, spesso radicati in contesti familiari o locali. Nella Gesellschaft, invece, le relazioni sociali, inclusa l’amicizia, diventano più strumentali, dettate da interessi personali e professionali, riflettendo la frammentazione della vita sociale moderna.

Zygmunt Bauman invece, ha trattato il tema dell’amicizia nel contesto della sua analisi della modernità liquida. Secondo Bauman, le relazioni moderne, inclusa l’amicizia, sono sempre più caratterizzate da una fluidità e una temporaneità. A differenza delle relazioni del passato, che erano più stabili e durature, oggi le amicizie sono spesso più contingenti, basate su bisogni immediati e soggette a una costante rinegoziazione. Bauman sottolinea come la digitalizzazione e la velocità della comunicazione abbiano cambiato la natura delle relazioni amicali, rendendole più superficiali e meno impegnative.

L’importanza dei legami deboli di Mark Granovetter

Mark Granovetter ha introdotto il concetto di “legami deboli” (weak ties), che ha rivoluzionato la comprensione delle relazioni sociali. I legami deboli sono relazioni sociali meno intense e meno intime rispetto ai legami forti (amicizie strette), ma hanno una funzione cruciale nella circolazione dell’informazione e nell’estensione delle reti sociali. Secondo Granovetter, i legami deboli spesso forniscono accesso a nuove opportunità e risorse, mentre i legami forti tendono a essere più ridondanti, offrendo meno nuove informazioni. Questa teoria è particolarmente rilevante nel contesto contemporaneo, dove le piattaforme di social networking favoriscono la creazione di molti legami deboli.

La forma dell’amicizia contemporanea

L’amicizia nel mondo contemporaneo ha subito trasformazioni significative, influenzata da vari fattori socioculturali e tecnologici. Uno dei cambiamenti più evidenti è stato l’impatto della tecnologia e dei social media sulle dinamiche amicali. Piattaforme come Facebook, Instagram, e WhatsApp hanno reso possibile mantenere contatti frequenti con un numero vasto di persone, espandendo la rete sociale. Tuttavia, questo ha anche portato alla critica di una superficialità crescente nelle relazioni, dove la connessione online sostituisce l’intimità delle relazioni faccia a faccia. L’amicizia virtuale tende spesso a basarsi su scambi veloci, messaggi brevi e forme di comunicazione meno profonde.

Individualismo nelle metropoli impoverisce l’amicizia

La società contemporanea, fortemente orientata all’individualismo, ha trasformato l’amicizia in una scelta altamente soggettiva. Le persone tendono a formare amicizie basate su interessi personali o esperienze condivise, piuttosto che su forme spontanee di aggregazione e del piacere di stare insieme (Bauman a tal proposito parla di creazione di comunità di interesse). In questo contesto, le amicizie diventano sempre più temporanee e di facciata, eliminando un più profondo coinvolgimento emotivo che si può sviluppare col dialogo e con la mutua apertura. Questo è particolarmente visibile tra i giovani adulti, per i quali le amicizie spesso cambiano in base ai mutamenti di vita (ad esempio, traslochi, cambiamenti di lavoro, nuove esperienze di studio). In sintesi, spesso non ci si lega proprio per evitare il dolore della perdita.

Le grandi città contemporanee fanno da crogiolo a questi mutamenti: nelle metropoli, come ricorda Simmel, le persone vivono in spazi fisicamente vicini ma socialmente distanti e l’amicizia può diventare un modo per sopperire alla solitudine urbana se adeguatamente coltivata. Basti pensare al vicino di casa: può sia essere un perfetto sconosciuto e restare tale, sia diventare un amico. Si tratta di un processo paradossale: la vicinanza spaziale, come già accennato, non basta per creare occasioni, è necessario anche una comunanza di esigenze e valori. Così l’amicizia è soggetta alla frammentazione, con la difficoltà di mantenere relazioni durature a causa degli stili di vita frenetici e delle distanze emotive tra le persone.

Amicizia e cultura del consumo: la vittoria del capitalismo emotivo

Infine, l’amicizia contemporanea è spesso influenzata dalla cultura del consumo. Su questa deriva, la sociologa Eva Illouz nel suo libro Intimità fredde, parla criticamente di “capitalismo emotivo”, sottolineando come i ragionamenti emotivi sono ormai presenti nella vita economica e assenti in quella amorosa-amicale, dominata ormai dai ragionamenti di natura finanziaria.

Le più belle amicizie possono formarsi attorno a pratiche di consumo condivise, come la passione per particolari brand, hobby o attività di tempo libero, ma così facendo esse diventano principalmente un’esperienza mediata dai consumi, dove la condivisione di esperienze materiali diventa una componente centrale della relazione. Qualora dunque dovesse venir meno questo criterio, l’amicizia s’incrina. Pensiamo ai bambini a scuola che per essere popolari e/o per farsi accettare dai compagni devono vestirsi in un certo modo. Questo è un criterio assai debole, legato a una vetrinizzazione che limita le interazioni e il coinvolgimento emotivo a un livello iper-superficiale (Bauman 2010, Codeluppi, 2015).

Amicizia e solitudine: ragioniamo tra sociologia e psicologia

Siamo soli, in ansia cronica, ipercompetitivi. Siamo sotto assedio. Queste le parole di Bauman nel suo omonimo libro. Siamo isole che faticano a veder costruire i ponti, come fossimo in costante turbamento tellurico. In effetti la solitudine è forse il peggior male del nostro tempo: possiamo sentirci soli in mezzo alla folla, a una cena tra conoscenti (o presunti amici). La “cura” che viene quasi sempre proposta è quello di negoziare sulle interazioni, scendere a compromessi. Ma fare amicizia non è affatto semplice se si ragiona avendo presente quanto detto sopra.

La spontaneità che può avvenire in una situazione X lascia il posto alle logiche di interesse. Dunque, si deve combattere tra la solitudine per scelta dovuta alla scrematura delle interazioni e dei legami che si vogliono avere e una finta amicizia. Il risultato di un potenziale compromesso è una mancanza di rispetto verso sé stessi che porta, in certi casi, a elemosinare queste amicizie, accettare delle relazioni tossiche pur di avere compagnia. Detto in altri termini, ci si riduce a chiedere attenzioni e risultare patetici e poco interessanti.

Perché sì, in un ottica di capitalismo emotivo, si riesce a fare amicizia quando si è “interessanti”. L’interesse è dato da diversi fattori, come bellezza, carisma o la capacità di raccontarsi, ma non sempre è determinante. Sono semplicemente elementi da primo impatto, come una stretta di mano in una presentazione. Il problema è che questi elementi possono pregiudicare una conoscenza più profonda. Quante volte ci è capitato di pensare “mi piacerebbe fare amicizia con lui/lei” perché troviamo delle affinità, alle volte inspiegabili, altre volte di feeling emotivo?

Il tirocinio emotivo

Ciononostante, oggi come oggi dove la percezioni dei rischi di ogni genere è a livelli estremi, tendiamo a essere più cauti e non dare troppa confidenza. Non è solo una questione di carattere (si può essere cauti anche con un carattere espansivo e solare) ma di mancanza di esperienza emotiva. Si tratta di un tipo di esperienza molto difficile da gestire poiché ci vede particolarmente coinvolti ed estremamente esposti a forti emozioni come dolore, rabbia e depressione. Pensiamo per esempio alla diffidenza dei giovani nel gestire una telefonata come indagato da Times of London. Una spiegazione può riguardare proprio la mancanza di esperienza emotiva: si preferisce una comunicazione indiretta per avere tempo di pensare a una risposta, gestire il tempo del dialogo ed evitare errori.

Ciò che andrebbe fatto, in ogni istituzione educativa – quindi a livello sociale – è un esperienza di tirocinio emotivo, dove si chiariscono le dinamiche amicali ma soprattutto di rispetto reciproco. Fare esperienza delle emozioni non significa solo capire ciò che si prova ma, in ottica di relazione, capire gli altri e rispettare le esigenze emotive altrui (Anolli, 2002). Così, per esempio, sussiste l’amicizia tra uomo e donna: attraverso una chiarificazione dei reciproci spazi emotivi e il riconoscimento di esistenza, che va inteso come indipendente dalle nostre idealizzazioni dell’altro (Pieper, 2017).

Un possibile esercizio di tirocinio emotivo

Un possibile esercizio da fare di tirocinio emotivo potrebbe essere la simulazione di situazione, cioè la proposta ideale-potenziale di una situazione che potrebbe accadere e porsi delle domande anche insolite. Per esempio, qualora si avesse difficoltà nel fare amicizia, ci si può chiedere “perché non vuole essere mio amico?” e ragionare sui fattori (interni al soggetto o esterni) che possono influenzare il processo.

Tuttavia, ciò che bisogna sottolineare è che alle volte la spiegazione non c’è, o più semplicemente l’altra persona in questione non ritiene buona/utile la nostra compagnia e amicizia. Paradossalmente – e questo determina il perché della definizione di solitudine come uno dei peggiori mali – parrebbe essere più doloroso essere rifiutati per amicizia che per amore. Per questo è più facile riscontrare rapporti amicali tossici che rapporti amorosi tossici: sono più difficili da scovare e si tende a scendere a maggiori compromessi pur di conservare un minimo di rete sociale.

Riferimenti