Avete presente nel quartiere di Camden Town a Londra quei negozi pieni di zeppe, corpetti, piercing, catene e abiti in velluto? Ecco, se vi siete mai chiesti chi siano i tipici consumatori di quegli shop e il perché dello stile total black, tenetevi pronti: state per scoprire il mondo dei Goth.

C’erano una volta i Goti

I Goth sono senz’altro una delle più longeve ma anche più confuse subculture che siano mai esistite. Chi le ha associate esclusivamente al mondo del macabro, chi ai dark appassionati di heavy metal, chi ancora a movimenti depressi fautori del suicidio. Eppure, dietro al nome Goth, che certamente deriva da “Gothic” e cioè Gotico, si cela una lunga storia molto più ricca e intrisa di contenuti che vanno ben oltre il viso pallido e l’eyeliner. Per cominciare la parola “Goth” deriva da Goti, la tribù germanica che decretò la fine dell’impero Romano d’Occidente. Divenuto sinonimo di barbaro, specie a seguito della caduta di Roma e della Cristianizzazione dell’Europa, nell’Età dei Lumi il termine “Gotico” iniziò ad essere associato all’architettura del Medioevo, assumendo così una valenza del tutto denigratoria e volgare soprattutto se confrontata alla cultura e all’arte dei classici greci e romani.

Poi, verso la fine del ‘700, le cose cominciarono a prendere una piega diversa al punto che vennero piantati proprio i primi semi della subcultura. Nel Regno Unito, infatti, alcuni artisti, architetti e aristocratici, un po’ nostalgici dell’arte gotica, presero una posizione diversa e cominciarono a ribellarsi, facendosi portatori di valori altri rispetto all’ordine, alla ragione e al rigore tipici dei classici: la creatività e la passione andavano messi in primo piano, così come lo stile tipico del Medioevo, fatto di oscurità e di mistero. Ecco allora nascere i Goth, chiamati così per la prima volta da Horace Walpole (che, attenzione attenzione, fu anche il primo a usare il termine serendipity!), autore de “Il castello di Otranto“, il primo romanzo gotico mai scritto, da cui si sviluppò un filone letterario e tutta un’iconografia intrisa di elementi scuri e grotteschi.

Il ruolo della musica nella costruzione dello stile

L’etichetta “Gothic Rock” fu usata per la prima volta dal critico John Stickney per descrivere la musica e la violenza che contraddistinsero i concerti dei Doors nell’autunno del 1967, in netto contrasto rispetto all’atmosfera hippie e rilassata che aleggiava ancora nell’aria dopo la celebre Summer of Love di quello stesso anno. Dopodiché si tornò ad utilizzare l’aggettivo “gotico” solo più avanti, verso la fine degli anni ’70, in riferimento ad alcune band post punk e alla loro musica intrisa di solitudine e desolazione. Un genere scuro che ha contribuito alla creazione dello stile distintivo dei Goth, ma che deve molto a sua volta ad alcuni predecessori, come David Bowie per l’aspetto androgino e la voce calda e profonda, i Joy Division per l’inclinazione dark e un po’ depressa, i Siouxsie and the Banshees per il look della loro cantante Siouxsie Sioux, una vera e propria icona dallo stile total black che spinse a tingere di nero unghie, calze a rete strappate, abiti vittoriani, pizzi, insomma tutto l’abbigliamento. Poi quando nel 1979 i Bauhaus pubblicarono il singolo Bela Lugosi’s Dead, intriso di elementi macabri e tenebrosi, tipo pipistrelli, sangue, tombe, campanili e cimiteri, tutto diventò sempre più marcatamente funesto, dallo stile dei Goth alla musica delle band protagoniste del Batcave di Londra, il club più leggendario della scena, diventato famoso per aver ospitato i The Cure, i Sex Gang Children, i Siouxsie and the Banshees e i Alien Sex Fiend.

Cosi grazie alla diffusione del Gothic rock, alle band, ai loro live e alle radio, il terreno si fece via via più fertile, finché quando arrivarono gli anni ‘80 ci fu una vera e propria esplosione della scena, soprattutto tra i teenager, i più attivi nel rivendicare la loro identità distintiva, priva di connotazioni politiche, aperta e tollerante rispetto alle questioni di razza, sessualità e genere, ma in netto contrasto con i trend e il mainstream, a favore invece della creatività individuale e della libera espressione di se stessi.

Maschile e femminile, che importanza ha?

Per quanto la subcultura Goth sia estranea a qualsiasi connotazione politica, il loro approccio distintivo ha da sempre espresso una certa disapprovazione nei confronti delle norme eterosessuali e delle categorie di genere. Per questo la loro trasgressione può essere considerata una vera e propria reazione finalizzata alla decostruzione dei ruoli. Gioielli, piercing, trucchi, capelli lunghi, corpi esili e vestiti minimali sono solo alcuni degli elementi che hanno reso femminile e ambiguo lo stile dei Goth, sbeffeggiando così stereotipi e modelli sociali, in favore della bisessualità e della libera espressione di sé.

Poi, come sempre accade, l’industria della moda e i media cominciarono ad appropriarsi dello stile Goth, strappando ad esso ogni tipo di significato. I film Dracula di Bram Stoker, Intervista col vampiro, Il Corvo, usciti negli anni Novanta sono solo alcuni esempi di come il pallore, i canini finti e le lenti a contatto colorate siano stati usati per creare dei personaggi vampireschi e spaventosi fomentando così il luogo comune che vede strettamente connessi i Goth con il mondo horror. Eppure dei Goth non bisogna avere affatto paura. Certo, a meno che non proviate a scattare una foto in uno di quei negozi di Camden Town, perché allora sì potreste improvvisamente cambiare idea!

Alice Porracchio

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Alice Porracchio

If there’s not a rebellious youth culture, there’s no culture at all. It’s absolutely essential. It is the future“.