Il fenomeno delle fake news è letteralmente esploso negli ultimi tempi all’interno della nostra quotidianità mediatica. Falsi strumenti di comunicazione, notizie create ad arte perché funzionali al raggiungimento di scopi particolari: destabilizzare l’establishment di una nazione, i delicati rapporti politici, interni ed esterni, che intrattiene con altri attori istituzionali, influenzare le masse, sovvertendo gerarchie valoriali e sociali. La deontologia e l’etica comunicativa tout court condannano la proliferazione delle cosiddette “bufale”, la cui visibilità è ormonata, iperesteriorizzata dalle dinamiche viralizzanti tipiche della Rete. Anche la Comunità Europea se ne è occupata formalizzandone, nelle sue direttive, la definizione con il termine “disinformazione”, che ne ufficializza l’importanza e delegittima il fake, relegandolo alle elucubrazioni mediatiche di sedicenti pseudo-esperti. Tuttavia le intrinseche caratteristiche popolari di questo termine lo rendono parte integrante del linguaggio comune e ci consentono di continuare ad utilizzarlo.

Le fake news nella storia

Ma tentiamo di inquadrare meglio il problema e sfatare alcuni miti: il termine inglese “fake news” (notizie false) indica la creazione di notizie intenzionalmente inventate, ingannevoli o distorte, con il deliberato intento di disinformare attraverso i mass media, intesi come loro catalizzatori diffusivi. Esse non rappresentano un fenomeno moderno, figlio della globalizzazione o della postmodernità, ma sono sempre esistite e affondano le loro radici sino al III sec. d. C. con “la donazione di Costantino”: essa rivela come l’imperatore Costantino, una volta guarito miracolosamente dalla lebbra per intercessione “divina” di papa Silvestro I, in segno di gratitudine, si fosse convertito al cristianesimo e avesse donato un terzo del suo impero alla chiesa. Una fake news strumentale alla necessità di fornire una base eziologico-esplicativa accettabile alle pretese papali sul potere temporale. Nel cinquecento il filologo Lorenzo Valla accertò che il documento apocrifo era un falso, ma questo non servì a smentirlo, dato che svolse il suo compito di legittimazione fino al 1870 con la presa di Roma.

Come si diffondono le fake news?

1. Una parte è condivisa sui social da persone che, senza una verifica approfondita, condividono, rilanciano o retwittano informazioni false.
2. Attraverso l’attività dei giornalisti, fonte ritenuta legittima e autorevole, che diffondono informazioni emerse dal web e dai social in tempo reale senza controllare.
3. Attraverso l’opera di gruppi d’influenza malcelatamente collegati tra di loro che tentano di influenzare l’opinione pubblica.
4. Grazie a tecniche di comunicazione che creano campagne sofisticate e dedicate di disinformazione attraverso Internet.

Alle origini delle fake news

In primo luogo assistiamo costantemente ad un uso strumentale del messaggio: ossia si cerca di “colorare” una notizia o di metterla maggiormente in risalto perché funzionale, rispetto ad altre, a perseguire fini di consenso politico, sociale o di semplice popolarità di una classe dirigente o di un gruppo d’influenza come detto. Ad esempio, ciò avviene quando in un tg, invece di parlare del tasso disoccupazione in aumento, si punta la lente su un lieve incremento del Pil rispetto all’anno precedente attraverso la cosiddetta “teoria della distrazione”.

In secondo luogo, in alcuni casi, emerge una certa superficialità di chi fa informazione, ad esempio nella verifica delle fonti e dei fatti, una delle regole più importanti del giornalismo, che legittima la notizia grazie dall’autorevolezza del mezzo comunicativo (quotidiano, tv o web), la veste di veridicità e come tale la diffonde. Si pensi ad esempio a tutte le notizie gravitate intorno alle vicende dei migranti negli ultimi tempi.

Il terzo punto si basa invece sulla ricerca spasmodica del sensazionalismo fine a stesso che segue logiche commerciali, di mercato, fondate sulla spettacolarizzazione della notizia che punta al gossip più basso senza, di fatto, informare.

Il quarto e ultimo punto gioca sull’autoreferenzialità del mezzo in chiave autoironica. Il web oggi è pieno di siti, pagine social e blog che creano dichiaratamente notizie false, recepite come vere da fruitori o operatori poco attenti, i quali poi si trasformano in mezzi di diffusione delle medesime. Si tratta quasi di “stakeholder”, che, nel migliore dei casi, vengono smentiti poco dopo creando una fisiologica perdita di credibilità nell’informazione. In alcuni casi, tali notizie sono finite addirittura all’interno di tg nazionali, nonché in talk show di prima serata molto seguiti dal pubblico.

Come difendersi dalle fake news

Melissa Zimdars, professoressa di Comunicazione e Media al Merrimack College in Massachusetts offre consigli utili su come smascherare le bufale digitali.

Evitare estensioni strane. Diffidate di siti che terminano con ”lo”, come Newslo. Di solito mischiano informazioni accurate con notizie false. Anche i siti che hanno estensione.com.co sono sospetti. Di solito la versione fake di siti di news legittimi.
Controllare altre fonti. Se vedete una storia che vi sembra incredibile, meglio controllare se altre fonti accreditate la riportano. Ispezionate i siti dei giornali noti e se non c’è traccia del cosiddetto scoop cominciate a dubitare.
– Fate una piccola verifica sul nome dell’autore dell’articolo. Ha firmato altri pezzi? Ha un profilo Twitter o Facebook o LinkedIn? Se non trovate nulla è probabile che si tratti di uno pseudonimo e quindi, spesso, di un articolo non veritiero.
Fate ricerca. Se un sito vi insospettisce andate a leggere la sezione “about us” o controllate se esiste su Wikipedia o se viene menzionato in altri contesti.

Alla ricerca del buon senso

Alcuni siti rispettati e autorevoli (come Forbes e BuzzFeed) permettono ai blogger di pubblicare commenti. Ma questi articoli non sono sottoposti a nessun controllo editoriale, pertanto potrebbero contenere falsità. Altro aspetto fondamentale riguarda la data. Controllate quando il fatto narrato è davvero accaduto, magari con una veloce ricerca online. A volte si spacciano per nuove notizie che non lo sono e che, in un contesto diverso, assumono un altro significato. Insomma pochi accorgimenti possono neutralizzare il fenomeno, mantenendo un atteggiamento che non sia né complottista né ciecamente accondiscendente, ma giustamente scettico verso l’informazione. In questo senso diventa indispensabile consultare più fonti di informazione. È necessario non condividere nessuna notizia sui social network senza verificarne l’attendibilità e, se si diffonde un contenuto falso, cercare di correggerlo velocemente. Ma ciò che è davvero fondamentale è usare il buon senso, la coscienza critica di chi, invece di accettare passivamente l’informazione decide di pensare, elaborare e, se serve, dubitare.

Marino D’Amore

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