Il sociologo francese Pierre Bourdieu può debitamente essere considerato non solo l’antesignano dell’innovazione metodologica ed empirica nell’ambito delle scienze sociali, ma, soprattutto, il traslatore dell’approccio de-costruttivamente de-strutturante delle famigerate strutture strutturanti (Bourdieu,1979) che, a tenore dello stesso, influenzano e plasmano le modalità procedurali dell’attore sociale, il cui senso pratico è desumibile dalle pratiche culturali e sociali di cui è egli stesso produttore e, al contempo, fruitore.

Pierre Bourdieu
Pierre Bourdieu

La distinzione: critica sociale del gusto…

Secondo Bourdieu, il processo  di costitutività del soggetto viene reificato dall’oggetto. Realtà e indi-viduo, nell’accezione più plurale che ci possa essere, stanno in un rapporto dialogico e sono il prodotto di quel processo di incorporazione che lo studioso definisce habitus; vale a dire, l’insieme di quelle strutture strutturanti (Bourdieu, 2001), che governano, essendo la mera estrinsecazione dei dominanti sui dominati, l’attore sociale; e il cui esisto visibile è manifestabile, in toto, attraverso l’analisi olistica del comportamento sociale mediante, cioè, la decostruzione sociale di quelle relazioni che intercorrono tra sistemi valoriali e appartenenze identitarie/di classe, di cui l’homo sacer/ludens, diviene portatore.

Quarto_Stato

Tale pensiero viene esplicitato in La distinzione (1979 – trad. ita. 1983), nella quale Bourdieu mostra concretamente attraverso quali scale gerarchiche avvenga la costitutività della società parigina, strutturalmente organizzata per classi sociali e manifesta, palesemente, la rilevanza della componente sociale e culturale dei comportamenti apparentemente naturalizzati per appartenenza di classe. La dialettica dei dominanti sui dominati viene emblematicamente sancita in questa opera.

…nel cyberspace

Contestualizzare Bourdieu sembrerebbe anacronistico, tuttavia, le interviste sul campo condotte dal sociologo francese sono estremamente contingenti, oggi più che mai, nell’epoca del distanziamento sociale e della socialità ristretta. Nell’era del cyberspazio, dell’eterotopia, per dirla con Michel Foucault, dell’iper-luogo e del non-luogo, distinguersi attraverso il gusto o piuttosto mediante il capitale culturale o ludico/fotografico, si pensi alla pratica del selfie oggi, è estremamente interessante. Già sul finire degli anni ‘70, Bourdieu aveva colto la rilevanza che aveva la dimensione estetica, nell’accezione più olistica che ci possa essere, come tratto costitutivo dell’identità sociale. Il gusto, diceva Bourdieu, è subordinato alla scala di appartenenza.

Identità plurali e distanza sociale nell’era del cyberspazio
Pierre Bourdieu: la distinzione sociale nel cyberspace

L’uomo crede di avere una certa predisposizione/inclinazione naturale nei confronti di quella che in realtà è frutto di pratiche sociali incorporate. Tra le variabili che decretavano le pratiche e gli usi sociali che maggiormente aggradano i borghesi parigini di quegli anni, Bourdieu cita il capitale sociale, culturale ed economico. Dall’indagine quantitativa comprende che vi è una forte correlazione positiva tra la dimensione sociale e quella estetica. I borghesi sono in grado di distinguersi dagli operai, in virtù della posizione/ruolo sociale cui appartengono, ma non per loro scelta. É una pratica sociale che scardina l’ordine precostituito del discorso. Ciò fu ulteriormente acclarato dalle rilevazioni che il sociologo fece sul campo.

L’identificazione tramite “l’uomo perfetto”

L’uso sociale del gusto è correlato al ruolo sociale dell’attore e non già naturale o biologicamente determinato; in buona sostanza, dice Bourdieu, è costruito. Lo diceva Weber, ne L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo (Weber, 1991), che le determinanti di natura sociale e culturale sono il motore di questa sovrastruttura e Bourdieu, in questa disamina, ne sviscera le eziologie. Di fatto, le pratiche sociali del gusto, erano fortemente correlate ai titoli di studio, ai desiderata ma, in buona sostanza, al ruolo agentivo/supino che per molti aspetti ha l’attore sociale all’interno di quel grande campo conflittuale che è la vita, in cui il soggetto diviene oggetto, parafrasando Marx. Infatti, diceva Bourdieu, l’identificazione sociale avviene attraverso il gusto, del famigerato «Uomo perfetto» (Bourdieu, 2001) e tale processo di costruzione identitaria, che passa attraverso una molteplicità di variabili sociografiche, culturali, psicologiche, etc, diviene volano di un ennesimo processo sociale, apparentemente privo di

Spazio cibernetico e identità plurali

Nell’attuale campo fluttuante ed etereo della vita, che confuta qualsivoglia approccio onto-genetico dell’esistenza; l’essere sociale si presenta e rappresenta attraverso agenzie di socializzazione primarie/secondarie: il mondo dei media. Social network e spazi identitari plurali fanno da sfondo alla nuova generazione dei Neet e dei cosiddetti nativi digitali, che si identificano e formano gruppi virtuali dai cui processi di costruzione relazionale dipende l’intero capitale sociale di un soggetto. Quell’era e quei dispositivi che il Filosofo Giorgio Agamben definisce come: Ciò che colpisce nelle reazioni ai dispositivi di eccezione che sono stati messi in atto nel nostro Paese (e non soltanto in questo) è l’incapacità di osservarli al di là del contesto immediato in cui sembrano operare (Agamben, 2020).

Pretty young smiling girl in glasses taking a selfie
Come inquadrerebbe Pierre Bourdieu i nativi digitali?

Dispositivi che il filosofo definisce come capillari nella società della biosicurezza e della biopolitica e che conferiscono immediatezza e pluralità ad un’identità ipsem per dirla con Ricoeur. Se l’individuo, quindi, si identifica socialmente attraverso la rete virtuale che diviene poi sociale e, quindi, medium per distinguersi o aggregarsi all’Altro, quanto è attuale la ricerca di Bourdieu?

Tecnologie del potere?

Lo è, se pensiamo alle asserzioni fatte dal medesimo in La fotografia. Usi e funzioni sociali di un’arte media (Bourdieu, 1960), in cui il sociologo definisce la funzione sociale dell’immagine fotografica. Nell’etnografia condotta negli anni ‘60, infatti, si scorge la fallacia della mera dimensione iconologico-referenziale della “Veronica” (Icona-vera immagine) e si coglie il punctum di Barthesiana memoria. Gli uomini, afferma Bourdieu, si identificavano con la propria classe sociale (contadini, fotografi, borghesi, etc) grazie all’uso funzionale e sociale che esplicava la fotografia, e che esplica ad oggi, nell’hinterland francese.

Pierre Bourdieu descrisse la funzione sociale della fotografia.

Oggi, forse, non assistiamo al medesimo ruolo agentivo dell’immagine? I ragazzi e gli adolescenti utilizzano i dispositivi di efficacia e le “tecnologie del potere” di Orwelliana memoria per dar vita alla caleidoscopica identità del sé: plurale, ludica, socialmente ristretta ed apparentemente aggregante.

Valeria Salanitro

Bibliografia

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