Negli ultimi decenni sia le grandi e le piccole città offrono all’ individuo non solo confort e benessere ma nello stesso tempo ciò che viene considerato come “confortevole “può essere garante di disagio sociale, lavorativo e morale; ogni contesto lavorativo e chi ci lavora può essere soggetto a difficoltà e a condizioni negative, una categoria ad esempio è quella delle forze dell’ordine. Molti studi legati al settore sociologico e psicologico hanno riscontrato che le forze dell’ordine possono essere soggette a quella condizione che in gergo comune o in termini scientifici viene conosciuta come “Stress”. Tuttavia esiste una tipologia particolare di questa condizione: lo stress da lavoro correlato. Vediamolo insieme.
Che cos’è lo stress da lavoro correlato?
La parola “Stress” è un termine inglese che significa sforzo oppure tensione, è stato coniato per la prima volta dal medico HANS SELYE per identificare: il prodotto di una situazione conflittuale tra uno stimolo esterno (fattore di stress) e la risposta dell’organismo. Infatti, l’organismo attraverso meccanismi di varia natura tende a proteggersi dai fattori stressanti, questi possono essere fisici (sensazione di caldo o freddo eccessivo) emozionali (pericolo imminente). Inoltre, in base al contesto lo stress si può manifestare in modi differenti ad esempio nel contesto lavorativo vi è quello che è stato identificato come “Stress da lavoro correlato”.
Lo stress da lavoro-correlato è una condizione di risposta soggettiva a domande e pressioni ambientali che sono non equilibrate alle proprie competenze relative al contesto lavorativo.
Analisi psicologico-professionale del poliziotto
Molti studi di natura sociologica e psicologica si sono concentrati negli ultimi decenni sull’ interpretazione personale e professionale di alcune categorie lavorative in particolare delle forze dell’ordine nonché Polizia e Carabinieri. Prendendo in esame la figura del poliziotto Bayley sostiene che il lavoro in polizia consta principalmente di tre attività: il pattugliamento del territorio, l’investigazione criminale e la regolazione del traffico veicolare. La parte rimanente dell’attività lavorativa si concentra su altri compiti come il reclutamento, la formazione, rapporti con il pubblico, gestione del personale ed infine coordinamento.

La complessità del lavoro di polizia presenta un’unicità ovvero sono soli a combinare esposizione al pericolo (come avviene per alcuni settori dell’arma dei carabinieri o esercito), rapporto d’ autorità con la gente (come avviene nel settore dell’insegnamento) e preoccupazione dell’ efficacia del proprio lavoro (come avviene per i lavoratori di un’ azienda). Ma come tutte le categorie lavorative anche le forze dell’ordine posso essere risentire di momenti difficoltosi o momenti stressanti soprattutto a causa del contesto lavorativo.
Stress da lavoro correlato e forze dell’ordine
Il lavoro come altri fattori è garante di stress, poiché i vari compiti che si tendono a svolgere prevedono decisioni rapide legate a situazioni particolari o meglio identificate di “emergenza o pericolo” i soggetti più coinvolti in queste situazioni sono: operatori sanitari, forze dell’ordine, vigili del fuoco, ma nella maggior parte dei casi la fonte di stress è dovuta a compiti che vengono svolti in orari svantaggiosi per il benessere mentale (lavoro notturno).
Di conseguenza se il lavoro causa stress, a sua volta il benessere del lavoratore, i rapporti con i colleghi, la prestazione professionale diventeranno meno efficiente. Sono molti i fattori di stress che incidono sul contesto lavorativo soprattutto quello legato alle forze dell’ordine.
Fattori di stress legati al lavoro
Secondo svariati studi di psicologia sociale si sostiene che gli effetti causati da fattori stressanti sono dovuti ai compiti o per meglio dire alle mansioni lavorative. Ma da un punto di vista più preciso è preferibile analizzare le condizioni stressanti legati al contesto lavorativo, ovvero quello legato alle forze dell’ordine (maggiore riferimento alla polizia e ai carabinieri). Tra le varie condizioni citate si fa riferimento a: turni, sostegno sociale, sfera emotiva.
I turni lavorativi
Le forze dell’ordine solitamente tendono a svolgere un servizio lavorativo che copre quasi l’intera giornata. Il lavoro che prevede dei turni tende a disturbare il ciclo di sonno- veglia considerando la qualità ma anche la quantità che devono essere equilibrati ma molte volte non lo è. Alcuni studi condotti da psicologi come McNeill sostengono che il lavorare a turni possa essere problematico nel momento in cui non si possa effettuare attività sportiva o avere una vita sociale soddisfacente poiché non vi sono spazi giornalieri per poter fare ciò; mentre Storch e Panzarella (1996) sostengono che le difficoltà e i problemi dei turni lavorativi sia dovuta agli agenti o carabinieri più anziani poiché tendono a garantire una gestione più precisa ad esempio è maggiormente preferibile mandare a svolgere mansioni di notte un’agente più giovane poiché le prestazioni fisiche e mentali sono più efficienti.
Sostegno sociale
Vari studi provenienti dalla sociologia del lavoro sostengono che uno dei fattori più stressanti a livello organizzativo è la mancanza di una buona comunicazione efficiente che dia sostegno, ad esempio, se lo svolgimento di un compito è andato bene bisogna sempre congratularsi se invece è andato non molto bene bisogna garantire incoraggiamento e motivazione per fare meglio la prossima volta.
Sfera emotiva
Esprimere e controllare le emozioni è un’elemento fondamentale nel contesto lavorativo. Ci sono svariati studi che hanno dato un’interpretazione delle espressioni emozionali sia per quanto riguarda la polizia e le altre forze dell’ordine. Howard et al. (2000) hanno effettuato una ricerca per analizzare le espressioni emozionali all’ interno di un commissariato di polizia e i risultati furono che la maggior parte degli agenti sostiene che: le emozioni devono essere espresse e non represse soprattutto nel contesto lavorativo così il lavoro viene vissuto in maniera più salutare; mentre altri sostengono che le emozioni possono compromettere la performance lavorativa.
Strategie di coping
Le strategie di coping sono tecniche ,processi che permettono di migliorare lo stile di vita di un individuo in questo caso del lavoratore; bisogna sottolineare che la maggior parte delle strategie di coping sono incentrate sulla risoluzione di una situazione o problema (Problem Solving) sulle emozioni ( regolare le emozioni in determinate situazioni) oppure su supporto sociale. In un contesto lavorativo tra cui quello delle forze dell’ordine ci possono essere: Strategie Adattive ovvero quelle che permettono di fronteggiare una situazione stressante, e Strategie Disadattive ovvero quelle che portano l’individuo in alcuni casi a evitare o negare una situazione difficile.

Le strategie di coping cambiano in base alla forma dello stress, ovvero se lo stress è acuto allora le eventuali risposte si classificano in due categorie ovvero la fuga (flight) e lotta (fight) mentre se è cronico le risposte ad uno stimolo sono eterogenee. È stata svolta una ricerca da Iwasaki et al 2002 in cui veniva considerato la qualità del tempo libero che ha sul benessere psicologico dei poliziotti.
Uso ottimale del tempo
Infatti, si è giunti alla conclusione che l’uso ottimale del tempo libero (sport, viaggi, ecc.) ha la capacità di essere più produttivi ma nello stesso tempo contribuisce ad essere di buon umore. Inoltre, possono essere considerati vari tipi di strategie di coping in attività differenti, ad esempio, i processi di coping adottati dalle agenti di pattuglia si inseriscono nella sfera emotiva mentre gli uomini con lo stesso ruolo utilizzano strategie di coping legate alla comprensione e risoluzione di determinate problematiche.
Alcuni studi effettuati da Burke e Mikkelsen (2006) e Bowler et al (2010) hanno rilevato che gli agenti di pattuglia sono più soggetti a livelli alti di ansia o stress; inoltre se si viene a considerare questa linea interpretativa è possibile fare riferimento a una ricerca svoltasi a Genova durante il G8 del 2001 da Garbarino S. et al.(2012) sostengono che le attività che si svolgono giornalmente sono più stressanti rispetto alle attività antisommossa effettuata durante il G8 ciò è dovuto all’ organizzazione al supporto psicosociale per la manifestazione. Ma oltre alle strategie ci sono anche degli interventi riscontrabili nel paragrafo successivo.
Interventi per combattere lo stress da lavoro correlato
Ci sono vari interventi che tendono a migliorare tra cui la prestazione lavorativa, infatti, intorno agli settanta Suinn (1972) sviluppò una tecnica nota come VMBR (VISUO- MOTOR BEAVIOR REHEARSAL), all’ inizio venne utilizzata in ambito sportivo poi in ambito militare per migliorare le prestazioni in situazioni molto difficili. La tecnica mescola un rilassamento progressivo, esercizio mentale, rappresentazione mentale delle proprie prestazioni lavorative con lo scopo di migliorare il carico emotivo e migliorare il lavoro da svolgere. Un’ altro intervento è il DEBRIEFING ovvero intervento psicologico adottato in situazioni faticose e difficile ovvero di” EMERGENZA”; ad esempio il debriefing dopo un incidente (CRITICAL INCIDENT STRESS DEBRIEFING /CISD) tende a fornire aiuto nel mentre e dopo la situazione. Inoltre, si è cercato di utilizzare il debriefing in situazioni molto stressanti, ad esempio, quando si è colpiti da un’arma da fuoco.
Uso e indicazioni del CRITICAL INCIDENT STRESS DEBRIEFING
Creato da Mitchell sulla base di interventi che facilitano l’elaborazione emotiva di eventi traumatici attraverso la ventilazione e la normalizzazione dei sentimenti e la preparazione per eventuali esperienze future. Un’ autore di nome Miller ha progettato in questo modello 7 fasi:
- INTRODUZIONE: il responsabile del gruppo inizia a spiegare i processi indicandone delle regole di base da eseguire.
- FASE INFORMATIVA: è identificata la fase delle informazioni di base
- FASE RIFLESSIVA: il responsabile chiede ai partecipanti di esporre i loro pensieri in riguardo all’ incidente.
- FASE DI REAZIONE: si vengono a inquadrare le risposte a livello cognitivo ed emozionale.
- FASE DEI SINTOMI: vengono esposti dai partecipanti i sintomi di vario tipo da quelli fisici a quelli psicologici
- FASE DI’ ISTRUZIONE: vi è uno scambio di informazioni sulla natura delle risposte allo stress e delle possibili reazioni psicofisiche all’ incidente.
- FASE DEL RIENTRO: riepilogo del debreifing.
Attività antistress
- Per migliorare il proprio stile di vita ed alleggerire lo stress lavorativo ci sono svariate attività da svolgere:
- PRATICARE SPORT: attività come il nuoto, la corsa,lo yoga sono identificate come “attività antistress” poiché producono un senso di rilassamento sia fisico che mentale.
- MEDITARE: la meditazione è un’ ottima attività per rilassarsi tanto che viene utilizzata prima di una performance sportiva oppure prima di addormentarsi.
- FARE UNA PASSEGGIATA IN NATURA: è considerata ottima per ridurre i livelli dell’ormone dello stress.
Maristella Ienco
Riferimenti
- Elena Acquarini Stress lavoro-correlato,Traiettorie di rischio, resilienza e contesti.Franco Angeli.
- Enciclopedia l’Universale – Le Garzantine , Medicina Vol 2
- Sergio Garbarino,Francesco Carrer. Lo stress da servizio in polizia. Fra percezione e realtà. Franco Angeli
- https://www.quaero.it/ sezione stress lavoro correlato
- https://www.stateofmind.it/2018/01/stress-in-polizia-coping/
- https://it.wikipedia.org/wiki/Debriefing
- https://delicure.co/it/blogs/notizie/les-7-meilleures-activites-anti-stress

































