Proviamo a ragionare insieme sulla storia del concetto tanto fortunato quanto denso di ambiguità di “Alienazione”. Questo viaggio ci porterà attraverso le tappe storico-epistemologiche di questa categoria analitica, con quattro articoli sull’alienazione in filosofia sociale (e non solo) che tratteranno in modo sintetico e accessibile le posizioni di pensatori come Rousseau, Hegel, Marx, Weber, Lukacs, Marcuse e gli esistenzialisti Heidegger e Sartre. Infine, esploreremo la situazione attuale: dove si trova oggi “l’alienazione” nella cassetta degli attrezzi di sociologi, filosofi, antropologi o, più in generale, degli analisti della società?

Per poter analizzare il concetto di alienazione, non si può non partire dalla sua collocazione nel vasto panorama delle riflessioni che l’essere umano si è posto nella sua lettura dell’esistente. Categorizzare il sapere in macro-aree come la filosofia, sociologia, antropologia, psicologia o matematica, fisica, biologia etc. può servire, nel caso oggetto di studio, per fotografare non solo gli attimi in cui questo concetto è sorto, ma anche i contesti epistemici che ne hanno consentito il fiorire. L’alienazione è un concetto che ha attraversato sviluppi sia positivi che negativi, ma la sua essenza risiede nella filosofia sociale, un ambito di ricerca che si analizza in questa prima sezione del testo.

Che cos’è la Filosofia sociale?

Alla domanda “che cos’è la filosofia sociale?” si potrebbe rispondere, anche superficialmente, affermando che essa è una branca della filosofia che si occupa del mondo sociale, delle pratiche e delle istituzioni che lo caratterizzano. Approfondendone gli aspetti, ci si potrebbe ulteriormente chiedere: “quali sono i confini che dividono la filosofia sociale della sociologia?” A quest’ultima domanda la definizione si arricchisce perché da essa emergono ulteriori caratteri peculiari come il tema della valutatività e della descrittività.

La filosofia sociale, infatti, a differenza della sociologia, oltre a leggere il mondo sociale lo valuta. Essa indaga la società sia con uno sguardo descrittivo che valutativo-normativo. I sociologi, al contrario, o almeno in grande misura, non utilizzano giudizi di valore durante il loro lavoro e si concentrano spesso sulla fotografia della società piuttosto che, per esempio, sulla diagnosi di “patologie sociali”. Nonostante questa prima demarcazione preme specificare che nella sociologia il dibattito sulla a-valutatività e oggettività non si è mai spento. Dibattiti epistemologici per una sociologia critica, pubblica e di posizione sono tuttora in atto (vedi, tra i tanti: Furstenberg 1972; Boudon 2002; Burawoy 2005a; Burawoy 2005b; Goldthorpe 2004; e il recentissimo dibattito inaugurato da Simone et al. 2023). 

Collegare alienazione in filosofia e in sociologia

Per fornire un esempio esplicativo di quanto la sociologia e la filosofia sociale siano allo stesso tempo vicine e lontane, si può partire dal tema del lavoro. La sociologia legge questo fenomeno analizzandone i cambiamenti e il rapporto tra attore e trasformazioni nella produzione economica della società. Analizza, per esempio, come il neoliberismo condiziona le condizioni di vita dell’attore sociale contemporaneo. Una riflessione filosofico-sociale, invece, si confronta con il tema del lavoro chiedendosi, primariamente, cosa sia (adottando una prospettiva di ontologia-sociale) e successivamente come l’organizzazione del lavoro dovrebbe essere. La questione normativa è fondamentale per capire il motivo per cui il concetto di Alienazione si sia inserito nella diagnosi filosofico-sociale piuttosto che nella sociologia.

La filosofia sociale, quindi, si interroga su come gli individui dovrebbero comportarsi e vivere la loro esistenza, ma non in quanto individui isolati ma in quanto membri di una società, condizione di esistenza dell’umano. Karl Marx, nell’esporre la sua posizione antropologica, descrive l’essere umano come un “animale sociale”, prendendo in prestito il concetto aristotelico di  “zoon politikon”:

“L’uomo è nel senso più letterale del termine uno zoon politikon, non solo un animale sociale, bensì un animale che può isolarsi solo nella società”. (Marx 1976:290)

Capire i concetti alla base

La libertà e l’autorealizzazione del soggetto non possono che concretizzarsi nella società. Quasi paradossalmente, il soggetto è libero e realizzato solo quando è vivo nella società, quando sa di poter gestire il suo funzionamento, afferrarlo. Lo scoglio analitico si fonda sull’indagine del rapporto esistente, o che dovrebbe esistere, tra individuo e società.

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Per questa ragione, la filosofia sociale, studiando concetti come: ideologia, alienazione, reificazione, riconoscimento, cooperazione, solidarietà e potere, intende analizzare quale direzione la società stia prendendo e in che misura sia pericolosa una strada rispetto ad un’altra. Possiamo continuare la nostra analisi dando spazio alle definizioni di filosofia sociale offerte dai suoi principali esponenti. Seppur diversi studiosi ritengono che le prime analisi di questa disciplina possano rintracciarsi già in Platone, tendenzialmente la maggioranza dei filosofi fanno partire la storia dell’analisi puntuale delle problematiche sociali con Jean-Jacques Rousseau che per primo ha svolto una riflessione sistematica nel suo Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini del 1755.

Insieme a Rousseau i principali esponenti di questa tradizione filosofica sono Hegel, Marx, Heidegger, Sartre e compatta tutta la Scuola di Francoforte.

Un appunto dalla scuola di francoforte

Proprio quest’ultima, con il suo primo esponente Max Horkheimer, definì la filosofia sociale come: “interpretazione filosofica del destino degli uomini, non in quanto meri individui, ma quali membri di una comunità” (Horkheimer 1981:35). Un’ulteriore definizione, più recente, viene data dall’esponente della terza generazione della Scuola: Axel Honneth.

Per quest’ultimo la filosofia sociale mira: “anzitutto a determinare e interpretare quei processi di sviluppo della società che si possono intendere come sviluppi distorti o disturbi, per l’appunto come “patologie del sociale” (Honneth 2017:15). La filosofia sociale parte da queste distorsioni che impediscono il proseguimento di una vita buona e cerca le condizioni sociali sovraindividuali dell’autorealizzazione e della libertà (Solinas 2018). Ora che è stata data una breve introduzione della disciplina, si analizza nelle seguenti sezioni una delle tematiche primigenie della filosofia sociale: l’alienazione.

Storia del concetto di alienazione in filosofia sociale

Come si riporta sopra, la libertà e l’auto realizzazione non possono che avvenire all’interno della società. Secondo la prospettiva Hegeliana di libertà e socialità, i soggetti sono liberi secondo la formula “essere-presso-di-sé-nell’altro”. La libertà sta nell’altro e nel “potersi realizzare nelle istituzioni e pratiche sociali con le quali ci si identifica” (Jaeggi 2015:61).

Di conseguenza una condizione alienata è una relazione con sé e con il mondo passiva, deficitaria. Una perdita di senso del rapporto con le istituzioni e pratiche sociali fa dell’individuo un singolo alienato, che sente di non avere voce, senza contatto con la società. Prima di esaminare nello specifico i temi critici dell’alienazione e come oggi sia considerata nella comunità accademica ora si ricostruisce la storia di questo concetto che, partendo da Rousseau, ha attraversato l’Europa passando da Hegel, Marx, i post-marxiani, arrivando alle scuole esistenzialistiche che da Heidegger a Sartre hanno posto altre declinazioni del concetto.

Alienazione in filosofia sociale: Rousseau

Jean-Jacques Rousseau

Jean-Jacques Rousseau è stato uno tra i più influenti filosofi del XVIII secolo. Nato a Ginevra nel 1712, ha contribuito agli sviluppi teorici e critici del pensiero moderno in ambiti che spaziano dalla filosofia politica alla letteratura e alla pedagogia. Tra le sue opere principali vi sono il Discorso sull’origine della disuguaglianza del 1755, Il contratto sociale ed Emilio, opere pubblicate entrambe nel 1762.  Morì nel 1778, e ad oggi viene considerato una delle più celebri menti della storia, un classico senza tempo. 

Il filosofo ginevrino mise in questione il rapporto individuo-società, scorgendone i limiti e le problematiche nella sua opera Discorso sull’origine della disuguaglianza. In questo testo non parlò esplicitamente di alienazione, ma descrisse la forma sociale andatasi a configurare quando l’individuo, a parere suo, entrò in contatto con quello che i sociologi chiamano “altro generalizzato” (Mead 1959), il mondo sociale.

“Ognuno cominciò ad avere considerazione degli altri e a voler essere tenuto in considerazione a sua volta, e la stima pubblica divenne un valore. Colui che cantava e danzava meglio, il più bello, il più forte, il più abile, o il più eloquente, divenne il più apprezzato; e questo fu il primo passo verso la disuguaglianza e , nello stesso tempo, verso il vizio: da queste prime preferenze nacquero, da un lato, la vanità e il disprezzo, e dall’altro, la vergogna e l’invidia; e il fermento causato da questi nuovi stimoli produsse alla fine combinazioni funeste alla felicità e all’innocenza” (Rousseau 2012: 187).

Il soggetto, diventato schiavo dell’altro, avrebbe perso la sua autenticità, avrebbe perso se stesso piegato dal conformismo. Proprio questa perdita di autenticità è la peculiarità dell’  alienazione. Il fenomeno di appiattimento dell’individuo che,  conformato, non si distingue più, è la patologia sociale descritta da Rousseau, una patologia che possiamo chiamare “alienazione”. La prospettiva antisociale del filosofo è senza soluzione. Solo successivamente con il “Contratto sociale” cambierà idea sotto diversi aspetti. Possiamo comunque affermare che per Rousseau l’individuo è condannato al conformismo e che questa configurazione è per lui irreversibile.

L’Emilio

La sua posizione, però, non impedisce al filosofo di ricercare metodi correttivi, come quelli educativi descritti ne L’Emilio, dove come obiettivo si pone quello di ritrovare l’autenticità contro il dominio della società appiattente (una prospettiva simile è quella che affronteremo in Heidegger e il suo Dominio-del-Si). Rousseau crede successivamente in un potenziale superamento, questo potrà avvenire solo con un cambiamento qualitativo delle istituzioni sociali che devono essere ritrovate dagli individui e fatte proprie. Il farsi proprie delle istituzioni però ha un costo, una nuova alienazione, ma positiva. Così vediamo come,  per il filosofo di Ginevra, l’alienazione può assumere due facce. La prima, negativa, dovuta ai mali della società come terreno di mera accumulazione di ricchezza e perdita dell’autenticità. Gli individui sono alienati perché schiavi delle apparenze:

“mentre il selvaggio vive in se stesso, l’uomo sociale, sempre fuori di sé non sa vivere che nell’opinione degli altri e per così dire solo dal loro giudizio trae il sentimento della sua propria esistenza" (Rousseau 2012: 118).

Il contratto sociale

Successivamente, come accennato poco sopra, il filosofo effettua una virata positiva nella lettura del concetto. Nel suo Contratto sociale del 1762, la sua diventa un’analisi” tecnico-giuridica dell’alienazione” (Camporesi 1974). La soluzione è la creazione di una repubblica, dove ogni individuo aliena se stesso e i propri diritti in nome di un bene comune, la collettività. Quest’ultima concezione positiva dell’alienazione è l’unico modo intravisto da Rousseau per sciogliere i nodi della sua precedente versione. Per proteggere gli individui dalle disuguaglianze e dall’alienazione la soluzione è l’alienazione stessa, ma in senso solidale dove ognuno è tutelato da una repubblica fondata, appunto, su un contratto sociale. Come riporta Camporesi, il filosofo Fetscher afferma: “Il tema del Contratto sociale non è l’abolizione, bensì la legittimazione delle catene”. (1974:10).

L’alienazione, quindi, non cessa di esistere, ma cambia forma. Essa non coinvolgerà in sè la natura dell’essere umano, ma la sua concessione dei diritti, che vengono alienati e trasferiti in un’entità superiore, lo stato. In conclusione, possiamo affermare che, per Rousseau, l’individuo è alienato appena incontra la società, quindi è un’alienazione nel sociale ma, successivamente, ribalta la sua prospettiva affermando che il soggetto potrà avere la propria liberazione e auto-realizzazione solo mediante la società e, di conseguenza, quando è alienato è alienato attraverso il sociale. Questa doppia determinazione dell’alienazione, nel sociale e attraverso il sociale sarà fondamentale per poter leggere e comprendere i filosofi che lo hanno succeduto.

Alienazione in filosofia sociale: Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) figura tra i filosofi più rilevanti nella storia del pensiero occidentale. Originario di Stoccarda, Hegel si è formato in filosofia e in teologia, inaugurando un sistema filosofico fondato su una concezione dialettica del pensiero e della storia. Il pensiero, per Hegel, in quanto dialettico, comprende momenti dell’essere in sé, essere per sé ed essere in sé e per sé e procede mediante contraddizioni. Hegel, si sa, è forse uno dei filosofi più complessi della filosofia moderna, per questo motivo verrà riassunto estremamente il suo contributo legato al concetto oggetto d’analisi.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

In tale sistema dialettico gioca un ruolo chiave l’alienazione. Ne è un esempio La fenomenologia dello spirito (1807) , in cui Hegel delinea lo sviluppo dello spirito e della coscienza umana nella storia. Per Hegel, tuttavia, lo spirito non è tanto la singola coscienza quanto piuttosto l’umanità in quanto essa ha consapevolezza di sé come ragione e che, come tale, si sviluppa attraverso le epoche. Lo spirito si manifesta sia a livello soggettivo, come volere libero, che oggettivo, ovvero nelle istituzioni sociali e culturali come la famiglia, la società civile e lo Stato. In questo stadio, lo Spirito si concretizza nelle leggi, nelle norme etiche e nelle strutture politiche, che rappresentano la volontà collettiva e la razionalità comunitaria. La storia è un processo dinamico di autocoscienza e realizzazione dello spirito. Il filosofo vede quest’ultimo come una forza in continua evoluzione che, attraverso conflitti e sintesi, si avvicina sempre più alla consapevolezza completa di sé e del mondo.

Alienazione in filosofia: la perdita del soggetto

L’alienazione è costitutiva di questo processo di sviluppo. Essa consiste nel fatto che lo spirito, rendendosi oggettivo, cioè, realizzando la propria razionalità tramite le proprie azioni e istituzioni, cioè, creando il proprio mondo, si fa esterno a se stesso e non si riconosce in esso. Tale alienazione può però essere superata attraverso un processo dialettico in cui lo spirito giunge a riconoscere nel mondo esterno l’oggettività che esso stesso ha prodotto, dunque la realizzazione di sé stesso.

Il cuore del problema si trova, quindi, non nella perdita del soggetto, ma nel suo slegarsi dalla società. Alienazione è scissione. Lo Spirito, nel suo essere-altro, nel suo sviluppo, estranea l’individuo dal mondo e questa scissione comporta la sua ri-congiunzione. Hegel considera l’alienazione come un momento dialettico necessario all’interno del processo di autorealizzazione dello spirito. Questa scissione è l’alienazione. È il momento in cui lo spirito si divide e si confronta con la propria alterità, ossia con ciò che è altro da sé. Attraverso questa tensione, lo spirito può progredire verso una sintesi superiore, riunendo questi opposti in una forma più alta di autocoscienza.

Alienazione in filosofia sociale… non finisce qui

L’analisi del concetto proseguirà con altri pensatori che ne hanno segnato lo sviluppo. Karl Marx sarà uno dei prossimi filosofi che tratteremo, egli ha posto delle importanti fondamenta per una rinnovata trattazione, sempre più ricca, che ha coinvolto pensatori come Weber, Lukacs, la Scuola di Francoforte, Heidegger, Sartre e i contemporanei Rosa, Jaeggi e Piromalli.

Nei prossimi articoli si cercherà di riportare le teorie di questi giganti del pensiero e si farà un focus finale sulla crisi del concetto e i tentativi contemporanei di una sua rivitalizzazione. Arricchiamo la nostra consapevolezza su questi temi fondamentali e curiamo il nostro senso critico. Sapere aude!

Andrea Leonardi

Bibliografia

  • Boudon, R. “Sociology that Really Matters.”, European Sociological Review, vol. 18, 2002, pp. 371-378.
  • Burawoy, M. “The Critical Turn to Public Sociology.”, Critical Sociology, vol. 3, 2005a, pp. 313-326.
  • Burawoy, M. “Rejoinder: Toward a Critical Public Sociology.”,Critical Sociology, vol. 3, 2005b, pp. 379-390.
  • Camporesi, Cristiano. Il concetto di alienazione da Rousseau a Sartre. Sansoni, 1974.
  • Furstenberg, Friedrich, et al. “Dialettica e positivismo in sociologia”. 2nd ed., Einaudi, 1972.
  • Goldthorpe, J. H. “Sociology as Social Science and Cameral Sociology: Some Further Thoughts.”,European Sociological Review, vol. 20, 2004, pp. 97-105.
  • Hegel, Georg Wilhelm Friedrich, “La fenomenologia dello spirito: sistema della scienza”, parte prima: edizione del 1807. Einaudi, 2008.
  • Honneth, Axel, “La libertà negli altri: saggi di filosofia sociale”. Il mulino, 2017.
  • Horkheimer, Max, “Studi di filosofia della società”, Einaudi, 1981.
  • Jaeggi, Rahel, “Alienazione”. EIR Editori internazionali riuniti, 2015.
  • Marx, Karl, “Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica: “Grundrisse.”, Einaudi, 1976.
  • Mead, George Herbert, “La filosofia del presente”, Guida, 1986.
  • Rousseau, Jean-Jacques, “Discorso sull’origine della disuguaglianza; Contratto sociale”, Bompiani, 2012.
  • Simone, Anna, et al., “Sociologia di posizione: prospettive teoriche e metodologiche”, Meltemi, 2023.
  • Solinas, Marco, “Rahel Jaeggi, Robin Celikates”, in Filosofia sociale. Una introduzione, traduzione, introduzione e cura di Marco Solinas. Le Monnier Università, vol. 1, 2018, pp. 1-134.
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