Intorno a noi vediamo aumentare le persone che scelgono diete vegetariane e vegane, influencer di vegan food, attivisti ambientalisti, oppositori che accusano il fatto di essere solo una moda, opinioni e contro-opinioni di medici. Il problema dell’impatto degli allevamenti e di conseguenza del consumo di carne è oggetto di discussione pubblica e di dibattito politico. L’analisi di un campione di articoli mostra come vengano presentati due tipologie di soluzioni al problema, e può essere un’utile cartina tornasole per comprendere la posizione dell’opinione pubblica.

Allevamenti intensivi: cosa dicono i dati

Il settore zootecnico ha un grande impatto ambientale, in termini di uso del suolo ed emissioni di inquinanti. Un kg di carne di manzo richiede 326 m2 contro i 7 m2 dello stessa quantità di piselli (Our World in Data). È responsabile del 70% delle emissioni all’interno del comparto agricolo globale, e del 17% delle emissioni totali dell’UE, quindi più di tutte quelle delle automobili (Greenpeace, 2020). Secondo l’Ispra, gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di PM 2,5, secondi solo alle fonti di riscaldamento.

Il ruolo della sociologia

La ricerca sociologica, in particolare il metodo dell’analisi dei media, dà modo di avere una visione scientifica di ciò che accade nella società riguardo questo tema. Sono stati estratti 15 articoli (gennaio – aprile 2021) dal sito/mensile “Green&Blue”, analizzandone i contenuti. Si deve tener conto del posizionamento della testata: ambientalista e di orientamento politico di centro-sinistra.

food ciotola vegan

L’aiuto della tecnologia

Un terzo degli articoli proponevano rimedi tecnologici al problema: soluzioni che vengono applicate negli allevamenti e innovazioni che creano alternative ai prodotti animali, andando a sostituire gli allevamenti.

Le prime mostrano la fiducia nel fatto che la tecnoscienza possa risolvere la crisi ecologica senza cambiare i sistemi di produzione (così come sostiene la teoria sociologica della modernizzazione ecologica). Si parla ad esempio di sistemi di monitoraggio delle stalle e dei campi e packaging più “eco-friendly”: queste sembrano però essere un “lavaggio di coscienza”, perché riducono di pochissimo l’impatto dell’azienda.

Le seconde propongono ad esempio carni coltivate in laboratorio o burger vegetali con stesso sapore e consistenza della carne vera (da cui si capisce l’importanza dell’esperienza sensoriale). Il messaggio trasmesso è sempre quello che l’uomo ha la capacità di imporsi sull’ambiente forzando e modificando i processi naturali, portando al progresso e rendendo ogni problema risolvibile.

Nuovi stili di consumo

Gli altri due terzi parlano invece di insostenibilità degli attuali stili di consumo e della necessità di modificarli, per arrivare ad una ristrutturazione del sistema di produzione. Se si consuma meno carne, di conseguenza la produzione diminuirà, per mantenere l’equilibrio del mercato. Il cambiamento viene presentato nei vari articoli sia come una responsabilità dei singoli, che delle istituzioni/aziende.

Nel primo caso si danno informazioni generali sul sistema alimentare e consigli, per sostenere una scelta di cambiamento dal basso, dal singolo. Viene messa in risalto la dieta mediterranea come “modello riconosciuto dalla scienza tra i più sani al mondo”, patrimonio immateriale dell’umanità.

burger vegan food

Verso un futuro senza allevamenti intensivi

Nel secondo caso si parla di cambiamenti dall’alto: scelte di menù vegetariani nelle scuole e nelle aziende, siti di ricette che eliminano la carne, responsabilità nazionali nel stilare le linee guida alimentari. Viene presentato anche il caso di due stati americani confinanti, che hanno fatto la “guerra della bistecca”. Entrambi con economia basata sull’allevamento ma uno democratico ed uno repubblicano, uno ha proposto una giornata di menù senza carne nei ristoranti, l’altro in risposta menù a base di carne. Si vede allora come sia anche una questione politica (non solo negli Usa), e culturale/identitaria: il fatto di essere “mangiatore di carne” per molte persone è parte dell’identità, sicuramente rinforzata dall’avvento del “movimento vegano”.

Il problema dell’impatto degli allevamenti e di conseguenza del consumo di carne, come molti altri problemi ambientali, è molto complesso e ha implicazioni politiche, economiche e culturali. Il campione di articoli mostra che nel dibattito pubblico il problema non viene mai messo in dubbio ma viene interpretato secondo una discreta varietà di modi. Complessivamente, posto il posizionamento della redazione, l’analisi suggerisce che questo media interpreta come soluzione necessaria, e già in atto, un cambiamento nel presente e nel futuro degli stili di produzione e consumo alimentari.

Laura De Angeli

Riferimenti bibliografici e sitografici


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