Che rapporto ci può mai essere tra sociologia e serialità? come spesso accade, per poter comprendere appieno relazioni complesse, è necessario scavare a fondo, e stavolta la risposta può arrivarci attraverso una lettura storico-analitica della relazione tra fantascienza e industria culturale. Ma andiamo per ordine. In questo primo appuntamento – di tre programmati – scopriremo insieme, e in poche righe, la genealogia della serialità, dalle origini a oggi.

Sia chiaro: i brevi riferimenti inseriti nel testo sono intesi come occasione di approfondimento, ma soprattutto, in un’ottica di analisi che vede come comprimario la science fiction prossimamente, si tratta di scelte ponderate e pensate per essere utili a creare un discorso coerente.

Dalla serialità ai media digitali: genealogia di un dispositivo narrativo

La narrativa seriale e le serie televisive costituiscono forme di intrattenimento che attraversano epoche e dispositivi mediali diversi, trasformandosi insieme allo sviluppo tecnologico e ai mutamenti sociali e culturali. La serialità, intesa come una vera e propria “tecnologia del racconto” (Boccia Artieri, 2016), svolge un ruolo centrale nell’organizzazione dell’immaginario collettivo, offrendo continuità e punti fermi nel tempo. Come ricordano Ragone e Tarzia (2023), essa crea uno spazio immateriale nel quale memoria, familiarità e piacere della variazione producono fidelizzazione e abitudine alla storia e ai suoi personaggi.

Dai feuilleton alla radio: nascita di un ritmo narrativo moderno

Queste dinamiche sono già rintracciabili nel XIX secolo, con l’esplosione dei feuilleton: romanzi pubblicati a puntate sui giornali, che contribuirono a rendere la lettura un’attività di massa. Tale formato modificò in profondità il modo di fruire le storie, permettendo ai lettori di seguire trame articolate nel corso di periodi anche lunghi. Clare Pettitt (2020) sottolinea come i feuilleton abbiano avuto un ruolo decisivo nella democratizzazione dell’accesso alla lettura, preparando il terreno alla serialità contemporanea. Opere come I misteri di Parigi di Eugène Sue, emblematico feuilleton, conquistarono il pubblico grazie alla suspense e alla possibilità di costruire gradualmente personaggi e situazioni.

Con l’affermarsi della radio negli anni Venti e Trenta del Novecento, la logica seriale migra dalla pagina allo spazio sonoro, inaugurando una fase importante per la narrazione moderna. Serie radiofoniche come The Shadow o Amos ’n’ Andy mostrano come le storie a puntate potessero adattarsi ai nuovi media, catturando l’attenzione degli ascoltatori mediante episodi brevi e avvincenti. Tim Crook (1999) evidenzia come la radio introduca specifiche tecniche narrative, basate sulla dimensione sonora e sulla voce, capaci di generare tensione emotiva e coinvolgimento. La fruizione diventa spesso collettiva e immediata, e il legame tra racconto e pubblico assume una connotazione intima e quotidiana.

La serie tv The Twilight zone conosciuta anche con ai confini della realtà . Una serie dalle tinte fantascientifiche.
La serie tv The Twilight zone conosciuta anche con ai confini della realtà . Una serie dalle tinte fantascientifiche.

La serialità in tv

Con l’arrivo della televisione negli anni Cinquanta, la serialità trova in un nuovo medium audiovisivo un terreno fertile per espandersi. Serie come I Love Lucy o The Twilight Zone fissano nuovi standard di intrattenimento, portando storie e personaggi direttamente nel salotto domestico. Raymond Williams, in Television: Technology and Cultural Form (1974), analizza in che modo la TV modifichi profondamente la cultura e la vita sociale, facendo delle narrazioni seriali un fenomeno autenticamente di massa. Il mezzo televisivo consente la costruzione di universi narrativi complessi, in cui lo spettatore segue a lungo personaggi ricorrenti, che diventano familiari e affettivamente significativi.

Negli anni Ottanta e Novanta, la serialità televisiva conosce un’ulteriore svolta, orientata verso forme narrative più complesse. Serie come Twin Peaks di David Lynch o The X-Files di Chris Carter innovano profondamente il formato, introducendo trame stratificate e personaggi psicologicamente articolati. Jason Mittell (2015) mostra come queste opere contribuiscano alla nascita di quella che definisce “televisione complessa”, caratterizzata da strutture narrative che mettono alla prova lo spettatore, richiedendo attenzione, memoria e interpretazione. Vengono sperimentati giochi temporali, intrecci non lineari e forti componenti simboliche, anticipando l’odierna serialità “prestigiosa”.

Lo streaming: ecosistemi narrativi globali

L’avvento delle piattaforme di streaming – Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ e altre – segna l’ennesima trasformazione della serialità. La possibilità di vedere intere stagioni in tempi ristretti dà origine al fenomeno del binge-watching, che altera radicalmente i ritmi di consumo dei prodotti seriali. Henry Jenkins (2006; 2013) legge questo passaggio alla luce della “convergenza dei media”, evidenziando come i confini tra produzione e consumo si facciano sempre più labili. Le community di fan assumono un ruolo attivo, contribuendo alla circolazione, discussione e interpretazione dei contenuti, e talvolta influenzando le scelte produttive.

Le piattaforme, inoltre, favoriscono la circolazione globale delle serie: titoli come Stranger Things o Game of Thrones diventano fenomeni planetari, alimentando discussioni transnazionali, meme, teorie dei fan e pratiche partecipative sui social media. Jenkins definisce questo scenario un ecosistema narrativo, nel quale produzione, distribuzione e fruizione si intrecciano in forme nuove e dinamiche (2006, p. 24).

La serialità per Mittell e Parikka

In questo quadro si inserisce l’approccio ecologico-mediale di Jason Mittell (2015), secondo cui le serie TV vanno interpretate come parte di un ecosistema in cui interagiscono logiche produttive, scelte autoriali, aspettative del pubblico e condizioni economiche (ivi, p. 12). Le serie, in altri termini, non sono meri prodotti di intrattenimento, ma veri e propri artefatti culturali che rispecchiano e al tempo stesso modellano i cambiamenti sociali e tecnologici della contemporaneità.

Jussi Parikka (2019) attribuisce alle serie televisive anche una funzione archeologica: esse conservano tracce dell’immaginario di un’epoca, ma partecipano anche alla gestione di un’economia dell’attenzione che mette in relazione emozioni, significato e valore economico (ivi, p. 15). La storia della narrativa seriale, dai feuilleton ottocenteschi alle odierne produzioni digitali, appare dunque profondamente intrecciata con l’evoluzione dei media di comunicazione. In questa prospettiva, la serialità si configura come oggetto privilegiato di indagine sociologica.

Riferimenti

  • Boccia Artieri G., Gemini L., La serialità come dispositivo mediologico, Mediascapes journal 6, 2016;
  • Crook T., Radio Drama: Theory and Practice, Routledge, London, 1999;
  • Jenkins H., Ford S., Green J., Spreadable media. Creating value and meaning in a networked culture, New York, New York University Press, 2013;
  • Jenkins H., Convergence Culture: Where Old and New Media Collide, NYU Press, New York, 2006;
  • Mittell, J.. Complex TV: The poetics of contemporary television storytelling. New York University Press, 2015;
  • Parikka J., Archeologia dei media. Nuove prospettive per la storia e la teoria della comunicazione, Carocci, Roma, 2019;
  • Pettitt C., Serial Forms: The Unfinished Project of Modernity, 1815-1848, oup Oxford, Oxford, 2020;
  • Ragone G., Tarzia F., Storia e teoria della serialità. Vol I – Dal canto omerico al cinema degli anni trenta, Meltemi, Milano, 2023;
  • Williams R., Television: Technology and Cultural Form, Routledge, London, 1974;