La condizione socio-economica influenza negativamente le relazioni interpersonali? sembrerebbe di sì: siamo sempre più dipendenti da stereotipi, preconcetti e pregiudizi sulle relazioni umane e oggettuali. E questo si riperquote sottoforma di dissociazione sociale. Ma andiamo nel dettaglio.

Dissociazione sociale e negazione dell’altro

La Società attuale è priva dei mezzi necessari per garantire alla maggioranza dei suoi cittadini una dignitosa vita in tutte le sue dimensioni fra cui ad esempio: il lavoro, i servizi sanitari, una scuola equa e garante di tutti i suoi allievi indipendentemente dal colore della pelle, dal sesso, dalla lingua.

La negazione dell’altro è sinonimo di precarietà intellettuale, intolleranza, mancanza di fiducia, le comunicazioni si interrompono, le relazioni diventano sporadiche e rancorose. La mente, la conoscenza e l’esperienza che ne derivano sono chiuse, antisociali. La prima risposta che si palesa è quella che potremmo definire Dissociazione Sociale.

La Dissociazione Sociale sviluppa tipi individuali e poi collettivi negativi. Il gruppo dissociato è più pericoloso dell’individuo dissociato, infatti mentre quest’ultimo rimane chiuso in sé stesso negando agli altri la sua possibile integrazione e partecipazione, il gruppo dissociato manifesta comportamenti collettivi che potrebbero sfociare in forme estreme di Razzismo, Sessismo, Omofobia, Antisemitismo, in sintesi intolleranza nei confronti di chi risulta distante da sé. Nel gruppo, inoltre, l’io di ogni persona diventa Es: impulsivo maldestro interessato esclusivamente alla soddisfazione dei propri bisogni negando l’altrui interesse.

Uno dei mali delle odierne società industriali Pan lavoristiche risulta dalla Dissociazione Sociale dell’io e del noi. Il superamento di questo stato di bisogno, di estremo egoismo intellettuale e pratico in termini di materialismo dell’esperienza oggettuale potrebbe avverarsi mettendo in discussione le norme operative esistenti del tessuto sociale di appartenenza (Lo Stato).

Dissociazione sociale oggi

Le norme operative esistenti che escludono dalla partecipazione attiva della politica i cittadini, creano la condizione per uno stato sociale in linea di forte contesa tra la soddisfazione di bisogni puramente individuali e quelli collettivi. Ne consegue la rottura e l’indebolimento del sistema di partecipazione solidale al miglioramento delle condizioni esistenti delle masse a favore di un ristretto numero di interessi capitali nazionali e internazionali. La democrazia da partecipativa si trasforma in democrazia del volubile, del verbale, del raccontato in tv e nei Social Network, astrae dai reali bisogni dei cittadini sempre più assoggettati alle dispute politiche infinite dei partiti politici e dei loro rappresentanti.

Gianni Tammone

Riferimenti

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