Il bacio tesse nel tempo antropologico, sociale ed intimamente umano, l’espressione primordiale della sensorialità sessuale ed ancora prima, quella emozionale. È l’incontro che scandisce l’esaudimento di un fondamentale apparato ghiandolare, alla cui cima incontriamo l’ossitocina, conosciuta anche come l’ormone della felicità.

Il bacio attiva una mescolanza di pulsioni che s’innervano dal cervello all’insieme dei tessuti corporei, distribuendo un amalgama di stimoli.  Un gesto delicato, intenso, interiore. Un atto spirituale che abbraccia corpo ed anima. Il bacio riveste un ruolo profondo, quasi a descrivere l’accoglienza del corpo e l’ospitalità del cuore. Un anello fondamentale, che ha assunto grande attenzione nello studio delle dinamiche dell’uomo.

Tanto è vero che esso è stato approfondito, attraverso l’esplorazione di eterogenee dinamiche culturali ed insieme, di caratterialità popolare. Il bacio diventa concettualmente e praticamente, tra i principali “oggetti” di studio, in molti segmenti dell’antropologia.  Eppure la sua infinitezza, è contenuta nella definizione nudamente carnale. Questa aspetto, disegna il suo punto di partenza, per incontrarne l’essenziale diramazione.

La memoria artistica è decorata da momenti indissolubili. Tra essi il bacio di Hayez, risalente al Risorgimento. Un’opera meravigliosa, dell’omonimo pittore italiano, Francesco Hayez. Essa descrive l’approdo all’amore romantico. Il dipinto ritrae due giovani innamorati che si salutano. Probabilmente è un addio, in cui riconosciamo l’intrinseco sentimento della speranza. La bellezza dell’opera, prende per mano una delicata eleganza, visibile nel tocco gestuale dei due giovani.

il bacio di Hayez
il bacio di Hayez

Cinematograficamente, resta indimenticabile, la passione ritratta dalla pellicola Via col vento. Siamo nel 1939. Protagonisti, la deliziosa Vivien Leigh ed il fascinoso Clark Gable. Il film, diretto da Victor Flaming, traeva ispirazione dal romanzo della scrittrice Margaret Mitchell, del 1936. Via col vento divenne all’istante un grande successo. Una pellicola depositaria di un rivoluzionario contenuto sociologico. Un film storico-melodrammatico, alla cui storia d’amore dei protagonisti, s’intrecciava la narrazione della storia americana, durante la guerra di Secessione. Una descrizione eccellente, del drammatico dualismo tra nord e sud. Un fil rouge, quello di Via col vento,   dove insieme alla robustezza storica ed alla passionalità della storia d’amore, la grande sorpresa, sarà l’affermazione del ruolo di eroina della protagonista, Rossella O’Hara, alias Vivian Leigh. Da qui l’intramontabile espressione “Domani è un altro giorno”. Dichiarazione della sua tenace personalità.

Fotogramma del bacio dal film Via col Vento

Dal cinema alla fotografia. Ambito in cui il bacio fu descritto in maniera sublime, dal fotografo umanista Robert Doisneau. Il famoso bacio davanti all’hotel de Ville, 1950.  Due ragazzi che nella caoticità di un luogo frenetico, in cui lo spazio correva più del tempo, a donare lentezza e la magia del romanticismo, il bacio appassionato dei due giovani innamorati, che il fotografo francese ritrasse, nel corso di un servizio fotografico per la rivista Life.

Foto di Robert Doisneau

Con un passo avanti di qualche anno, scopriamo che anche il panorama musicale, era orientato alla divulgazione di questo atto a metà strada, tra il tessuto terreno e l’aura divina. Basti pensare al successo del Quartetto Cetra. Un imponente gruppo vocale italiano, che si affermò sulla scena della musica a metà degli anni quaranta, con “Baciami piccina”, il cui ritornello era una chiara dichiarazione di corporeità.  Negli anni sessanta sarà la volta di Adriano Celentano, che con il suo “Il tuo bacio è come un rock”, diffonderà un messaggio dall’interessante sapore pop. 

La seconda metà del novecento, sarà caratterizzata da una ferocia di contenuti. Il bacio diventa protagonista sempre più acclamato dell’universo artistico. Da Klimt a Banksy, passando per lo stupore di pellicole cinematografiche, in cui ricoprirà un ruolo centrale, Il nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Siamo nella metà degli anni ottanta. Il film è il racconto di una splendida favola dal sapore dolce, unito ad un retrogusto un po’ amaro. Una chiara metafora dell’incontro di romanticismo, mischiato al realismo che si affermava in quegli anni.  Dopo un susseguirsi temporale sempre più erotico e coinvolgente, il ventunesimo secolo, attraversa un momento di cambiamento delicato.

Una surrealità, a mio parere, impossibile da accettare. Una benda copre un’area sensuale del volto, a difesa della salute. La descrizione di questo incontro nel mondo dell’arte, assume una nuova simbologia. Una specie di fermo immagine, dove l’arte trova difficoltà a dichiararsi. Un racconto che certamente diventerà traccia storica da trasmettere ai posteri.

Un’imponente riflessione è questa che si inscrive nello scenario visionario che stiamo vivendo, e che trova inesorabilmente il suo centro, nel tema del corpo. Quello che è sempre stato il nostro totem. Fulcro spirituale. Come sta mutando il modo di percepirci? Ed ancor più, in che ampiezza si sta riflettendo sulla maniera di reinventare le nostre interazioni? Di sospendere quelle in vigore e quelle che stavano per nascere. L’obbligo della distanza. La mancanza di toccarsi e di toccare. Il desiderio di epidermide e più profondamente, la meraviglia di tenere a sé il derma. Un agglomerato emozionale che trova il suo focus nell’abbraccio ed il rivelamento ancora più intrinseco, con il bacio. Cambierà il virus le nostre relazioni? Il soma, l’anima primordiale del nostro essere.

Rosa Di Girolamo

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