Quando riescono a realizzarsi le interviste a eminenti studiosi della scienza sociologica sono sempre un un’occasione di bellezza e arricchimento culturale. Questa volta si è “volato” fino in America, ed è stato un piacere dialogare di sociologia del turismo con Marta Soligo, Assistant professor presso il William F. Harrah College of Hospitality dell’Università del Nevada, in Las Vegas (UNLV) e Visiting Professor di Sociologia del Turismo presso l’Università di Bergamo e membro dell’ American Sociological Association.
Cosa è la Sociologia del turismo?
- Dal punto di vista sociologico, il turismo negli ultimi tempi sembra essere un oggetto di studio molto considerato per le nuove dinamiche e gli impatti che sta avendo sui territori. Innanzitutto, come descriverebbe questa branca delle scienze sociali a chi si avvicina per la prima volta non solo alla sociologia in generale ma proprio agli studi sulla sociologia del turismo?
Marta Soligo – “A me piace spiegare che la Sociologia del Turismo, che inizia a farsi strada negli anni 70, ha alla base lo studio di due soggetti principali: i turisti e i membri della comunità locale (coloro che vivono nelle destinazioni). La Sociologia del Turismo, come nel resto della sociologia in generale, ci sono due livelli di analisi. C’è il livello macro, che studia il turismo come fenomeno globale complesso. Si tratta di un campo che analizza per esempio le tendenze turistiche a livello internazionale e si basa spesso sul modello positivista, usando dati numerici e statistiche”.

“Ma non solo, anche la sociologia critica ha un peso qui, soprattutto per chi si interessa ai sistemi di disuguaglianza creati dal rapporto tra globalizzazione e industria dei viaggi. Poi c’è il livello micro che analizza aspetti quali il comportamento dei turisti individuali o in piccoli gruppi o dei membri delle comunità locali, facendo leva per esempio sull’interazione simbolica e la psicologia sociale. In questo caso i metodi qualitativi, l’etnografia in particolare (come ci insegna l’antropologia), sono protagonisti”.
Una branca della sociologia molto connessa
“È anche importante sottolineare che la Sociologia del Turismo può essere considerata come un ramo della Sociologia del Leisure (tempo libero) ed è fortemente connessa ad altri ambiti quali la Sociologia Urbana e la Sociologia Ambientale. Ho già menzionato gli studi sociologici critici, come il Neomarxismo o le teorie decoloniali, che sono ora più necessari che mai. Inoltre, non possiamo non menzionare il postmodernismo e l’ipermodernismo, così come degli studi di Bauman sulla società liquida e di Urry sulla mobilità e il “tourist gaze”, concetto che prende in prestito dal “medical gaze” di Foucault, i cui studi sulla sorveglianza sono ora più rilevanti che mai. Finisco con i non-luoghi di Augè che, anche se non privi di critiche, hanno fornito spunti interessanti. Mi fermo qui ma potrei andare avanti per ore!”.
Il turismo e l’impatto sulla vita quotidiana
- Il turismo gioca un ruolo cruciale per certe economie. Spesso si sente, soprattutto nei riguardi dell’Italia, che certi luoghi potrebbero sopravvivere di solo turismo. Per certi versi sembrerebbe un pensiero tanto entusiasta quanto ingenuo… secondo lei, quanto il turismo può giocare un ruolo attivo e impattante nella vita quotidiana delle persone?
M.S. – “Mi viene subito in mente il concetto di decrescita, che sta diventando sempre più importante nell’ambito degli studi sul turismo. Questo concetto privilegia l’abbandono di forme di turismo che valutano il successo della destinazione solo in base al valore economico. Se ci focalizziamo esclusivamente sull’imperativo capitalista della crescita finanziaria a tutti i costi, problemi significativi quali l’overtourism continueranno a crescere“.
Necessità di un turismo responsabile
“Perché invece, per esempio, non iniziamo a misurare il successo della destinazione basandoci su altri parametri quali la qualità della vita dei residenti e dell’ambiente? È importante sottolineare che anche il concetto di decrescita, così come quello di sviluppo sostenibile, non è esente da critiche: alcuni studiosi evidenziano come entrambi si basino su modelli di matrice occidentale, rischiando quindi di non tenere conto di prospettive e contesti differenti. Quando ne parlo in classe, li utilizzo come spunti per mostrare agli studenti la pluralità dei punti di vista, invitandoli sempre a esercitare il pensiero critico”.
“Inoltre, per tornare alla domanda, vorrei anche citare la letteratura sul turismo rigenerativo, che sta progressivamente offrendo spunti interessanti, dato che va oltre la semplice sostenibilità ed è incentrato sulla co-creazione e sull’inclusione delle comunità e delle identità marginalizzate. Il turismo non è sempre un fenomeno negativo. Ci sono esempi dove comunità locali, spesso guidate da gruppi di donne e giovani, hanno creato modelli di turismo responsabili e sostenibili. Se però la gestione non è adeguata e la pianificazione turistica viene fatta senza avere un quadro chiaro delle conseguenze negative per i residenti e l’ambiente, gli impatti possono essere disastrosi”.
Perchè il turista può diventare un problema
- Nel senso comune si percepisce il turista come un individuo che fugge dalle routines, in cerca di svago e, in certi casi, con una certa tendenza a “perdere le inibizioni”. Pensiamo a coloro che rubano pezzi di pietra da siti archeologici o realizzano pseudo graffiti e scritte su monumenti o anche al turismo sessuale. Perché c’è questa esigenza di lasciare tracce e/o avere comportamenti fuori dal consueto?
M.S. – “Quante volte sento gente dire: “io non sono un turista, sono un viaggiatore!” È quasi come se ci si vergognasse di considerarsi turisti. Questo succede perché, e non è una sorpresa, la parola “turista” ha un’accezione sempre più negativa. Nella domanda che mi ha posto ci sono due temi chiave. La prima è il bisogno ossessivo di autenticità che caratterizza la società contemporanea. La voglia di far vedere agli altri che siamo stati veramente in un determinato luogo è diventata la priorità. E questo succede anche a costo di dimostrarlo tramite comportamenti non etici, come portare a casa pezzi di rocce o fare selfies con animali selvatici (che mettono in pericolo sia l’animale che il turista)”.

Gli atteggiamenti scorretti mettono in difficoltà
“L’altra è l’idea che, soprattutto tra i turisti occidentali, c’è un po’ l’atteggiamento: “io pago e quindi faccio quello che voglio”. Così vediamo spiagge piene di spazzatura, turisti che trattano in maniera non corretta, e spesso anche razzista, i membri della comunità locale che lavorano in hotel e ristoranti e così via. Occupando una posizione privilegiata, spesso i turisti si sentono autorizzati a comportarsi come vogliono. Io l’ho visto in una ricerca che ho svolto a Las Vegas nell’estate del 2020. In piena pandemia, guidati dall’idea: “sono a Las Vegas e voglio solo divertirmi”, i turisti non rispettavano le regole, non mettevano le mascherine e non seguivano le norme di distanza sociale. I lavoratori dei resort erano preoccupatissimi per loro stessi e per le proprie famiglie, hanno perfino scritto una lettera al giornale locale”.
Overtourism e altri fenomeni oggetto della sociologia del turismo
- Si sente parlare sempre più spesso di overtourism, in relazione al diritto alla casa e ai danni ambientali. Pensiamo al turismo di montagna, dove troppo spesso i rifiuti offrono uno spettacolo indecoroso, ma anche al tam tam degli influencer sui social che generano flussi incontrollati di turisti come nel caso di Roccaraso e dei tiktokers napoletani di qualche tempo fa. Oltre a questi assistiamo anche alla nascita dei movimenti contro il proliferare dei B&B. Ecco, come la sociologia può offrire risposte in termini di riflessione e di soluzioni?
M.S. – “La sociologia può offrire infiniti spunti di riflessione quando si tratta di overtourism. Peccato che chi si occupa di pianificazione territoriale non se ne sia ancora accorto del tutto! Al momento, per le mie ricerche uso molto quel ramo della sociologia urbana, basato sull’economia politica, che studia fenomeni come la gentrification e la delocalizzazione”.
“L’overtourism ha conseguenze pesanti sulle città, e dobbiamo basarci sull’analisi di temi quali le migrazioni dentro e fuori lo spazio urbano, la disuguaglianza sociale e il diritto alla casa. Pensiamo anche alle ricerche che si occupano di place attachment: offrono un contributo fondamentale nell’analisi del modo in cui i residenti, in un contesto dove le abitazioni vengono sostituite dagli affitti brevi e i negozi locali dalle grandi catene, vivono un senso di disorientamento nei luoghi familiari. Un altro esempio viene dalla sociologia ambientale, che diventa utilissima in situazioni nelle quali eccessivi flussi turistici portano al degrado ambientale. Si parla tanto delle navi da crociera in questo senso”.
Turismo macabro e celebrity studies
- Tra le varie tematiche delle sue ricerche, lei si occupa anche di un fenomeno molto particolare, ossia il turismo nei cimiteri di Hollywood, dove sono sepolte le star. Quanto la figura mitica del divo – la cui aura riecheggia oltre la morte – può condizionare il turismo secondo lei? È possibile realizzarlo in altre parti del mondo o è una caratteristica dello star system e della cultura americana?
M.S. – “Inizio subito con il dire che il turismo dei cimiteri delle celebrità sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo, Italia compresa. Basti pensare a cimiteri quali il Monumentale di Milano, ma anche quello di Sant’Anna ad Asolo, che ospita il corpo di Eleonora Duse, o quello di Rimini, dove riposa Federico Fellini con la moglie Giulietta Masina e il figlio Pier Federico. Per me, il turismo cimiteriale è sociologicamente molto rilevante, perché mostra quanto la nostra disciplina sia legata agli studi internazionali sulla celebrity culture”.
Dark tourism
“Oggi tendiamo a emulare le star, desideriamo sentirci vicini a loro, scattare selfie in loro compagnia e, allo stesso modo, andiamo a far loro visita anche nei cimiteri. Durante la mia etnografia nei cimiteri di Hollywood a Los Angeles, per esempio, ho osservato come le nuove generazioni, non avendo mai avuto l’opportunità di conoscere dal vivo i grandi divi del passato, come Marilyn Monroe, si commuovano davanti alle loro tombe. Poi c’è anche tutta la tematica del dark tourism, che consiste nel visitare luoghi legati alla morte, alla sofferenza e alle tragedie storiche. I cimiteri spesso rientrano in questa categoria”.
“Nel 2020 ho pubblicato un articolo accademico in cui analizzo come, nella società contemporanea segnata dal capitalismo, qualunque elemento possa trasformarsi in un prodotto in vendita o in un’attrazione turistica. In questo contesto, anche i cimiteri, che tradizionalmente sono intesi come luoghi sacri e di rispetto, possono essere reinterpretati come spazi di consumo. Inutile dire che la questione solleva numerose riflessioni etiche. Per affrontare il tema mi sono basata sulle teorie Neomarxiste della Scuola di Francoforte e sugli studi di Guy Debord sulla società dello spettacolo”.
Come fare ricerca nel campo della sociologia del turismo
- Rivolgendosi a delle potenziali studentesse e studenti, quali potrebbero essere, secondo lei, delle interessanti ricerche da fare nell’ambito di sociologia del turismo? Soprattutto, che tecniche di indagine consiglierebbe?
M.S. – “Al momento vedo che tanti studenti sono interessati al discorso dell’overtourism. Io suggerisco sempre di guardare al fenomeno da una prospettiva completa. Per esempio, per capire meglio cosa sta alla base delle problematiche, sarebbe interessante svolgere interviste qualitative con i vari stakeholders, per capire le percezioni di soggetti chiave quali residenti, istituzioni politiche e professionisti del turismo. Un altro tema che affascina le giovani generazioni è il rapporto tra turismo e ambiente, che può essere affrontato sia da una prospettiva quantitativa, per esempio analizzando le statistiche sull’inquinamento in certe destinazioni, che da una qualitativa, anche qui attraverso interviste o studi etnografici sul campo. In generale, quando si tratta di fare ricerca, io suggerisco sempre di lavorare su qualcosa che ci faccia appassionare. Il turismo è un fenomeno complesso e offre moltissimi spunti teorici e metodologici”.

Docente di comunicazione e Gestione HR. Giornalista pubblicista laureato in Sociologia con lode. Redattore capo di Sociologicamente.it.
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