A pochi giorni dal voto referendario nel Regno Unito, gli assetti economici e politici dell’Europa occidentale cambiano in maniera drastica. Proveremo, attraverso articoli complementari, ad analizzare cosa sta succedendo in UK e nel resto d’Europa dopo il risultato del referendum (Brexit) che vede la Gran Bretagna lasciare l’Unione Europea dopo ventitré anni dalla sua fondazione.

Le possibili ragioni di questo risultato

David Cameron, Premier inglese, incerto sul suo futuro dopo il Brexit
David Cameron, Premier inglese, incerto sul suo futuro dopo il Brexit

Il malcontento generale degli ultimi anni ha spinto la popolazione inglese e gallese a reificare i propri timori e le proprie perplessità verso una politica comunitaria dettata dalla Germania e dalla Francia. Sebbene il Regno Unito non sia stato colpito dalla crisi economica e finanziaria, e i tassi di disoccupazione non abbiano mai superato il 5% durante queste due decadi, gli effetti secondari delle politiche di austerity sulle nazioni europee del mediterraneo si sono tradotte in una forte e incontrollabile migrazione dai paesi del sud Europa verso l’Inghilterra.

La paura del terrorismo, fomentata dai media e dalla stessa politica estera britannica, si traduce nell’abiurazione dei trattati firmati, tra i quali spiccano per le conseguenze sulle migrazioni gli Accordi di Shenghen e la Convenzione di Dublino. Il primo riconosce il diritto alla libera circolazione di persone, merci e capitali finanziari; la convenzione di Dublino impone alla prima nazione nella quale giungono i rifugiati ad ospitarli e a dargli asilo.

Così, d’un sol colpo, la Gran Bretagna ritorna ad essere un arcipelago distaccato dal resto d’Europa. Si tratta di un voto identitario, probabilmente visto come un approccio xenofobo o autarchico alle complicazioni derivanti dal progressivo crollo delle sovranità nazionali degli stati europei in favore di una politica centralizzata, trascinata da una Germania legittimata in quanto tale e senza troppe motivazioni.

Quasi la metà della popolazione ha votato per rimanere. Si tratta per la maggior parte di giovani, con titoli accademici e benestanti: le persone meno coinvolte dagli effetti della crisi, seppur marginaleScozia, Irlanda del Nord e Gibilterra hanno votato per rimanere nell’Unione Europea. Il grande disappunto degli scozzesi trova radice nel referendum del 2014, dove si votó per rimanere nel Regno Unito o diventare uno stato indipendente. La popolazione votò per restare nell’UK, soprattutto per non vedersi esclusa dalla comunità europea.

La difficile situazione di Gibilterra

L'affair Gibilterra: resterà inglese o diventerà spagnola?
L’affair Gibilterra: resterà inglese o diventerà spagnola?

A Gibilterra, il 95% dei votanti ha preferito rimanere in Europa, cosa fondamentale per l’economia locale e per quella britannica, data l’importanza strategica dell’unico porto e scalo merci nel continente. All’indomani delle votazioni, il ministro degli esteri spagnolo García-Margallo (nipote di due generali che guidarono l’invasione del Marocco e l’anessione di alcuni territori marocchini alla Spagna) mette in discussione il territorio di Gibilterra in quanto “questione spagnola”, che l’Inghilterra deve ora affrontare con le autorità spagnole. La proposta è chiara: per il ministro, Gibilterra deve ritornare alla Spagna nel giro di qualche anno, passando per un periodo di transizione con doppia bandiera.

Quanto annunciato ha messo i brividi alla popolazione locale. Il governatore ha prontamente dichiarato l’assurdità delle pretese, in quanto la penisola a sud de La línea de la concepción è territorio inglese, come lo è la sua popolazione.

Perché il Regno Unito è stato l’unico a rifiutare l’euro?

Un giorno dopo le votazioni, la sterlina crolla nel cinismo generale degli altri stati e cittadini europei. Il Regno Unito è stato l’unico Paese a rifiutare l’euro. Perché? Ci sono varie ragioni che possiamo individuare.

1. Il valore dell’euro fu deciso basandosi sul valore del marco tedesco. 1 marco vale 1 euro. Il valore nettamente superiore della sterlina ha dissuaso gli inglesi dall’adottare una moneta di valore inferiore.

2. L’economia inglese è quasi sempre stata indipendente da quella europea, in quanto la rete del Commonwealth e le “ex colonie” sono state nei secoli piú che sufficienti a far sviluppare la potenza economica britannica e il valore della sterlina stessa.

3. Il prezzo dell’oro è vincolato alla sterlina. Sui mercati internazionali l’oro è acquistabile solo con sterline; pertanto chi vuol comprare oro, deve prima comprare sterline. Il valore della valuta aumenta passivamente, e nella misura con cui il prezzo dell’oro aumenta (ed aumenta sempre).

La svalutazione della sterlina ci appare come un’ennesima speculazione dell’economia virtuale, una sorta di “sfiducia”, una frustata assestata dalla mano invisibile del mercato finanziario ad una nazione che sta ripensando sé stessa (o a sé stessa), legittimata dal voto popolare e dalla sovranità nazionale. Accanto a questo, le dichiarazioni dei leader europei lasciano ancora più perplessi del Brexit in sé: se da una parte i firmatari del Brexit hanno pensato ad un perido di transizione di un paio d’anni, il resto dei governi europei preme per un rapido e indolore distacco, guardando con diffidenza e una celata ostilità una parte di quella famiglia europea che tanto hanno celebrato. Nelle dichiarazioni di Renzi sul Brexit, il Primo Ministro afferma: “Le Istituzioni europee sono nella convinzione di garantire con qualsiasi mezzo la stabilità del sistema finanziario e la sicurezza dei risparmiatori”.

Che fine fa il trattato di Shenghen?

Il clima politico internazionale si raffredda, a poco tempo dalle decisioni sul TTIP e tra le pressioni delle due super potenze mondiali. Per i cittadini comunitari quindi valgono le regole precedenti al trattato di Shenghen: sarà meno facile partire all’avventura verso Londra e Birmingham aspettandosi di trovare lavoro sul posto. Per chi è giá in Inghilterra da qualche anno il problema dovrebbe però essere di minor entità, in quanto il Regno Unito riconosce il permesso di residenza o addirittura la cittadinanza dopo 5 anni di contributi. Resterà spinosa la questione della grande quantità di immobili comprati da risparmiatori inglesi su tutta la costa spagnola ed italiana, sull’accessibilitá e sui tempi di permanenza.

Sia l’Europa che l’Inghilterra accettano il risultato del referendum; resta ancora da capire perché il risultato del voto referendario sul Grexit non abbia goduto di tanta popolarità e legittimità.

René Verneau

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