Gli studi sociologici del crimine di Tarde possono essere contestualizzati nel mondo iper comunicativo contemporaneo. Come? attraverso un percorso che va dal concetto di imitazione di tarde (1911) all’emulazione progressiva.

Studi del crimine da fattori psicologici

Negli studi di Tarde del 1911, rivolti alla Società e alle forze psichiche irrazionali, è possibile cogliere i fondamenti ultimi della società prendendo le mosse dalla psicologia. In “Le Leggi dell’imitazione: studio sociologico” Tarde affronta il problema sociologico del crimine facendo riferimento a fattori psicologici. In seguito alla tendenza degli individui a imitare e quindi a ripetere quanto è fatto dagli altri intorno a loro, si possono spiegare le regolarità della società secondo un fondamento “scientifico”. La società, l’unione tra individui, trova spiegazione adeguata solo sulla base del concetto di imitazione. L’individuo nella società crede di agire autonomamente, ma, come l’ipnotizzato, in realtà agisce solo imitando gli altri.

D’altronde, come noto, l’agire sociale di Max Weber, può essere determinato: in modo razionale rispetto allo scopo, in modo razionale rispetto al valore, affettivamente e tradizionalmente.

Contestualizzare l’imitazione di Tarde

Nell’epoca contemporanea l’applicazione degli studi di Tarde sulle Leggi dell’imitazione, sono enfatizzati dalle sovrabbondanti rappresentazioni prodotte dai mezzi di comunicazione di massa. La televisione, il web e ancor più i social media, rappresentano ormai più potenti mezzi di comunicazione, esercitando le così dette influenze dei leader d’opinione degli studi di Kats. Si pensi alla rappresentazione dei fatti di cronaca attraverso i media più potenti, che, nella terminologia di Tarde “ipnotizzano” gli individui e che, nel mondo contemporaneo, condizionano le masse.

La ridondanza delle informazioni, l’aggressività dei giornalisti nel cercare la “notizia”, anche a costo di crearla, oppure di enfatizzarla, arricchendola di particolari a volte inventati. La spettacolarizzazione della notizia, anche oltre lo sciacallaggio mediatico, al solo scopo di aumentare gli ascolti o le visualizzazioni per guadagnare di più. Sono tutti elementi che influenzano gli individui più deboli, più fragili, meno colti.

Questioni di emulazione

Ed ecco quindi che, nel mondo competitivo contemporaneo, molti individui, soprattutto quelli più fragili, che vivono ai margini della società e non hanno obiettivi di concreta affermazione sociale, vengono fortemente condizionati dalle notizie che tendono ad emulare in peggio. L’emulazione avviene infatti imitando il peggio delle azioni più deplorevoli e spingendosi molto spesso a fare peggio. Creando di conseguenza emulazioni progressive.

Quando una banda criminale è spinta a compiere azioni sempre più efferate, secondo il meccanismo che, per il predominio criminoso, si devono compiere crimini sempre più efferati. La ridondanza mediatica, praticata in modo compulsivo per cercare la notizia nella notizia, favorisce la ricerca della popolarità attraverso il predominio criminoso perpetrato con forme di violenza sempre più efferate.

Effetti dell’emulazione progressiva

L’emulazione progressiva è spinta fortemente dall’eccesso mediatico che, agisce secondo le logiche del mercato. Quindi se un fatto di cronaca nera viene raccontato e divulgato da giornalisti d’assalto con tecniche mediatiche che riescono a spettacolizzare ogni cosa, questo viene percepito in modo distorto dalla comunità. I soggetti più fragili, meno istruiti, con scarsi valori sociali, sono predisposti a recepire tali messaggi in modo distorto cercando di emulare i protagonisti della storia, spingendosi in modo progressivo a fare peggio.

I media non sono interessati al messaggio che veicolano in quel momento, ma sono solo interessati alla percentuale degli ascolti o delle visualizzazioni, che, se alte, possono garantire l’acquisto degli spazi pubblicitari degli sponsor. Pertanto se la spettacolarizzazione di un fatto di cronaca nera, produce alti ascolti, il sistema mediatico spinge la comunicazione in modo compulsivo, mettendo in campo i migliori tecnici della comunicazione e i migliori giornalisti al limite dello sciacallaggio comunicativo.

Da Tarde al fascino mediatico

Le comunità deboli, povere e poco colte, vengono affascinate da questo racconto e i loro componenti sono sempre più spinti a emulare i protagonisti, addirittura spingendosi a fare peggio. E’ una ricerca spasmodica di popolarità ad ogni costo, dove la spettacolarizzazione e l’esserci, contano decisamente di più del messaggio. Ne è un esempio il fatto che orde di giovanissimi che si raccolgono in vere e proprie bande criminali, sono spinti a compiere crimini sempre più efferati per metodo e violenza.

Le piattaforme digitali di intrattenimento domestico, sono ricche di serie televisive che raccontano storie di bande criminali. La ricerca costante di “ascolti” tende a enfatizzare le azioni violente perpetrate dai protagonisti, rappresentandoli come dei leader ai quali tutto è concesso in spregio a alle regole di convivenza sociale. Si creano così dei protagonisti che vengono emulati dagli spettatori che vivono già situazioni di disagio sociale, diventando loro stessi dei violenti. I modelli rappresentati da capi banda, leader di comunità criminali che con la violenza e spregiudicatezza acquisiscono padronanza e rispetto, vengono emulati da giovani ai margini della società. Viene meno così l’impegno di percorrere la strada dell’affermazione sociale attraverso lo studio e il lavoro, preferendo quella della adesione alla violenza delle bande criminali che commettono crimini sempre più efferati allo scopo di affermare la loro supremazia criminale e diventare “popolari”.

Eugenio Ghiglione

Bibliografia