Byung Chul Han è forse il più attuale dei filosofi del panorama contemporaneo. Ascoltare le sue parole, oggi, è un atto di coraggio. Un modo per guardare criticamente noi stessi e renderci conto di quanto ciò che abita la nostra psiche sia plasmato ed installato dal sistema, per dirla alla Parsons, in cui viviamo.
Chi è Byung Chul Han?
Han, filosofo sudcoreano formatosi a Berlino, è un grande critico della società odierna, del suo neoliberismo e del suo individualismo. Sin dall’ascesa di statisti come Margareth Tatcher e Ronald Reagan, il mondo ha visto un ritorno al libero mercato, alle privatizzazioni di massa e soprattutto ad una marcata e martellante responsabilità personale. E’ proprio qui che Han concentra il suo studio sociologico: viviamo in un mondo che ci isola attraverso l’iperinformazione, che ci drena, che impianta dentro di noi il seme del neoliberismo: l’automiglioramento, ovvero il continuo investimento su se stessi al fine di raggiungere il più alto livello di produttività richiesto dalla società. Cerchiamo allora di superare ogni nostro limite, umano e personale, arrivando quindi allo stremo, a quello che Han chiama “stanchezza”.
Il consumismo contemporaneo
Non ho potuto che soffermarmi su quanto la cultura del miglioramento personale sia spaventosamente legata al consumismo. Siamo ormai tutti più che coscienti di vivere in un mondo usa e getta, à la carte, dove ogni bene e servizio è immediatamente fruibile. Ciò ci spinge a desiderare, ad acquistare, a consumare ogni momento della nostra vita. Importante dev’essere però il come acquistiamo, che al giorno d’oggi oscura l’osservazione del cosa.
Il ruolo degli influencer
Fondamentale è partire da un presupposto: citando Gabriella Tupini (psicologa particolarmente apprezzata in rete) la nostra mente è condizionata. Facile dunque dedurre come anche le nostre scelte di consumo lo siano. Come? La risposta è abbastanza semplice. La base del marketing odierno poggia sui social media, rendendo gli influencer i più grandi e potenti venditori sul mercato. Pochi si soffermano però sul significato di influencer, che in questa analisi risulta più cruciale che mai. Influencer significa influenzatore, un qualcuno capace dunque di poter influenzare e smuovere le masse che già Le Bon studiava. Gli influencer propongono in effetti prodotti attraverso contratti pubblicitari con svariate aziende internazionali e non. Tutto ciò potrebbe sembrare una banale logica pubblicitaria, ma in realtà sconfina in una delle più sottili forme di manipolazione psico-economica. Ciò che però sfugge è, come dicevo precedentemente, il come.
Come si acquista nel consumismo contemporaneo
Gli influencer non vendono prodotti, vendono stili di vita. Quegli stessi stili di vita che il neoliberismo ha impiantato nelle nostre categorie “kantiane”: perfezione, produttività, inumanità. Noi, passivi fruitori di tali contenuti, non possiamo che sognare di poter raggiungere tale livello di integrazione sociale. Essere belli, perfetti, performanti è fuori da ogni standard umano, ma per Han la nostra società vuole superare tali confini biologici. E così, nella speranza di poter diventare parte integrante della società neoliberista, acquistiamo quei prodotti che gli influencer promuovono, sperando addirittura di poter diventare le webstar stesse, di poter (come loro fanno credere) superare ogni confine psico-socio-biologico, diventando dunque perfetti ingranaggi del sistema produttivo capitalistico moderno.
Si arriva allora a divorare prodotti che non ci servono, che non ci appartengono, anelando una produttività inumana e soffrendo. Soffrendo perché, ciò che ci viene chiesto va oltre gli antichi e contemporanei confini dell’animale umano. Come possiamo continuare ad essere vittime di un sistema che ci spegne, che ci ricovera, che ci divora? Siatene liberi.
Agostino Lombardi
Riferimenti bibliografici
- Byung Chul Han, Psicopolitica, Milano, Nottetempo, 2016
- Byung Chul Han, La società della stanchezza, Milano, Nottetempo, 2020
- Fabio Manenti, Introduzione alla microeconomia (per i mercati digitali), Milano, McGraw Hill, 2024


































