Nell’immaginario collettivo dominante, il rosario è percepito come una pratica religiosa obsoleta, riservata ormai solo a pochi ottuagenari e destinata probabilmente a estinguersi in tempi brevi. Eppure, milioni di persone in tutto il mondo hanno pregato il rosario per papa Francesco, sia in occasione della sua degenza in ospedale sia dopo la sua morte. A Lourdes, a Fatima, a Medjugorje, fra gli altri, le apparizioni mariane raccomandano insistentemente di pregare il rosario. Il rosario viene pregato anche in occasione di catastrofi e guerre. Insomma, a dispetto di quanto generalmente si ritiene, questa lunga preghiera sembra godere di buona salute. Ma quali sono le sue funzioni sociali? È possibile concepire una sociologia del rosario?
Che cos’è il rosario?
Il rosario consiste in quattro serie (chiamate “corone”) di 50 Ave Maria, per un totale di 200, divise a gruppi di 10 (decine) relative alla meditazione dei “misteri” (eventi o momenti significativi) della vita di Gesù Cristo e di Maria. La recita si apre con il Credo. Ogni serie è preceduta da un Padre nostro e si conclude con un Gloria al padre (la cosiddetta “dossologia”).
Recitato integralmente, il rosario può occupare fino a due ore al giorno (e oltre) del budget temporale di un individuo. Se si aggiungono altre preghiere, questa semplice pratica devozionale può diventare una parte importante del tempo di vita quotidiana di chi vi si concede.
Una “subcultura temporale rosariana”?
In casi estremi, si può parlare dell’esistenza di una subcultura temporale rosariana: una subcultura, cioè, che, in opposizione alla cultura temporale dominante, alloca i tempi da destinare alla recita del rosario in maniera tale che questi diventano, se non predominanti, almeno fortemente fagocitanti rispetto alle altre voci del budget temporale di un individuo. Essi, ad esempio, possono occupare tutto il tempo libero del credente, parte sostanziale del tempo dedicato alla famiglia e agli amici e addirittura parte del tempo di lavoro.
Non è escluso che il tempo dedicato al rosario possa entrare in conflitto (e qui si dovrebbe parlare addirittura di controcultura) con quello dedicato ad altre appartenenze, all’espletamento di altri ruoli. In questo senso, il rosario è anche sacrificio perché, sottraendo tempo al lavoro, al tempo libero, alla famiglia, impone un importante tributo alla conduzione ordinaria della vita quotidiana.
La “pia tradizione” del rosario
Secondo una leggenda ampiamente smentita dagli storici, ma accreditata da decine di pontefici fino ai giorni nostri, il rosario risalirebbe al secolo XIII e a san Domenico di Guzman a cui la Madonna lo avrebbe consegnato personalmente come strumento per combattere l’eresia catara che, all’epoca, imperversava nel sud della Francia (Calloway, 2017).
Sebbene priva di fondamento, la “pia tradizione” del rosario lascia trapelare una funzione precisa che le Autorità cattoliche hanno attribuito a questa preghiera e che è stata ribadita in innumerevoli documenti della Chiesa (Capuano, 2024): il rosario rappresenta un’“arma spirituale” forgiata per contrastare i nemici della cristianità e compiere numerosi miracoli. Ma come funziona quest’arma? Come riesce nel compito di piegare gli avversari del cattolicesimo?
Come il rosario contribuisce a sconfiggere i nemici della Chiesa
Consultando l’enorme letteratura sull’argomento (Capuano, 2024), appare indubitabile che la recita del rosario è strettamente collegata a una precisa esigenza disciplinare e pedagogica: fare in modo che masse illetterate ed esposte a messaggi eretici, eterodossi, dissenzienti o atei siano sottratte a tale “nefasta” influenza, occupando il proprio tempo in un’attività che possa risultare benefica alla Chiesa cattolica.
È la ripetizione costante e prolungata di un numero fisso di formule di preghiera, con la conseguente occupazione di quote significative del tempo quotidiano, la chiave di volta per comprendere le funzione sociale primaria del rosario: esso è concepito storicamente per rafforzare l’ortodossia degli illetterati a scapito del libero pensiero (eresia), per soggiogare le loro scelte, per orientare pensieri e convinzioni verso obiettivi prefissati, per distogliere la mente da suggestioni sovversive dell’ordine religioso e simbolico dominante. Tutto ciò è ottenuto semplicemente occupando il tempo e la mente dei fedeli in locuzioni sempre uguali e ripetitive per impedire loro di “pensare ad altro” e concepire alternative al sistema di credenze dominante.
Il rosario nasce, a tutti gli effetti, come dispositivo di condizionamento del pensiero, finalizzato a occupare la mente di chi è poco istruito, ad aggirare, senza eccessivi problemi teologici, le difese della psiche, a favorire l’abbandono di ogni critica o obiezione religiosa e ad accettare il verbo diffuso dalle istituzioni religiose dominanti.
Il rosario come strumento di controllo delle masse
In ultima analisi, il rosario è uno strumento di controllo simbolico delle masse, esercitato tramite una psicotecnica grossolana, ma efficace, basata sulla reiterazione di parole sempre uguali, che non richiedono particolari sforzi mentali. Al limite, come osserva Emanuele Giulietti, non importa neppure pensare al «significato delle parole pronunciate, ma pregare, cioè occupare la mente con cose divine e in modo concreto mettendo in opera tutte le nostre facoltà sia conoscitive sia affettive, sia spirituali sia sensitive» (Giulietti 2013, p. 42). Non importa che cosa si dice, purché lo si dica: ecco lo spirito del rosario.
Le finalità del rosario sono efficacemente incarnate dalle seguenti parole dello scrittore inglese George Orwell (1903-1950): «La massa è composta da spregevoli animali che, se avessero tempo a disposizione, sarebbero pericolosi; ad evitare rischi, è meglio che siano sempre troppo occupati per pensare» (Orwell 1966, p. 139).

Occupare il pensiero dei fedeli per molto tempo attraverso pratiche o formule sempre uguali è storicamente uno dei principali strumenti di dominio del potere, non solo religioso. Non esiste mezzo migliore per tenere impegnate le masse che occupare il loro pensiero con formule cantilenanti da recitare instancabilmente nel tempo di non lavoro (ma anche di lavoro, vista la loro estrema semplicità), impedendo alla loro mente di impegnarsi in attività critiche, potenzialmente pericolose per la divinità e l’ordine costituito.
A tutti gli effetti, dunque, il rosario si configura come dispositivo di occupazione del pensiero, più efficace di altri strumenti di propaganda (ricordiamo che la propaganda è stata inventata dalla Chiesa cattolica) in quanto agisce direttamente sulla mente dei fedeli con il loro consenso e per lungo tempo.
Romolo Giovanni Capuano
Riferimenti
- D. H. Calloway, Campioni del rosario. Eroi e storia di un’arma spirituale, Crotone, D’Ettoris Editori, 2017.
- R. G. Capuano, La Sacra Corona. Storia, sociologia e psicologia del rosario, Milano, Meltemi, 2024.
- E. Giulietti, Storia del Rosario, Cinisello Balsamo (MI). San Paolo Edizioni.
- G. Orwell, Senza un soldo a Parigi e a Londra, Mondadori, Milano, 1966.



































